THE END AND THE BEGINNING


1° PARTE
NEO-TOKYO 3
Era trascorsa una settimana e mezzo da quando Russel MaCoy aveva rapito e cercato di condizionare i tre piloti della Nerv, e alla fine era rimasto ucciso.
Ora a Neo-Tokyo 3 regnava una calma assoluta, gli Angeli avevano smesso da parecchio tempo ormai di comparire.
I tre nuovi arrivi, Giovanni, Jean-Luc e Tang-Po avevano cominciato ad inserirsi nell’ambiente della Nerv, Misato era stata dimessa dall’ospedale e a parte qualche leggera fitta al ventre, stava bene. Ci sarebbe voluta comunque un'altra settimana perché potesse tornare a lavoro.
Sulla città era scesa una tranquillità quasi irreale.
Nell’appartamento di Misato, Shinji e Asuka si stavano preparando per andare a scuola ed erano in attesa che passassero da loro i tre nuovi piloti.
“Forza Shinji! Ormai saranno qui a momenti! Sei pronto?” chiedeva ad alta voce Asuka per farsi sentire da Shinji che era ancora in camera sua.
“Si. Arrivo” rispose Shinji mentre si allacciava le scarpe.
Il ragazzo era molto felice, perché ora che finalmente aveva trovato una persona a cui affidare i suoi sentimenti, si sentiva carico di energie, pronto ad affrontare ogni sfida.
“Però” pensava “è proprio vero che essere innamorati ti da la carica”.
“Shinji, ti vuoi muovere si o no?” gridava Asuka.
Shinji uscì dalla sua stanza e andò dalla ragazza: anche se si erano messi insieme, il comportamento di Asuka sembrava non essere cambiato molto, era rimasta la ragazza capricciosa e irascibile di sempre.
Ma era solo apparenza, semplicemente Asuka non poteva abbandonare in un attimo un atteggiamento che aveva tenuto per anni. Ma a Shinji lei piaceva cosi. In realtà ogni volta che parlavano, c’era qualcosa nel tono di voce della ragazza che faceva intuire i sentimenti che provava verso Shinji.
E poi Asuka voleva sempre camminare mano nella mano con lui, mentre in passato l’avrebbe fatto solo con Kaji.
Shinji si ricordò che quando Toji e Kensuke se ne accorsero la prima volta, la presero in giro dicendo che si comportavano come marito e moglie. Asuka non se la prese, anzi affermò spavalda che lei e Shinji stavano davvero insieme, e che il ragazzo era mille volte meglio di loro due.
Come risultato, ottenne di far restare a bocca aperta i due, che sussurravano: “Incredibile! Il demone rosso si è fidanzato col nostro Shinji!”
I due corsero subito da Shinji a chiedergli se era vero, e Shinji, arrossendo e con un sorriso imbarazzato, rispose di si.
Toji esclamò: “Mio Dio Shinji! Devi essere impazzito a scegliere quella ragazza! Ti renderà la vita impossibile!”
“Può darsi” rispose Shinji con un leggero sorriso “ma intanto io piaccio a lei e lei piace a me”.
“Devi avere avuto molti problemi” affermò sconsolato Kensuke “per ripiegare sul demone rosso”.
“No, no, non ho avuti problemi” disse Shinji un po’ imbarazzato.
“Comunque” continuò Kensuke “se hai scelto cosi, non possiamo che augurarti buona fortuna. E inoltre…” Kensuke si interruppe.
“E inoltre cosa?” disse Shinji leggermente insospettito da quella interruzione.
Kensuke e Toji si guardarono in silenzio negli occhi, e si lanciarono di scatto su Shinji, lo afferrarono ciascuno per un braccio, lo sollevarono e dissero insieme: “E inoltre non puoi cominciare una relazione con una ragazza senza aver prima festeggiato! Perciò andiamo al bar!”
“C-come al bar?! Ma che dite!?” chiese Shinji incredulo.
Ma i due ragazzi non lo stavano a sentire, canticchiavano allegramente: “Andiam andiam, andiamo a festeggiar” e sempre tenendolo sollevato per le braccia lo trasportarono in un bar li vicino.
Fecero una scorpacciata di coca cola ed aranciata, e il povero Shinji fu costretto a pagare il conto.
Ma non si lamentò mai, sapeva che i suoi due amici lo avevano fatto per scherzo (infatti dopo gli restituirono i soldi) e che in fondo erano contenti per lui.

“Eccoti finalmente” disse Asuka vedendolo arrivare e interrompendo i pensieri del ragazzo.
“Scusa se ci ho messo tutto questo tempo. Però, dato che non sono ancora arrivati, non ti ho fatto fare una figuraccia con nessuno” disse Shinji sorridendo.
Stettero per alcuni secondi in silenzio, guardandosi. Poi Asuka disse con tono incredulo: “Beh?!”
“Beh cosa?” le chiese Shinji.
“Come beh cosa? Ma dico, non saluti come si deve la tua ragazza? Cosa aspetti a baciarmi?”
Shinji si mise a ridere leggermente, pensando che Asuka aveva ragione, ma lui non si era ancora abituato al fidanzamento con lei. Tante volte, vedendola il mattino mentre lo aspettava per andare a scuola, gli era venuta la voglia di baciarla. Ma il pensiero della terribile reazione di Asuka lo bloccava sempre. Adesso però era la stessa ragazza a volerlo.
Shinji si avvicinò ad Asuka e la baciò dolcemente sulla guancia.
Asuka sorrise e disse: “Adesso andiamo meglio”.
“Oh, che tenerezza” disse maliziosamente una voce femminile dietro di loro.
Shinji e Asuka si voltarono: Misato li guardava con un’espressione allegra.
“Signorina Misato!” esclamò Shinji un po’ imbarazzato.
Ancora non si era abituato al essere fidanzato con Asuka, figuriamoci alle battute di Misato.
“Siete davvero una bella coppia. Ah, mi ricorda la mia perduta giovinezza” disse Misato con una finta malinconia.
Shinji, cercando di cambiare argomento: “Sta bene adesso?”
“E’ inutile che cerchi di cambiare discorso, mio caro. Questa domanda andava bene quando stavano per dimettermi dall’ospedale. Ora sono a posto. E sono felice che anche voi siate a posto adesso. Ce ne voluto però!”
“S-sa com’è…” sussurrò Shinji.
“Oh, lasciala perdere. L’importante è che adesso noi due stiamo insieme” disse Asuka, che lo strinse per un braccio, lo baciò sulla guancia, facendolo arrossire, poi aprì la porta e lo portò fuori dall’appartamento.
“Ti porto lontano da quella pettegola” disse sorridendo Asuka, che chiuse la porta mentre Misato si raccomandava che facessero attenzione.
Quando la porta si chiuse, Misato si avviò in cucina.
“Si vede che Shinji è cotto e stracotto. Oggi era il suo turno di preparare la colazione, ma i sentimenti per Asuka l’hanno talmente preso che se ne è dimenticato. Ma anche Asuka sembra una persona diversa. Si è finalmente liberata dal peso del passato che condizionava il suo futuro. Va bene, sono contenta per lei. Per tutti e due. Ora vediamo di prepararci una buona colazione. Sakè e brodo al tonno, si va!”

Shinji e Asuka scesero per le scale e andarono al parcheggio sotto il loro condominio ad attendere i loro tre nuovi compagni.
Si sedettero su una panchina sotto un albero. Asuka teneva per un braccio Shinji, e aveva appoggiato la testa sulla sua spalla, con un espressione dolcissima, come se fosse la persona più felice del mondo.
Anche Shinji era felice. Quando conobbe Asuka per la prima volta, rimase subito impressionato dal suo atteggiamento fiero e deciso. Ma all’inizio credeva che Asuka fosse solo una persona molto arrogante, e la trovava antipatica. Ci volle del tempo prima che capisse che anche Asuka aveva dei sentimenti, e che in realtà, sotto la sua corazza, era una ragazza fragile e dolce, bisognosa di affetto.
Proprio come lui.
Sentirono dei passi provenire dalla loro destra.
“Finalmente” disse Asuka alzando lo sguardo” perché ci avete messo tutto questo tempo?”
Giovanni e Jean-Luc erano arrivati.
“Scusa, ma abbiamo avuto un contrattempo” spiegò Giovanni.
“Dov’è Tang-Po?” chiese Shinji.
“Era lui il contrattempo, mon ami” disse ironico Jean-Luc.
“Non è venuto?” chiese Asuka.
“Ha fatto di nuovo filone. Siamo arrivati tardi perché fino all’ultimo abbiamo cercato di convincerlo a venire a scuola, ma lui si è defilato in un attimo. Pretendere che vada tutti i giorni a scuola è troppo per lui. E’ già tanto se si presenta alla base per i test di sincronia. E’ fatto cosi” disse sorridendo l’italiano.
Giovanni si era conquistato in breve tempo la simpatia di Asuka e Shinji, un po’ meno Jean-Luc, che si dava troppe arie. Ma in compenso era diventato il ragazzo più corteggiato di tutta la scuola.
Ogni ragazza che lo incontrava, restava folgorata dai suoi modi raffinati e dalla sua aria aristocratica.
Tang-Po invece era evitato da tutti, ne lui cercava di fare amicizia con gli altri.
I quattro ragazzi si avviarono a scuola.

Arrivati a scuola, il professore si lamentò del fatto che Tang-Po, nonostante fosse stato trasferito li da più di una settimana, non si presentava mai alle lezioni.
Persino il primo giorno, giusto il tempo di farsi vedere dagli altri ragazzi, e poi scappò durante l’intervallo tra la prima e la seconda ora.
Nella pausa per il pranzo, Jean-Luc si ritrovò, come ormai d’abitudine, circondato da tutte le ragazze della classe, che con toni da svampita gli chiedevano cose tipo: “Ma davvero provieni da una famiglia nobile?” oppure “Com’è Parigi? E la torre Eiffel?”
Jean-Luc ci godeva, e rispondeva sempre con frasi in francese, dette in modo da impressionare le ascoltatrici, che poi traduceva.
Le ragazze andavano in estasi, i ragazzi invece lo fissavano con occhi di fuoco.
Giovanni chiacchierava allegramente con Toji e Kensuke, la capoclasse invece parlava con Asuka del suo rapporto con Shinji.
Solo Shinji si era estraniato da ogni discussione, perché era preoccupato.
Preoccupato per Rei Ayanami.
La ragazza era assente da tre giorni ormai.
Il giorno precedente aveva chiesto alla dottoressa Ritsuko Akagi se per caso Rei fosse impegnata in qualche cosa alla base.
La dottoressa gli rispose che Rei non si era fatta vedere neanche lì, ma non perché era sparita. Il comandante Ikari aveva mandato degli uomini a controllare il suo appartamento. E la ragazza era la.
Non si era mai mossa da quel luogo. Ma quando le chiesero il perché, lei non rispose.
Comunque Gendo fu insospettito da quel comportamento, ordinò ai suoi uomini di non insistere, e di lasciarla pure in quel vecchio appartamento, se non voleva uscire.
Ritsuko aveva pensato di andare a trovarla con Misato, ma quando Shinji chiese di Rei, decise che sarebbe stato meglio per la ragazza se fossero andati a casa sua dei ragazzi come lei.
Shinji si mostrò d’accordo e decise che se Rei fosse mancata anche il giorno successivo sarebbero andati a trovarla lui, Asuka, Toji, Kensuke, Hikari e i nuovi piloti.
Ora il terzo giorno era passato, Rei non si era presentata, quindi dovevano andare.
Ma per Shinji non era certo un disturbo, al contrario.
Anche se amava Asuka, Rei occupava comunque un posto speciale nel suo cuore.
Quando l’intervallo stava per finire, Shinji chiamò i ragazzi intorno al suo banco e fece la proposta.
“Per me va bene” disse Giovanni “se qualcuno ha bisogno di aiuto, sono ben lieto di darlo”.
“Però, abbiamo un altruista qui” scherzò Toji.
“Guarda che lo sei anche tu” gli fece notare Kensuke.
“Ayanami è una brava ragazza, in quanto tale dobbiamo aiutarla se ha bisogno. Io ci sto” disse Hikari.
“Anch’io. E magari potrei anche fare colpo su di lei” disse ironico Jean-Luc.
“Bah. Pure io ci sto. Ma perché ti interessa tanto andare da Rei?” chiese Asuka un po’ indispettita.
“Siamo gelosi eh?” la stuzzicarono Toji e Kensuke.
“Silenzio, stupidi!”
“Visto che siamo tutti d’accordo, andremo oggi pomeriggio” concluse Shinji.

QUARTIER GENERALE DELLA NERV/SALA RIUNIONI
L’enorme sala era immersa nell’oscurità, l’unica luce proveniva dal pavimento e sopra di essa vi erano Gendo Ikari, seduto davanti ad una scrivania, e Kozo Fuyutsuki, in piedi alla sua destra.
Improvvisamente i due uomini furono circondati da dodici monoliti neri, che erano sollevati da terra. Su quelli strani oggetti vi era delle scritte luminose di colore rosso, l’una sopra l’altra, che permettevano di individuarli.
La prima scritta diceva “SEELE”, e sotto di essa vi erano un numero e la scritta “SOUND ONLY”.
“Allora Ikari” esordì la voce di Keel Lorenz proveniente dal monolito 01 “per quale motivo hai deciso di convocarci tutti?”
“Il motivo per cui mi sono rivolto direttamente a voi, e non alla Commissione, è molto chiaro: temo che stia per avverarsi ciò che è scritto nel segmento R2 dei Rotoli del Mar Morto” spiegò Gendo.
“Ne sei sicuro?” chiese il monolito 04.
“Pur non avendo prove precise, ho il forte sospetto che sia cosi”.
“Non possiamo prendere decisioni se non abbiamo la certezza assoluta che stia veramente per accadere” affermò il monolito 09.
“Non lo dico per offendervi” disse Gendo assumendo la sua tipica posa “ma credo che anche voi abbiate il sospetto che stia per accadere. Solo che temete a tal punto ciò, che preferite non guardare in faccia la realtà. Anche quando realizzaste il Progetto per il Perfezionamento dell’Uomo, lo organizzaste nella speranza che gli Angeli non si facessero mai più rivedere, nonostante fosse scritto chiaramente nelle pergamene”.
“Attento alle tue parole Ikari. Allora potevamo anche sperare che gli Angeli non ricomparissero mai, ma proprio perché era scritto ci preparammo lo stesso. Qui è diverso. Per affrontare quel momento avremmo dovuto utilizzare tutte le nostre risorse, ma siccome non era sicuro che avvenisse, non era sbagliato sperare. E non lo è neanche adesso” disse Lorenz.
“Vi dico che sta per avvenire, purtroppo” affermò Gendo.
“Trova delle prove sicure, e poi convocaci di nuovo” disse il monolito 05.
“Potrebbe essere troppo tardi” ribatte Gendo.
“Non possiamo utilizzare tutti i nostri mezzi senza avere certezze” spiegò il monolito 07.
“Vada come vada, vi chiedo di affidare a me il controllo della situazione. Voglio essere autorizzato a fare tutto ciò che sarà necessario” disse il comandante.
“Cosa intendi dire?” chiese il monolito 11.
“Se la situazione dovesse peggiorare, per salvare il salvabile, bisognerà usare l’estrema risorsa” spiegò seccamente Gendo.
“Intendi l’auto-distruzione?” chiese sbalordito Lorenz.
“Esatto”.
“Un azione del genere farebbe fallire il progetto che abbiamo accuratamente ideato e coltivato in tutti questi anni. Non puoi farlo!” lo rimproverò Lorenz.
“Io voglio il perfezionamento quanto voi, ma nessuno qui vuole lo sterminio dell’umanità mi pare. Io farò il possibile per salvaguardare il Progetto Per il Perfezionamento, ma se davvero dovesse arrivare quella cosa, almeno in questo modo il genere umano non evolverebbe, ma sarebbe salvo lo stesso. Invece se non interveniamo sarà davvero la fine per tutti”.
Dopo qualche attimo di silenzio, Lorenz disse: “Va bene. Comunque spero che i tuoi siano solo sospetti. E spero anche che tu non ti faccia ossessionare da essi, e non commetta atti sbagliati”.
“Non l’ho mai fatto”.
Nessuno dei monoliti rispose, ma proprio come erano apparsi, scomparirono all’improvviso.
Fuyutsuki e Gendo rimasero in silenzio per qualche attimo.
“Che idioti” esordì Fuyutsuki “i problemi vanno affrontati subito, e loro pensano di evitarli facendo finta di niente”.
“I vecchi della Seele sono bravi solo a dare ordini. Cosa ti aspettavi?” disse ironico Gendo.
“Comunque hanno ragione su un punto: non hai prove, solo dei sospetti”.
“Ritengo questi sospetti giusti”.
Gendo ricordò cosa diceva il segmento R2: ”Se un giorno qualche estraneo verrà ad ostacolare il tuo operato, sappi che è solo un servo e che questo è solo il preludio: infatti precede colui che è temuto da sempre. Non lasciarti ingannare dall’apparente calma: egli è sempre preceduto ed è sempre seguito dalla calma e dal silenzio. Abbine paura, ogni forma e ogni nome può assumere, tutti diversi e sconosciuti, ma tutti lo conoscono. Però nessuno saprà se e quando egli verrà”.
“Tu ritieni che quella specie di profezia si sia avverata?” chiese Fuyutsuki.
“Si. Russel MaCoy poteva benissimo essere l’estraneo che cercherà di ostacolare l’operato della Nerv. Il fatto che lavorasse per qualcuno, fa prevedere che dovremo vedercela anche con il suo o i suoi emissari. E poi il lungo periodo di calma che stiamo vivendo adesso, si può intendere come la calma che precede la tempesta”.
“Interessante. Ma sono solo sospetti”.
“Confermati dall’atteggiamento di Rei”.
“Che intendi dire?”
“Sai bene che Rei è una ragazza… particolare. E il suo strano comportamento di questi giorni è dovuto ad un sentimento preciso. Una sensazione di cui lei non sa spiegarsi il motivo, ma che ha in comune con gli Angeli e che è anche il motivo per cui si stanno tenendo lontani da qui in questo periodo”.
“Di che sentimento stai parlando?”
“La paura!”
2° PARTE

Il sole del pomeriggio aveva diffuso una luce morbida su tutto l’ambiente.
Nelle strade vi era un silenzio totale da parte delle creazioni dell’uomo, solo ogni tanto si udiva il rumore di qualche macchina lontana, che spariva rapidamente.
Il verso delle cicale era molto penetrante.
“Però” disse Toji “in questi ultimi giorni in città c’è una calma davvero incredibile. Sembra che tutto sia caduto in una specie di torpore”.
“Già, e la cosa non mi entusiasma molto” disse Kensuke con voce sconsolata “E’ da troppo tempo che la mia videocamera è inattiva. Sob”.
I due ragazzi si stavano dirigendo, insieme a Shinji, Asuka, Hikari, Giovanni e Jean-Luc, verso la casa di Rei, situata in prefabbricati che stavano demolendo.
“Come farà Ayanami a vivere tutta sola in un luogo simile?” si chiedeva Hikari.
“Comunque” si inserì Jean-Luc “Non potrà restarci per molto. Mademoiselle Ritsuko mi ha spiegato che in questi palazzi ci abitavano gli operai che stavano costruendo cette ville. Erano quindi costruzioni temporanee, per questo le stanno demolendo”.
“Ma allora, perché Ayanami è venuta qui?” si chiese Kensuke.
“Non posso credere che l’abbia voluto lei” disse la capoclasse.
Shinji pensava che quasi sicuramente era stata in realtà una decisione di suo padre. Un'altra delle sue misteriosi decisioni.
“Che ci vuoi fare! Quella ragazza è una tipa veramente strana!” disse seccamente Asuka.
“Asuka, ti prego” disse Shinji guardandola “Sai bene che Ayanami non è affatto strana. Semplicemente non ha nessuno che le stia veramente vicino. Anche noi, la vediamo a scuola, alla base, possiamo passarci qualche momento insieme, ma poi torniamo a casa nostra e la lasciamo sola. Potremmo pure invitarla a stare da noi per un po’”.
“Che?! Ma cosa stai dicendo? Se la First si sentiva sola, perché non l’ha chiesto lei di poter stare un po’ da noi? Per me quella ragazza si diverte a fare la preziosa!”
“Non dire cosi. Ayanami non fa affatto la preziosa. Io credo che il suo comportamento sia dovuto al fatto che si senta insignificante, priva di valore, vuota” le rispose Shinji, che in quel momento si ricordò anche le parole dettegli da Rei qualche giorno prima, quando tornavano dalla base dopo aver conosciuto i nuovi piloti.

Shinji: “ Tu non sei vuota”.
Rei: “Crederlo è bello, ma quando mi guardo allo specchio è questa l’impressione che ho di me stessa”.

“Ti sei fatto incantare dalla sua espressione da angioletto a quanto pare!” commentò leggermente adirata Asuka.
Shinji non rispose, ma all’improvviso accelerò il passo, distanziando gli altri.
Asuka lo fissò sorpresa, mentre gli altri si erano chiusi nel loro silenzio e guardavano da un'altra parte.
Quando Shinji era a circa una decina di metri dal gruppo, Giovanni gli corse dietro e si affiancò a lui sulla sinistra.
“Te la sei presa, vero?” chiese l’italiano a Shinji.
Shinji: “Un po’ si. Io amo Asuka, ma certe volte non riesco proprio a mandare giù alcuni suoi comportamenti”.
“Non te la devi prendere. Quella ragazza ha detto cosi perché è gelosa . E’ questo uno degli aspetti negativi dell’amore. Quando ti leghi ad una persona gli doni il tuo cuore, i tuoi sentimenti, gli affidi quella parte di noi che rende gli esseri umani creature uniche. Ed è per questo che quando vedi la persona che ami interessarsi ad un altro, temi che ti lasci e cosi facendo distrugga ciò che gli hai affidato. Quindi si reagisce, in svariati modi, per impedire che avvenga”.
“Ma io sono preoccupato per Rei in quanto è una mia carissima amica”.
“Credo che Asuka sia ancora inesperta in fatto di relazioni amorose, non ne conosce le conseguenze, e non è preparata contro le insidie della gelosia. Insomma non sa se e quando bisogna davvero preoccuparsi”.
“Questo è vero. Non molto tempo fa ebbe la sua prima esperienza sentimentale, ma fu troppo breve perché le permettesse di conoscere i molteplici aspetti di un legame amoroso”.
“Anche tu, comunque, non hai molta esperienza in queste cose. L’ho notato dal fatto che non ti sei accorto che quella ragazza ha parlato cosi non perché odia Rei, ma perché non vuole perderti. Se lo avessi fatto, l’avresti rimproverata bonariamente, non te la saresti presa cosi”.
Shinji e Giovanni restarono in silenzio e camminarono sempre in avanti, quando, silenziosissima, Asuka si affiancò a Shinji dall’altro lato.
Giovanni rapidamente retrocedette.
Asuka teneva lo sguardo basso.
Shinji non la guardava.
“Scusami” disse Asuka con un filo di voce.
“Ti chiedo scusa anch’io” disse Shinji.
I due si presero per mano.
Gli altri li fissavano da dietro.
“Cosa gli hai detto?” chiese Hikari a Giovanni.
“Niente di importante” rispose il ragazzo con un sorriso.
“Ho notato che non ti piace vedere due innamorati litigare, mon ami” disse Jean-Luc a Giovanni restando alle sue spalle.
“Due persone che si amano non dovrebbero mai separarsi” rispose Giovanni.

Dopo una decina di minuti arrivarono davanti all’appartamento di Rei.
Dall’interno non proveniva nessun rumore.
“Forse sta dormendo” disse Jean-Luc.
“Ora che si fa?” chiese Hikari.
“Suonare il campanello è inutile. Non funziona mai. Bussiamo” propose Shinji.
“Ci penso io, adesso vi farò vedere il mio tocco delicato e nello stesso tempo deciso” affermò spavaldo Toji.
Picchiò cinque volte contro la porta con forza, come se dovesse abbatterla.
Gli altri lo fissavano con un’espressione allibita, che sembrava dire: “Alla faccia del tocco delicato e nello stesso tempo deciso!”
Passata una ventina di secondi durante i quali non successe niente, Shinji decise di entrare direttamente, perché sapeva che Ayanami non chiudeva mai a chiave la porta.
Ma la porta stavolta era chiusa a chiave.
Shinji rimase sorpreso.
“E se fosse uscita?” domandò Kensuke.
“Per andare dove? A scuola non si è vista, all’uscita ho telefonato alla signorina Ritsuko per sapere se fosse andata al Quartier Generale. E mi ha risposto che li Ayanami non c’era. Quindi l’unica conclusione possibile è che sia a casa” gli rispose Shinji, sul cui volto si notava una certa preoccupazione.
“Magari è andata a fare una passeggiata” disse Giovanni.
“Lo escludo. Ayanami non è il tipo di persona che fa passeggiate. Tutto il suo tempo lo trascorre a scuola e alla base”.
“Riproviamo a bussare, stavolta chiamandola per nome” propose Hikari.
“C’è di nuovo da bussare? Fate largo a me!” disse Toji, ma Asuka lo bloccò mettendogli un braccio davanti e dicendogli: “Scordatelo! Se è in casa, il tuo bussare le avrà fatto prendere un colpo. Forse per questo non apre”.
“Ma come ti permetti?” ringhiò Toji.
Asuka ridacchiò.
Furono Shinji e Giovanni a bussare, mentre il primo gridò: “Ayanami, ci sei? Siamo noi. Siamo venuti a trovarti”.
Ancora nessun rumore proveniva dall’interno dell’appartamento.
“Niente. Forse è davvero uscita” disse sconsolato Shinji.
Asuka: “Se non abbiamo niente da fare, allora possiamo andarcene”.
I ragazzi stavano per andarsene, fecero pochi metri, Hikari era l’ultima, e fu proprio lei a sentire un piccolo scatto metallico provenire dalla porta.
Hikari si voltò e vide la porta aprirsi leggermente. Dallo spiraglio aperto tra la porta e la parete, una ragazza dal colorito pallido e con gli occhi rossi si affacciò timidamente.
“Ayanami!” gridò la capoclasse.
Gli altri si voltarono sorpresi, Asuka disse: “Ma allora ci sei!”
Rei ebbe uno scatto, come se avesse voluto chiudere la porta quando si accorsero di lei.
“Ayanami, aspetta!” disse Shinji, che le andò incontro.
“Ayanami, perché non hai risposto prima?”
“E-e-cco io…” balbettò Rei.
“Cosa c’è? Non stai bene?”
Rei tentennava come se non sapesse trovare le parole, ma ci pensò Asuka a rompere gli indugi, che senza farsi molti problemi, spinse con forza la porta e la spalancò, facendo indietreggiare Rei.
“Ma ti sembra questo il modo di fare? Noi ci preoccupiamo per te e tu non ci rispondi nemmeno?”
Rei la fissava in silenzio, sembrava che non sapesse come esprimersi, mentre Shinji notò che Asuka aveva usato il noi: da quando in qua Asuka si preoccupava per Rei, che tante volte aveva apostrofato in malo modo?
Vedendo la porta spalancata, Giovanni si fece coraggio e disse: “Beh, ora che sappiamo che è in casa, direi che possiamo entrare. Si può?”
“S-si” rispose Rei.
I ragazzi entrarono, l’ultimo fu Jean-Luc, che nel chiudere la porta, ebbe la netta sensazione che Rei avesse paura di qualcuno.
O di qualcosa.

Intanto, in una zona periferica della città posta lontano da quella in cui si trovavano Rei e gli altri, Tang-Po stava camminando.
Non gli sembrava granché Neo-Tokyo 3, una città troppo “pulita” per i suoi gusti.
Nei sobborghi si trovava meglio, li dove c’erano vecchi edifici in legno e in cemento, al posto degli scintillanti palazzi in metallo della città nuova.
Tuttavia, non c’era paragone con il borgo dove era vissuto per ben tredici anni, un luogo duro, dove nessuno ti da niente, dove deve spaccarti la schiena fino a tarda notte per ottenere un po’ di riso.
A Tang-Po la vita non aveva dato nulla, solo amarezza, rancore e rabbia.
Non sapeva chi fosse il padre, perché la madre era una prostituta che lo ebbe con chissà quale uomo.
Inoltre la madre stessa, quando Tang-Po aveva solo quattro anni, lo vendette per un po’ di cibo ad uno dei capibanda del posto.
Furono anni orrendi, il capobanda insegnò al ragazzo ogni genere di attività criminale, quando compiva un furto, non gli lasciava mai niente, era già tanto se gli dava un posto dove dormire e da mangiare.
E se sbagliava qualcosa, lo picchiava selvaggiamente. E fu cosi che imparò le arti marziali, memorizzando i colpi che gli infliggeva il capobanda. E siccome Tang-Po le arti marziali le conosceva benissimo, doveva averlo picchiato molte volte.
Per questi motivi Tang-Po odiava tutto e tutti, e anche i suoi due compagni: Jean-Luc con i suoi modi raffinati pareva una femminuccia ad uno come lui che aveva conosciuto solo persone forti e crudeli, mentre Giovanni, che cercava sempre il bene in ogni persona, gli sembrava un illuso.
Negli esseri umani non esisteva il bene, erano solo un mucchio di spazzatura.
“Però” gli disse una vocina “se negli uomini non esiste il bene, perché hai aiutato i tre piloti della Nerv?”
“Silenzio” ringhiò a bassa voce il ragazzo “l’ho fatto solo perché avevo un conto in sospeso con gli uomini in nero. E basta!”
“Bugiardo. L’hai fatto per altruismo” affermò la vocina.
“Silenzio! Ho detto silenzio! Cazzo!”

“No! Aiuto!” si sentì una voce femminile che distrasse Tang-Po dai suoi pensieri.
Si girò per vedere da dove arrivava la voce: proveniva da un vicolo sulla destra del ragazzo.
Incuriosito Tang-Po si avvicinò per vedere che succedeva.
Il grido d’aiuto era stato mandato da una ragazza di circa quattordici anni, molto carina, con i capelli biondi lunghi, vestita con una minigonna e una maglietta bianca.
Alcuni ragazzi, quattro in tutto, le avevano preso lo zaino e si divertivano a lanciarselo tra loro, mentre la ragazza disperata cercava di prenderlo.
Sdraiato per terra c’era un altro ragazzo, pieno di lividi, che cercava di alzarsi, ma un quinto teppista lo bloccava a terra mettendogli un piede sul petto.
Doveva essere il fidanzato della ragazza che aveva cercato inutilmente di proteggerla.
Tang-Po capì perché avesse gridato aiuto, e vide anche che ogni volta che la ragazza si avvicinava ad uno di quei tipi, questi cercava di alzarle la minigonna. Anzi tentava persino di abbassarle le mutandine.
Certo Tang-Po non rimase turbato da quello spettacolo, lui era abituato a cose peggiori, e decise di andarsene. D’altronde la colpa era solo della ragazza: lo sanno tutti che nei sobborghi di ogni città si trovano i tipi peggiori, e lei ci va vestita in quel modo. Un invito a nozze!
La ragazza intanto gridava: “No, smettetela!” Aveva le lacrime agli occhi.
“Ah no! Se rivuoi il tuo zaino, devi venire con noi” disse ridendo uno dei ragazzi.
“Si, ma non preoccuparti, siamo bravi ragazzi” disse un altro sempre ridendo.
Uno dei ragazzi lanciò lo zaino troppo in alto, il suo compagno non riuscì a prenderlo e lo fece cadere a terra.
La ragazza si lanciò contro lo zaino sperando di poterlo prendere, ma uno dei quattro ragazzi la bloccò prendendola per una spalla.
“Perché tutta questa fretta? Vuoi già lasciarci?”
La ragazza ormai tratteneva a malapena le lacrime.
Il ragazzo che aveva mancato prima la presa, andò a prendere lo zaino per ricominciare il giochetto.
Ma non appena mise la mano sullo zaino, un piede gliela schiacciò.
“Ahhh! Ma che diavolo…” esclamò il ragazzo, che cercava di liberarsi la mano, ma inutilmente.
Anche gli altri quattro ragazzi si erano fermati a vedere la scena, impietriti.
Tang-Po diede un calcio al ragazzo chinato, facendolo cadere per terra.
Prese lo zaino e lo lanciò alla ragazza, che si riprese dallo stupore giusto in tempo per afferrarlo.
“Prendi quello zaino e vattene” disse Tang-Po con tono scocciato.
La ragazza non se lo fece dire due volte, e corse via insieme al suo ragazzo, che approfittando dello stupore di quello che lo bloccava a terra, si era liberato.
Anche Tang-Po fece per andarsene, ma i quattro ragazzi lo circondarono, gridandogli: “Ehi stronzo, dove credi di andare?”
Tang-Po si sentiva fremere, gli succedeva sempre quando stava per combattere.
“Passiamo al sodo” disse sicuro di se.
Il teppista che aveva davanti provò a colpirlo con un pugno, ma Tang-Po lo schivò e lo colpì in due/tre secondi con una raffica di pugni al petto, facendolo cadere a terra.
Gli altri tre gli misero le mani addosso, ma il ragazzo con tre calci allo stomaco in rapidissima successione, li mise al tappeto.
Vedendo che non si rialzavano sputò su di loro dicendo: “Mezze calzette! Dalle mie parti questo sarebbe stato solo un piccolo riscaldamento”.
Tang-Po uscì dal vicolo, nessuno sembrava aver fatto caso a quello che era successo.
Mentre si avviava verso casa, la ragazza di prima gli si avvicinò: “Grazie! Grazie mille!” diceva con entusiasmo.
“Ti ringrazio anch’io” disse il suo ragazzo.
“Sentite voi due” tagliò corto Tang-Po “l’ho fatto solo perché non avevo niente di meglio da fare” e se ne andò.
I due ragazzi rimasero in silenzio a guardarlo mentre si allontanava.
“Perché hai risposto cosi?” disse di nuovo quella vocina al ragazzo “Perché vuoi negare che l’hai fatto per altruismo?”
“Ho detto che devi fare SILENZIO!” ringhiò Tang-Po.

Nell’appartamento di Rei, i suoi ospiti cercavano di capire il perché del suo comportamento.
La ragazza era sempre rimasta dentro, in quei tre giorni non era mai uscita.
Anche la cucina era vuota, Rei non sapeva cucinare ma poteva benissimo prendere del cibo precotto. E invece non aveva fatto neanche questo. Sembrava davvero che fosse rimasta a digiuno per tutto quel tempo. Solo la presenza di qualche bicchiere di plastica sul lavello, faceva intuire che almeno avesse bevuto dell’acqua.
Rei si era seduta sul letto, teneva lo sguardo basso, Shinji e Hikari le stavano affianco, ciascuno su un lato, mentre Asuka e Giovanni la scrutavano stando in piedi.
Toji e Kensuke osservavano la camera di Rei, una camera spoglia, con un mobilio vecchio e ridotto all’essenziale, chiedendosi come poteva una ragazza vivere cosi.
Anche Jean-Luc osservava la stanza, pensando che una ragazza bella come Ayanami meritasse di vivere minimo in un castello come quello delle fiabe, non in una stamberga come questa.
“Ayanami” esordì Shinji “perché hai finto di non essere in casa?”
“I-io non ho finto” rispose Rei con voce tremante “io volevo rispondere, ma… ma…”
“Ma cosa?”
“Ma quello è la fuori, e temevo che potesse prendermi”.
“Chi? Chi è quello?” chiese Shinji sempre più preoccupato. Forse Ayanami era stata presa di mira da qualche maniaco.
“N-non lo so! Non so chi sia, ma…”
“Cerca di essere più precisa” le chiese Hikari anch’essa preoccupata.
“E’… è cominciato tutto quattro giorni fa. E-ero in camera mia, quando ho avvertito una presenza, non sapevo dove fosse, ma… sentivo che c’era. E voleva me. Poi provai ad addormentarmi, m-ma feci uno sogno orribile… ero circondata da… da cadaveri, l’atmosfera divenne cosi… fredda, io… io provavo tanta paura e… e…” Rei scoppiò a piangere, Shinji mise un braccio sulle spalle della ragazza per consolarla. Asuka li fissava con uno sguardo che, se da un lato mostrava una certa gelosia per quel gesto, dall’altro indicava preoccupazione per Ayanami.
In fondo Asuka non aveva motivi per odiarla. Per quale motivo avrebbe dovuto farlo? Perché sembrava una bambola? Ma ormai Asuka non era più schiava del passato e non avrebbe più permesso a dei brutti ricordi di condizionare la sua esistenza.
Allora, odiarla perché poteva rubarle Shinji? Ma Asuka sapeva che Shinji amava lei, e che si comportava gentilmente con Ayanami perché era fatto cosi, era buono e altruista. Uno dei motivi per cui aveva affidato il suo cuore a quel ragazzo.
Non c’erano più motivi per odiare Ayanami, anzi non c’erano mai stati. Il suo modo erroneo di giudicare il First Children era stato un altro dei suoi sbagli. Ora poteva rimediare.
“Secondo me, Rei è ancora scossa da quello che è successo una settimana e mezzo fa. E per questo vede pericoli dovunque. Ha bisogno di distrarsi. Vediamo un po’…”
Asuka si mise a fissare gli altri.
Il suo sguardo si posò su Giovanni, che fece un espressione interrogativa.
“Senti tu” disse Asuka con voce sicura “se non sbaglio in Italia andate matti per un gioco chiamato calcio, giusto?”
“Beh si. Certo non è praticato solo in Italia, ma da noi è lo sport per eccellenza”.
“Allora che ne diresti di organizzare una bella partitina per la First?”
“Come? Una partita?” chiese Giovanni un po’ incredulo.
“Si. Una bella partita di calcio. La vittoria sarà dedicata ad Ayanami”.
Tutti si misero a guardare Asuka, anche Rei, stupita soprattutto dal fatto che Asuka lo facesse per lei.
“Allora, cosa sono quelle facce? Dai andiamo!”
Asuka fece per avviarsi verso la porta, Toji le disse: “Davvero vuoi risollevare il morale ad Ayanami con una partita di calcio? Sei tutta matta!”
“Tu dici? Non è che invece sei un imbranato incapace di fare sport?” rispose Asuka con sarcasmo.
“Ah si?” rispose Toji irritato “Adesso ti faremo vedere noi chi è l’imbranato incapace. Kensuke, andiamo!”
Toji cominciò a spingere Kensuke verso la porta, il quale pensava: “Come al solito! Il Demone rosso riesce sempre a metterlo nel sacco”.
“Mmm… una partita di calcio? Uno sport un po’ plebeo, ma va bene” disse Jean-Luc.
Il francese si mise davanti a Rei, le prese la mano delicatamente e la baciò: “Mademoiselle Ayanami, le dedicherò la mia vittoria”.
Rei arrossì leggermente, Shinji e Hikari sorrisero, perché almeno la ragazza aveva smesso di tremare.
“Coraggio. Andiamo Ayanami” disse Shinji, che invitò la ragazza ad alzarsi.
Ma Rei ricominciò a tremare e disse: “N-no, non voglio uscire. M-mi prenderà”.
“Non preoccuparti. Nessuno ti farà del male. Ci siamo noi con te” la rassicurò Shinji.
“Infatti. Se qualcuno ti infastidisce” disse Toji facendo rumore con le nocche “lo sistemerò io!”
Rei non sembrava ancora convinta.
Allora Hikari le prese una mano e disse: “Stai tranquilla Ayanami. Una persona dovrebbe avere paura solo se è sola. E tu non lo sei. Il mondo può fare paura, è vero, ma se hai qualcuno al tuo fianco, puoi affrontarlo”.
Rei rimase pensierosa: non voleva restare sola, non voleva più essere sola. Anche prima, quando bussavano alla porta, la paura l’aveva immobilizzata, però quando sentì che stavano per andarsene vinse quella paura e andò ad aprire. Hikari aveva ragione, se hai qualcuno al tuo fianco, puoi affrontare il mondo esterno.
E poi, pensò la ragazza con un po’ di ironia, non aveva mai visto prima una partita di calcio.
“Va bene” disse la ragazza con voce serena “vengo con voi”.
“Era ora!” esclamò Asuka “Dai, alzati da quel letto” la prese per un braccio, la fece alzare e la avviò verso la porta.
Quando venne il momento di aprire la porta, Rei si irrigidì leggermente, le tornò il ricordo di quel pericolo indefinito in agguato.
Ma Shinji e Asuka la presero ciascuno in una mano per farle forza.
Rei si decise, e aprì la porta.
Il sole del pomeriggio la investì in pieno volto, socchiuse gli occhi, d’altronde stava al buio da tre giorni, ma si abituò subito. Trovò il calore del sole confortante, soprattutto dopo l’atmosfera gelida del suo appartamento.
Chiusa la porta, il gruppo di ragazzi si avviò alla ricerca di un campo abbastanza spazioso per giocare.


“Guardate. Questo mi sembra il luogo adatto”.
Giovanni indicò uno spiazzo di grandezza media, coperto da un leggero strato di erba verde.
“Perfetto. Sistemiamolo” disse Asuka.
Dopo aver preso delle pietre e averle disposte in modo che facessero da porta, si decisero i ruoli: da una parte Giovanni, Toji e Kensuke, dall’altra Shinji, Jean-Luc e Asuka. Nessuno ebbe da obbiettare sulla scelta della ragazza di giocare per timore di sue eventuali esplosioni di collera.
Hikari, dopo che Giovanni le ebbe spiegato brevemente le regole, faceva da arbitro.
La palla l’avevano presa da un negozio di articoli sportivi trovato poco prima.
Rei li guardava seduta da un lato sopra il cappotto nero di Giovanni. Glielo aveva dato per impedire che la ragazza si sporcasse per terra.
Toji si avvicinò a Giovanni e Kensuke e disse soddisfatto: “E’ fatta. La vittoria è nostra. Jean-Luc non vorrà mai sporcarsi troppo le mani e Asuka è pur sempre una ragazza, mentre il calcio è un gioco da maschi"”
”Attento” disse Giovanni “giocando a calcio può succedere di tutto”.
La partita iniziò, Toji era scatenato, travolse la difesa di Jean-Luc, che comunque come previsto sembrava non volersi impegnare molto per timore di rovinarsi il vestito, si avvicinò alla porta dove lo attendeva Shinji, stava per tirare, quando Asuka si liberò dalla marcatura di Giovanni, velocissima gli strappò la palla e come un fulmine si diresse verso la porta tenuta da Kensuke.
La ragazza tirò un destro formidabile, invano Kensuke si lanciò nel tentativo di pararla. Primo punto segnato.
“E vai cosi. Questo è solo l’inizio” gridò felicissima Asuka, che si mise a saltellare.
Rei la guardava, e cominciò a sentirsi un po’ triste nel vedere e confrontare Asuka con lei: la tedesca era cosi piena di vita, mentre lei era sempre cosi passiva. Probabilmente, pensò Rei, tutti mi evitano perché stare con me è come stare con nessuno.
Asuka improvvisamente si avvicinò a Rei, e le disse: “Questo goal lo segnato grazie a te. Mi porti fortuna! Continua cosi” e le fece il segno di vittoria.
Rei sorpresa balbettò: “D- d’accordo”.
La partita ricominciò, stavolta attaccava Giovanni, Asuka provò a fermarlo con una scivolata, Giovanni la saltò abilmente, si vedeva che era abituato a giocare a calcio, e passò a Toji: “Arriva la rivincita” ringhiò il ragazzo, che si mise davanti alla porta di Shinji e tirò. Ma Jean-Luc fermò il tiro con un piede, prese la palla e si diresse verso la porta di Kensuke, il quale si piegò in posizione di difesa.
Jean-Luc si apprestò a tirare, Kensuke capì che avrebbe calciato sulla destra, e si lanciò su quel lato.
Ma era una finta: in un secondo Jean-Luc cambiò la traiettoria del suo piede e tirò a sinistra.
Secondo punto.
Kensuke sbatte un pugno sulla terra lamentandosi: “Accidenti! Me la fatta!”
“Ma insomma, cosa c’è?! Hai i piedi e le mani bucati?!” lo rimproverò Toji.
Kensuke non lo ascoltò, ma si rialzò con un espressione decisa, molto determinata: “Adesso vi farò vedere” disse.
Il gioco ricominciò: Giovanni in avanti, evitò Jean-Luc e si diresse verso la porta, ma Asuka si pose davanti a lui e lo marcò in maniera impeccabile.
Non riuscendo a passare Giovanni gridò: “A te Toji!” e la passò all’indietro verso il suo compagno.
Toji prese la palla, non vedeva l’ora di passare all’attacco, ma Jean-Luc gliela prese da dietro e corse verso la porta di Kensuke.
Toji rimase a bocca aperta per la velocità del francese.
Jean-Luc arrivò davanti alla porta e tirò, Kensuke questa volta la parò, ma anziché fermarla con le mani la respinse. E Asuka piombò come un fulmine sulla palla, la calciò e segnò il terzo goal.
“E vai!” gridò Asuka.
“Kensuke” sbottò Toji “ma è possibile che non ne fai una giusta?!”
“Adesso basta! Ora da qui non passa più niente” esclamò Kensuke con voce decisa.
Rei continuava a guardarli, quando Jean-Luc le andò incontro e le disse: “Asuka ha ragione. Lei è uno stupendo porta fortuna mademoiselle Ayanami”.
Rei di nuovo arrossì.

La partita durò due ore e si concluse quando Toji e Kensuke stramazzarono al suolo per la stanchezza.
Hikari se ne accorse e fischiò con le dita il termine del gioco.
“Basta, non ce la faccio più” disse senza fiato Kensuke.
“Non è che tu ti sia dato tanto da fare. Non ne hai parata una: trenta tiri, trenta goal” lo rimproverò ansimante Toji.
“Senti chi parla: ogni volta che andavi all’attacco, ti facevi fregare la palla. Avresti dovuto passarla di più a Giovanni, ma dicevi sempre che volevi rifarti, lui ti accontentava, te la dava e tu puntualmente la perdevi. Il povero Shinji sarà morto dalla noia”.
Infatti Shinji era l’unico a non essere sudato, aveva anche una faccia annoiata: per forza, in due ore non aveva dovuto parare neanche un tiro.
“E come se non bastasse” riprese Kensuke “proprio tu che dicevi che avremmo vinto per forza perché Asuka e quel maledetto francese non erano fatti per gli sport duri, guarda come ci hanno ridotto”.
“Ve l’avevo detto che giocando a calcio può succedere di tutto” disse sorridente, sudato, ma ancora in piedi perché abituato a tali sforzi, Giovanni.

Intanto Asuka, Shinji e Jean-Luc erano andati a festeggiare la vittoria da Rei: “Come ho detto prima, la vittoria va dedicata ad Ayanami, perciò un bel applauso per lei” disse Asuka.
Tutti cominciarono ad applaudire Rei, anche Toji, Kensuke e Giovanni, perché sapevano che questa partita l’avevano disputata per distrarre Ayanami dalla paura che l’aveva inchiodata in casa per tre giorni.
Rei rimase senza parole, tutte quelle persone che battevano le mani, che si congratulavano con lei.
La ragazza si sentiva strana, una sensazione molto profonda cominciò a prenderla, ma non era paura, era qualcosa di diverso, che la faceva sentire bene.
Era gioia, la gioia che si prova a stare con qualcuno, ad avere persone che ti vogliono bene.
Rei non era mai stata in grado di capire chi le volesse veramente bene e chi no.
Sentiva che le volevano bene Shinji, il maggiore Katsuragi, la dottoressa Akagi e anche il Second Children. Ma i loro sorrisi non bastavano a cancellare dal suo cuore la difficoltà di capire chi tenesse veramente a lei.
In fondo, anche il comandante Ikari le sorrideva spesso, ma la trattava come uno strumento.
Ora però non aveva più dubbi: loro tenevano veramente a lei, si erano veramente preoccupati per lei, la loro partita era stato un gesto di altruismo nei suoi confronti.
Il loro battere le mani era dovuto a qualcosa che proveniva dal profondo del cuore.
Rei si mise le mani sul volto, lacrime cominciarono a scendere leggermente sulle sue guance.
Con un sussurro disse commossa: “Grazie”.

3° PARTE

Si era ormai fatto sera, erano quasi le otto, Misato, in top e short, se ne stava in soggiorno sprofondata su un sedia.
In casa c’era un grande silenzio, i ragazzi non erano ancora venuti. Shinji le aveva telefonato dicendo che sarebbero rientrati tardi perché volevano accompagnare Rei a cenare in una tavola calda per non farle passare da sola la serata.
Misato si era dimostrata subito d’accordo, e ora stava coccolando un po’ Pen Pen sulle ginocchia.
Si era tolta la croce dal collo e l’aveva messo su un mobile.
“Tratto questo pinguino come se fosse il mio bambino” pensava la donna “e in parte mi piacerebbe averne uno. Ma sarei una buona madre? Non ho modelli a cui fare riferimento”.
All’improvviso suonò il campanello, Misato andò ad aprire chiedendosi chi fosse a quell’ora.
“Chi è?”
“Misato, sono io”.
“Kaji?!”
“Si. Mi faresti entrare?”
Misato aprì la porta e si ritrovò davanti Kaji col suo solito abbigliamento, camicia chiara e cravatta rossa.
“Cosa ci fai qui a quest’ora?”
“Sono venuto a trovarti”.
“Davvero?” chiese Misato sospettosa.
“Ehi, cos’è quel tono? Dopo tutti questi anni, non hai ancora imparato a fidarti di me?” chiese ironico l’uomo.
“E’ proprio perché sono stata per tanti anni con te, che ho capito di non dovermi fidare” rispose ironica la donna.
“Oh, andiamo. Posso entrare?”
“Beh, ormai ho aperto. Vieni pure”.
Kaji entrò e si accomodò su una poltrona.
Misato si sedette davanti a lui, in attesa che le dicesse qualcosa.
Ma l’uomo non parlava, sembrava assorto nei suoi pensieri.
Misato si spazientì leggermente: “Insomma, si può sapere che cosa c’è?”
“Ecco, vedi… io”
Misato rimase sorpresa nel vedere Kaji cosi titubante, aveva sempre avuto la risposta pronta e ora sembrava imbarazzato come un bambino.
“Non sarà successo qualcosa di brutto?”
“No, certo che no. E che io…”
“Ho capito” disse Misato alzandosi dalla sedia “qui le cose vanno per le lunghe. Ci vuole una birra”.
La donna andò in cucina e prese due birre in lattina dal frigorifero.
Pen Pen la fissava.
“Non preoccuparti, ecco una cosa per te” disse la donna al pinguino prendendo dal frigorifero una grossa sardina e mettendogliela in un piatto sul pavimento.
Misato tornò in soggiorno e diede una lattina a Kaji.
Si rimise seduta, aprì la lattina e cominciò a bere.
Kaji invece non aprì la sua, ma fece ad un tratto un profondo sospiro, come per prendere coraggio, e disse tutto di un fiato: “Misato, vuoi sposarmi?”
A Misato la birra andò di traverso, cominciò a tossire, prontamente Kaji si alzò e le diede delle pacche sulla schiena, rimproverandosi per aver scelto proprio quel momento. Poteva almeno aspettare che Misato avesse finito di bere.
Quando la tosse cessò, Misato chiese incredula: “Ho… ho capito bene? Tu… tu… mi hai chiesto di sposarti?”
“Si”.
Misato si sentì le gambe fremere, non riusciva a stare seduta, si mise in piedi e si pose davanti a Kaji.
“Ma sei sicuro di quello che dici Kaji?”
“Io… si Misato. Sono sicuro. Non voglio più aspettare”.
“Ma… ma rifletti…”
“Su cosa? Se per caso tu sei la donna che fa per me? Lo sei, io ti amo, ti amo con tutto il cuore. L’intenzione di sposarti ce l’ho da parecchio tempo, ma rimandavo sempre. Ma quando ho saputo che ti avevano sparato, mi sono sentito morire. Adesso però quell’incidente mi ha fatto capire, ho capito che non devo più attendere. Guarda”.
Kaji parlava con tono alquanto eccitato, come se cercasse di vincere una specie di timidezza, e prese dalla tasca del pantalone una scatoletta di colore rosso.
L’aprì, e dentro c’era un bellissimo anello d’oro.
Misato rimase senza parole.
“Questo è per te” disse Kaji porgendoglielo.
Misato sentì gli occhi riempirsi di lacrime, si girò dando le spalle all’uomo.
“Misato, perché non vuoi?”
“N-non è che io non voglia, anch’io ti amo,… ma io… io sono una donna sporca, orribile, te lo dissi anche quella sera che tornavamo dal matrimonio, ricordi? Non… ti merito. E poi tu mi ricordi mio padre. Non è certo colpa tua, solo mia, ma…”
Kaji le mise dolcemente una mano sulla spalla: “Misato. Tu non sei sporca, ti ripeto anch’io quello che ti dissi quella sera: ora basta torturarsi. Io ti amo, tu ami me, il nostro amore è sincero. Quando due persone si amano veramente, nulla può separarle. Neanche i brutti ricordi. Sembra banale, ma è la verità”.
Misato cominciò a piangere in silenzio e a riflettere.
Kaji aveva ragione: basta torturarsi per gli sbagli, suoi e di altri, fatti in passato. Asuka le aveva dimostrato che si poteva fare, si poteva sconfiggere il dolore, e si poteva ricominciare. Non era troppo tardi.
Misato aveva un uomo straordinario al suo fianco, un uomo che l’amava veramente, un uomo che lei amava veramente. La sua somiglianza col padre, aveva ostacolato il loro rapporto. Ma adesso lei non era più una bambina, era una donna. Era cresciuta, non solo fuori, anche dentro.
“Si, io non sono più una bambina, non devo più essere come mi vogliono gli altri. Devo essere me stessa. Papà, forse anche a te è successa la stessa cosa, ma non hai capito questa semplice verità: non bisogna essere schiavi del passato. Io non lo sarò più. E ti voglio bene, tu non eri cattivo, ora lo so con certezza” pensò la donna.
Misato si voltò verso Kaji.
“Vediamo come mi sta” disse ironica, con le lacrime che scendevano dagli occhi.
Kaji felicissimo mise l’anello al dito di Misato: calzava a pennello.
I due si abbracciarono e si baciarono in maniera appassionata.
Pen Pen li osservava incuriosito dalla porta della cucina.
La croce di Misato sembrò scintillare.
Come se il padre fosse contento per la figlia.

Intanto il gruppo di ragazzi stava all’ingresso della tavola calda, avevano passato una bella serata parlando del più e del meno, ma soprattutto cercando di coinvolgere il più possibile nelle loro discussioni Rei, di non farla estraniare.
E Rei si dimostrò una ragazza di buona cultura, molto intelligente e sensibile.
Chi non la conosceva a fondo, tranne Shinji, rimase sorpreso nello scoprire dietro la Rei fredda come il ghiaccio, un'altra persona che sembrava essere l’esatto opposto: quante emozioni pure e innocenti celava il suo cuore.
Risero parecchio osservando i litigi tra Toji, Kensuke e Asuka, che invano la capoclasse e Shinji cercavano di sedare, i tentativi di Giovanni di far capire al cameriere che voleva un semplice piatto di spaghetti al sugo di pomodoro, senza curry o altri cibi giapponesi che non digeriva.
Rei era davvero felice, e vederla sorridere in quel modo era un piacere.
Soprattutto per Shinji, cosi preoccupato per la sua amica, e per Asuka, che aveva organizzato tutta la giornata, partita e cena fuori, per risollevarle il morale e cercare di rimediare a tutte le cose cattive che aveva detto nei suoi confronti.
Intorno a mezzanotte, Hikari disse: “Oh no, è tardissimo. Domani dobbiamo andare a scuola, non possiamo fare troppo tardi”.
“Ma dai capoclasse” disse Toji “non essere cosi pignola”.
“Suzuhara” lo rimproverò Hikari “mi sembra che tutte le volte che tu sei arrivato in ritardo a scuola, è successo perché eri andato a letto tardi. Te lo sei scordato?”
“Beh, ecco, veramente…”
“Ha perfettamente ragione capoclasse” si inserì Kensuke “e ora di andare a nanna”.
“Ma…” provò ad obiettare Toji.
“Niente ma” gli disse sottovoce Kensuke “lo sai che se la fai arrabbiare, domani a scuola ce la farà pagare cara”.
“Giusto”.
Toji, Kensuke e Hikari salutarono Rei, dicendole che erano sempre disponibili a passare altre giornate come questa con lei, e se ne andarono.
“Beh” disse scherzoso Giovanni “anche io e Jean-Luc dobbiamo andare. Non possiamo fare tardi, ma non tanto per la scuola. Il fatto è che bisogna essere in forza per affrontare Tang-Po”.
“Giusto, speriamo che non si sia ficcato nei guai, quel voyou” disse il francese, che si avvicinò a Rei e di nuovo le baciò la mano facendola arrossire: “Spero ardentemente di rivederla presto, mon gâteau fille des yeux rouges”.
Anche i due ragazzi se ne andarono.
“Allora arrivederci” disse Rei, che si avviò verso il suo appartamento.
“Ehi tu, dove credi di andare” disse Asuka.
“Perché?”
“Vuoi davvero andare a rinchiuderti in quel buco? Non ci posso credere! Sappi che stasera tu dormirai a casa nostra”.
“Cosa?” esclamò Shinji.
“Cosa c’è Shinji? Non ti va?”
“No, al contrario. E’ solo che non mi aspettavo una tale idea da…”
Asuka fissò Shinji con sguardo adirato, come a dire: “Ma cosa credi? Che io sia insensibile fino a questo punto?”
Shinji sorrise, perché anche lui aveva pensato di invitare Rei a casa loro, ma temeva di scatenare di nuovo la gelosia di Asuka. E invece la proposta l’aveva fatta lei stessa. La loro relazione stava davvero migliorando Asuka, i sentimenti per tanto tempo bloccati dalla maschera di egoismo e irascibilità, si erano finalmente liberati.
Il ragazzo si voltò verso Rei e disse: “Asuka ha ragione, mi farebbe piacere se tu venissi a dormire a casa nostra stasera”.
Rei rimase sorpresa, balbettò: “Ma… è… e il maggiore Katsuragi non…”
“Non dirà proprio niente, sta tranquilla. Ora vieni” disse decisa Asuka che allegramente cominciò a spingere in avanti Rei.
I tre si avviarono verso la loro casa, Rei era felice, non aveva osato chiedere una cosa simile ad Asuka e Shinji perché non voleva essere di disturbo. Avevano già dedicato la loro giornata a lei. E invece…

Mentre i ragazzi si allontanavano, non si accorsero che in lontananza c’era un uomo ad osservarli.
Indossava un vestito colore blu notte, portava occhiali neri, il colletto della camicia sbottonato e la barba leggermente incolta.
“Sembra che abbia trovato compagnia. Buon per lei”.
“Infatti” disse una voce femminile alle sue spalle “per poter affrontare quel maledetto, avrà bisogno di tutto l’aiuto possibile”.

4° PARTE

IL GIORNO DOPO
Era una splendida mattina, Shinji si alzò di buon umore, uscì dalla sua camera e andò in bagno.
Ma la porta era chiusa e davanti c’era Misato.
“Signorina Misato, cosa fa li?”
Misato si voltò e disse sorridendo: “Mi dispiace Shinji, ma il bagno è occupato da Asuka, e dopo di lei tocca a me”.
“Però” pensava Shinji “la signorina Misato è davvero allegra, e anche emozionata. Di solito a quest’ora è ancora addormentata, invece la proposta del signor Kaji la messa su di giri ed eccola qui, perfettamente sveglia”.
Shinji pensò a quello che successe l’altra sera quando rientrarono a casa.

Misato rimase sorpresa dalla presenza di Rei, quando però le spiegarono il motivo si dimostrò subito disponibile.
“Ma certo” disse la donna “avete avuto proprio un ottima idea. Rei, puoi dormire nella mia camera. Da qualche parte ho un futon di riserva. Ti va bene?”
“S-si” rispose Rei.
“Oh, ti prego, non metterti a dire sempre si come faceva Shinji agli inizi” Shinji arrossisce “e fa come se fossi a casa tua”.
“S… cioè, va bene”.
“Perfetto. Vieni che ti preparo il posto”.
Mentre andavano verso la camera di Misato, Asuka notò l’anello d’oro al dito della donna: “Ehi Misato, cos’è quell’anello?”
“Come? Quale anello?” chiese imbarazzata Misato.
“Come quale anello? Hai al dito un anello d’oro che prima non avevi”.
Shinji guardava incuriosito, Misato arrossisce e non riesce a parlare.
Gli occhi di Asuka si sbarrarono: “Non dirmi che quello… quello… è… è un… un… che ti ha… ha dato il… il signor…”
Un silenzio improvviso calò nella stanza.
Dopo un po’, con un filo di voce, Misato disse: “Si”.
Asuka proruppe in un grido di gioia: “YYYAAAAAAAHHHHHHOOOOOOUUUUUU!!! Il signor Kaji ti ha chiesto di sposarlo!” e corse da Misato a stringerle le mani.
Misato, Shinji e Rei rimasero senza parole davanti all’esplosione di gioia di Asuka: pensavano che si sarebbe arrabbiata perché Misato le aveva “soffiato” Kaji.
Ma si ricordarono che Asuka adesso stava con Shinji, perciò aveva smesso di correre dietro a Rioji.
Anche Shinji e Rei andarono da Misato a congratularsi, che li ringraziò tutti.
Passata l’euforia, andarono a letto.
Asuka avrebbe voluto dormire nella stessa camera con Shinji, ma ogni volta che faceva la proposta il ragazzo chiedeva tempo per prepararsi: aveva sempre dormito da solo, e adesso, ritrovarsi nello stesso letto con una ragazza, lo imbarazzava moltissimo.
“Va bene” disse Asuka “ma un giorno dovrai superare questa tua timidezza. E quando ci sposeremo, dovrai regalarmi anche tu un anello come quello del signor Kaji”.
“Non mancherò” rispose sorridendo Shinji.
Prima di andare a letto passarono a salutare Rei: la ragazza indossava un pigiama prestatogli da Asuka.
“Buonanotte Ayanami” disse Shinji sorridendo.
Asuka, con tono ironico: “Buonanotte. E mi raccomando, non rovinarmi il pigiama”.
“Buonanotte” rispose Rei.
Asuka e Shinji se ne andarono, Misato, a fianco di Rei, le disse: “Se hai bisogno, chiedi pure. E te lo ripeto, fa conto di essere a casa tua. Anzi, scusami già da adesso se mi agiterò nel sonno”.
“Non si preoccupi” Rei si fece assorta.
“Qualcosa non va?”
“No. E solo che questa è la prima volta che dormo in compagnia di qualcuno”.
“Speriamo che non sia anche l’ultima. Buonanotte Rei, e sogni d’oro”.
“La ringrazio”.
Entrambe si accomodarono nei futon.
Rei aveva un espressione molto serena.

Smesso di ricordare, Shinji chiese: “E Rei?”
“E’ in cucina?”
“Ha passato una notte tranquilla?”
“Si, sembrava un angioletto, mi ha fatto tanta tenerezza”.
Shinji sorrise.
“E la notte è passata. Visto che il bagno è occupato, andrò a preparare la colazione”.
Shinji si recò in cucina dove trovò Rei seduta davanti al tavolo che guardava fissa in volto Pen Pen, seduto su un'altra sedia.
“Ayanami, che stai facendo?” chiese incuriosito Shinji.
“Gioco a chi distoglie per primo lo sguardo”.
“Eeehhh? Con Pen Pen?”
“Si. Mi ha fatto capire a gesti che voleva farlo. Ho forse sbagliato?”
“No, no. Continua pure”.
Per Shinji era difficile comprendere come facesse ad essere cosi intelligente quel pinguino, che mangiava e dormiva soprattutto, ma sapeva anche leggere il giornale.
“Cosa vuoi per colazione Ayanami?”
“Non lo so. Non ho mai fatto colazione”.
“Mai?”
“Non ne sentivo il bisogno”.
Shinji si mise a guardare Rei, quando arrivò Asuka: “Ah, che bella dormita. Buongiorno Rei. Shinji, il bacino del buongiorno, coraggio”.
Shinji però si vergognava a farlo davanti a Rei, che li fissava perplessa: la ragazza sapeva che due persona che si amano si baciano, ma perché davano tanta importanza al primo bacio della giornata?
“Andiamo Shinji” diceva Asuka “a Rei non da fastidio una cosa del genere, vero?” si voltò verso Rei, che rispose: “No, assolutamente”.
“Visto? Forza”.
Shinji la baciò.
“Finalmente. Adesso una bella colazione e poi a scuola”.
“La scuola!” esclamò Rei “i miei libri sono nel mio appartamento”.
“Non preoccuparti. Quel professore dice sempre le stesse cose. Non ti perderai niente” la rassicurò Asuka.
“Ma…”
“Tranquilla ho detto”.
“D’accordo”.

Fatta la colazione si vestirono e andarono a scuola, mentre Misato aveva deciso di telefonare a Ritsuko per dirle la novità su di lei e Kaji.

All’ingresso della scuola incontrarono Giovanni e Jean-Luc: “Salve a tutti. Come mai Rei è arrivata insieme a voi? Di solito viene dall’altra parte” chiese il primo.
“Stanotte ha dormito a casa nostra” spiegò Shinji.
“Davvero? Questo mi fa molto piacere”.
“Poteva anche chiedere a me” disse Jean-Luc “sarei stato ben disponibile ad accoglierla nel mio appartamento”.
“Zitto. Ci avresti sicuramente provato. Rei non è mica come quelle ragazzine svampite che ti corrono dietro”.
“Infatti. Sarebbe stato un ottimo allenamento per il mio fascino da latin lover”.
“Ma piantala, arrogante francese”.
“Piantala tu, rozzo italiano”.
I due si afferrarono entrambi per il collo del vestito, Asuka disse: “L’Italia dichiara guerra alla Francia. E’ meglio se noi civili ce ne andiamo”.
I tre ragazzi entrarono nella scuola, mentre gli altri studenti si fermarono a guardare Giovanni e Jean-Luc, che non appena se ne accorsero, corsero anche loro nell’edificio.

Il professore entrò, gli studenti si alzarono, si inchinarono e si sedettero controllati dalla capoclasse Hikari.
“Ah, come al solito l’alunno Tang-Po è assente. Ne parlerò col preside, non può continuare cosi” disse aspro l’anziano insegnante osservando il banco vuoto del ragazzo.
“Dov’è Tang-Po?” chiese sottovoce Shinji a Giovanni.
“Non lo so. Al suo appartamento non c’era nessuno. Avrà passato la notte fuori chissà dove” rispose sempre sottovoce il ragazzo.
“Comunque” riprese il professore “oggi vi presento una nuova alunna”.
“Cosa!” esclamò sottovoce Toji.
“Non può essere. Di solito quando un alunno viene trasferito qui lo si viene a sapere con almeno una settimana d’anticipo. Se è una ragazza poi…” disse Kensuke bisbigliando.
Il professore, come se li avesse sentiti, spiegò che il trasferimento della ragazza era stato una cosa improvvisa, che anche lui lo aveva saputo solo in quel giorno.
Qualcuno bussò alla porta della classe, il professore disse: “Avanti”.
Era un bidello, che annunciò: “Professore, la nuova alunna è arrivata”.
“Bene, falla entrare”.
Dalla porta entrò nella classe una splendida ragazza dai capelli rossicci, con indosso l’uniforme scolastica. Aveva gli occhi azzurri, di un azzurro penetrante. Un espressione dolcissima che rasserenava chiunque la guardasse.
Tutti nella classe, maschi e femmine, persino il professore, rimasero incantati dalla sua bellezza.
Tutto sembrava essersi fermato, un silenzio totale scese nell’aula.
Il silenzio fu interrotto dalla nuova arrivata, che disse con voce calma e profonda: “Mi chiamo Kirishima Mana, piacere di conoscervi”.
“Oh beh” disse il professore quando si riprese “vai pure al tuo posto, è vicino a quella ragazza con i capelli azzurrini. Si chiama Ayanami, Rei Ayanami”.
Kirishima si avviò con calma verso il suo banco, tutti la seguivano con lo sguardo.
Andò a sedersi a fianco a Rei, che la fissava incuriosita.
Anche se Rei non era rimasta colpita come gli altri, provava comunque una piacevole sensazione nello stare vicino a Mana.
“Ciao, quindi ti chiami Ayanami” disse sorridendo Kirishima.
“Ah, si”.
“Piacere di conoscerti” le tese la mano.
Rei gliela diede, e non appena la toccò, sentì uno strano calore propagarsi dentro di lei.
Non sapeva cosa fosse, però ad un certo punto le venne in mente questo pensiero: “E’… e’ il calore della vita”.

La lezione proseguì normalmente, anche se tutti fissavano Kirishima, che sembrava non accorgersene.
Pure Shinji la guardava, ma Asuka non era gelosa, non solo perché era rimasta affascinata anche lei da questa ragazza, ma anche perché il guardarla faceva si che ogni sentimento negativo sparisse.

Finite le lezioni, Giovanni e Jean-Luc dovettero andare subito a cercare Tang-Po, perché quel pomeriggio li attendeva tutti e tre un test di sincronia alla base.
Gli altri ragazzi si fecero intorno a Kirishima, volevano chiederle informazioni su di lei, ma la ragazza si scusò gentilmente e si allontanò da li.
I ragazzi però non demordevano e cominciarono a seguirla, Toji e Kensuke compresi.
Asuka, Shinji e Rei erano davanti all’ingresso della scuola: “Allora Ayanami, cosa vuoi fare adesso?” chiese Shinji.
“Perché me lo chiedi?”
“Beh, adesso in teoria dovresti tornare al tuo appartamento, ma pensavo che potresti venire a pranzo da noi. Giusto Asuka?”
“Ma certo. Anche se dovrà accontentarsi di cibi precotti”.
“Perché?”
“Ma come perché? Oggi è il turno di Misato di preparare il pranzo”.
“Già, è vero”.
“Il maggiore Katsuragi non cucina bene?” chiese Rei incuriosita.
Asuka e Shinji risposero facendo una faccia disgustata.
Rei sorrise e disse: “Accetto il vostro invito. Non preoccupatevi, mi adatterò”.
“Speriamo” disse Shinji “allora, andiamo”.
I tre si incamminarono verso casa
Durante il tragitto Shinji disse: “Che caldo terribile che fa. E’ peggio di ieri”.
“Già” risposero insieme Rei e Asuka.
Scorsero un bar: “Che ne dite? Prendiamo dei gelati?” propose il ragazzo.
“Buona idea” disse Asuka “dove ho messo il borsellino? Quanti soldi hai Rei?”
“Io non ho soldi. Non ho mai comprato qualcosa. Mi dispiace” disse mortificata.
Shinji: “Non preoccuparti Ayanami, e non preoccuparti anche tu Asuka. Offro io. Da quando in qua pagano le signore?”
“Chi sarebbero le signore?” chiese Asuka con un finto tono arrabbiato.
Shinji sorrise e andò al bar.
Asuka e Rei si sedettero sotto un albero.
“Ah, ci voleva proprio. Allora, come ti senti Rei?”
“Bene grazie”.
“E’ sparita quella sensazione spiacevole che per tre giorni ti aveva inchiodato nel tuo appartamento?”
“Beh, credo di si”.
“Meno male”.
“Asuka, io…” disse un po’ titubante Rei.
“Cosa c’è?”
“Io, volevo ringraziarti per quello che hai fatto per me. Sei stata molto gentile. Io invece non ho mai potuto fare niente per te. Scusami”.
“E di cosa? Non devi scusarti di niente, anzi, sono io che devo scusarmi per averti offeso parecchie volte senza che tu avessi fatto niente per meritarlo. Potrai perdonarmi?”
“Si, io non ce lo mai avuta con te”.
“Io invece si, e senza motivo. Sono stata davvero un idiota. Ma ora credo che possiamo essere amiche no? Anche la prima volta che ti vidi feci questa proposta, allora però era una scelta dovuta al mio egoismo. Adesso non lo è più. Amiche?”
Asuka le tese la mano, Rei gliela strinse e disse: “Amiche”.
Entrambe sorrisero.
A un certo punto Asuka disse: “Ma quanto tempo ci mette Shinji? E’ meglio che vada a vedere se non si è perso. Vieni anche tu?”
“No grazie. Preferisco restare un po’ seduta all’ombra”.
“Come vuoi. Mi raccomando non scappare eh?”
“Certo che no”.
Asuka sorrise e si diresse verso il bar.
Rei rimase in silenzio, e pensava a quanto fosse cambiata la sua vita nell’arco di due giorni.
Ora era davvero felice, si sentiva finalmente un essere umano.
Improvvisamente un brivido le salì lungo la schiena: brividi con quel caldo?
Rei sentì una presenza vicino a lei.
E dal nulla sulla sua sinistra, a poca distanza, apparve un uomo, che lei non aveva mai visto. Ma anche se non lo conosceva era sicura che fosse quell’uomo la presenza che aveva avvertito nei giorni scorsi.
Rei cominciò a tremare all’impazzata per il terrore, con uno sforzo di volontà incredibile si mise a guardare l’uomo: camminava e sembrava disinteressarsi della ragazza, indossava un cappotto bianco, bianco come le ossa, con due grosse spalliere. Sulla spalliera destra c’erano una specie di aculei di metallo, ma sul lato sinistro, all’altezza del gomito quasi, c’era un teschio.
Un teschio umano!
Vero!
L’uomo aveva i capelli viola, un espressione imperturbabile, e gli occhi: si vedeva solo il destro, il sinistro era coperto da una ciocca di capelli, ed era di un giallo spento.
Guardarlo mise addosso a Rei un angoscia, un terrore terribili.
E poi la ragazza notò un'altra cosa: il corpo del misterioso individuo, anche se in controluce, non aveva l’ombra.
Si sedette sulla sua stessa panchina, dietro di lei, con tranquillità.
Passarono alcuni secondi che sembravano interminabili, l’atmosfera intorno a Rei si fece gelida.
“Finalmente siamo soli, Rei Ayanami”.
Una voce atona ma nello stesso tempo inquietante risuonò nella mente di Rei.
Il misterioso uomo parlava con lei mentalmente.
Rei si sentì prendere da una paura inimmaginabile, ma oltre a temere per lei, era preoccupata anche per Shinji e Asuka.
Quel individuo voleva lei, lo sentiva, e se avesse fatto del male ai suoi due amici?
Rei non voleva coinvolgerli.
Si alzò e scappò correndo.
L’uomo continuò a darle le spalle e sorrise leggermente.

Shinji e Asuka uscirono dal bar, avevano in mano tre coni gelati.
“Scusa il ritardo R…” Asuka si interruppe.
Il piazzale era deserto.
“Ma dove è andata?” si chiese Shinji.
“Non lo so. Ha detto che aspettava qui” ripose Asuka.
“Può darsi che le sia successo qualcosa. Se fosse andata via di sua volontà, ci avrebbe avvertito prima. Cerchiamola” propose Shinji.
I due ragazzi si divisero e corsero in direzioni opposte.
5° PARTE

Rei correva il più forte possibile, si sentiva il cuore esplodere.
La sue espressione era terrorizzata.
All’improvviso l’uomo misterioso apparve davanti a lei.
Rei soffocò un grido.
Rapidamente si diresse dall’altro lato della strada, la disperazione si leggeva sul suo volto.
Nell’attraversare la strada, per poco non veniva investita da un auto.
L’autista le lanciò delle imprecazioni, ma Rei era troppo impegnata a scappare per starlo a sentire.
Si infilò in un vicolo, ma l’uomo col cappotto bianco ricomparve nuovamente davanti alla ragazza, e la sua espressione rimaneva imperturbabile.
Rei continuava a scappare, anche se ormai aveva capito che era inutile, perché chi la inseguiva poteva teletrasportarsi. Ma cosa poteva fare se non fuggire via?
Mentre continuava a scappare in una intricata galleria di piccoli vicoli, andò a sbattere contro un uomo che spuntò fuori da una stradina laterale.
“Attenta piccola” disse con calma l’uomo.
“M-mi aiuti! M-mi sta i-inseguendo… non… voglio che mi… a-aiuto” implorò la ragazza con le lacrime agli occhi.
“Sta calma piccola”.
Rei fissò l’uomo, era piuttosto giovane e indossava un completo nero.
Quel vestito le fece venire in mente qualcosa: un completo nero, un uomo in nero.
Gli uomini in nero che avevano rapito lei, Shinji e Asuka.
Rei guardò in volto l’uomo e si ricordò di averlo già visto, era a fianco di Russel MaCoy quando tentarono di fare loro il lavaggio del cervello.
Rei tentò di scappare di nuovo, ma l’uomo le afferrò le braccia: “Non ti succederà niente. Ma ora stai ferma”.
Rei scoppiò in un pianto dirotto: “No! La prego!”
All’improvviso sentì dei passi dietro di lei, girò la testa e vide il misterioso uomo col cappotto bianco venirle incontro.
Rei ricominciò a tremare, si dimenava disperata.
“Non c’era bisogno che intervenissi Thoms. L’avrei presa da solo. La stavo solo studiando” disse con la stessa voce atona e inquietante.
“Lo so mio signore. Ma volevo comunque rendermi utile”.
“Non importa. Procediamo”.
Thoms, sempre tenendola per le braccia, la girò verso il suo padrone.
L’uomo col cappotto bianco alzò una mano e avvicinò il palmo al viso di Rei, che avrebbe voluto gridare, ma la voce non le usciva.
“Fermo dove sei!” disse con tono deciso una voce femminile dietro di lui.
L’uomo si fermò, sorrise e disse: “Mi chiedevo quando saresti arrivata”.
“Lasciala andare subito Thoms” disse ancora la voce femminile.
“Perché? Altrimenti mi uccidi?” la canzonò Thoms.
“Lei no, ma io si” si inserì un'altra voce, stavolta maschile.
L’uomo col vestito colore blu notte era dietro Thoms, e aveva un enorme croce avvolta in un drappo color acciaio tenuto con dei legacci. Premette un pulsante, il drappo si staccò e dalla croce spuntò una sorta di gigantesca mitragliatrice, che rapidamente venne puntata dietro la nuca di Thoms.
“Ci rivediamo Wolfwood” disse sempre con calma l’uomo col cappotto bianco.
“Il tempo che passa non è mai abbastanza Legato. E’ cosi che ti fai chiamare in questo mondo vero?”
“Il nome completo è Legato Blue Summers” rispose sempre con tono tranquillo l’uomo.
“Lasciala andare” ripeté la voce femminile.
Legato fece un cenno a Thoms che lasciò Rei libera.
La ragazza cadde a terra, ma Wolfwood la prese subito per un braccio e la allontanò da Thoms.
“Non puoi proteggerla, lo sai bene” disse con calma Legato.
“Farò lo stesso tutto quanto è in mio potere”.
Legato sorrise e di colpo lui è Thoms sparirono, come se non fossero mai stati li.
Rei fissò sbalordita la persona, non più coperta da Legato, a cui apparteneva quella voce femminile.
“K-Kirishima?!” esclamò incredula Rei con le lacrime che le scendevano copiose dagli occhi.
Wolfwood alzò delicatamente Rei, Kirishima le andò incontro.
“K-Kirishima, ma… ma come…”
“Questo non ha importanza adesso. Il tempo è poco. Devi sapere che purtroppo non potrai sfuggire a questa prova. Lui tornerà da te, e io non potrò aiutarti allora”.
Rei ricominciò a tremare: “T-tornerà da me? No… non voglio… aiutami…”.
“Rei, credimi, vorrei aiutarti di nuovo, ma non posso combattere contro Legato. Un nostro eventuale scontro avrebbe conseguenze catastrofiche per l'intero universo. La strada per batterlo è un'altra. Tutto quello che posso dirti è che non dovrai mai abbandonare la forza, il calore dei sentimenti” disse Kirishima con tono serio.
“M-ma io… non capisco…”
“Capirai al momento opportuno. Puoi farcela, tu non sarai sola. Andiamo Wolfwood”.
“Okay. Fatti coraggio piccolina” disse l’uomo mettendole una mano sulla spalla.
“No! Non lasciarmi!”
Kirishima sorrise e abbracciò affettuosamente Rei.
Rei fu invasa di nuovo da quel calore vivificante che provò quando strinse la mano a Mana e di colpo la paura sparì e si rilassò.
Kirishima e Wolfwood se ne andarono lentamente.
Rei non li fermò perché la sua paura era sparita.
Di colpo sentì la voce di Shinji: “Ayanami, dove sei?”
Shinji stava arrivando, lo intravide in lontananza.
Ma Rei decise che sarebbe stato meglio non coinvolgere Shinji, Asuka e gli altri amici in quello che le stava succedendo, e visto che sapeva del prossimo ritorno di Legato, decise di andarsene.
Corse nella direzione opposta, ma stavolta a muoverla non era più altruismo mescolato a paura, era solo altruismo.
La paura era sparita grazie a Kirishima, forse c’era ancora una certa inquietudine contro quel nemico sconosciuto, ma non c’era più il terrore.

Shinji si fermò per riprendere fiato, di Ayanami nessuna traccia: “Ma dove sarà finita? Cosa le sarà successo?” si chiese angosciato il ragazzo.
Improvvisamente squillò il suo cellulare, vide che il numero era quello di Asuka.
Shinji prontamente rispose: “Asuka, hai trovato Rei?”
“Purtroppo no” rispose la ragazza dall’altra parte “Ho cercato di chiamarla sul telefonino, niente. Ma ho ricevuto un messaggio da Misato. Dobbiamo recarci immediatamente alla base. Sembra che stia per succedere qualcosa di grave”.
“Di cosa si tratta?”
“Non me l’ha detto, ma è un ordine imperativo del comandante Ikari”.
“Però Rei…”
“Glielo detto che sembra sparita. Mi ha risposto che proverà a chiamarla lei. Neanche io vorrei andarmene cosi, senza sapere cosa le è successo, ma sai bene che se non ci presentiamo, tuo padre è capacissimo di mandare gli agenti del servizio di sicurezza della Nerv a prenderci”.
“D’accordo. Forse Ayanami ha ricevuto il messaggio prima di noi e ci ha preceduto”.
“Speriamo. Ci incontriamo al bar di prima e poi andiamo alla base”.
“Va bene”.
Shinji chiuse il cellulare, ma prima di avviarsi verso il bar, diede un ultima occhiata in giro alla ricerca di Rei.
Niente.
Allora si incamminò, sperando che davvero Ayanami li avesse preceduti alla base, ma era un ragionamento che non tornava: perché non li aveva aspettati? E perché non li aveva avvertiti prima?
Comunque anche se non fosse stata alla base, da lì avrebbero potuto cercarla con l’ausilio degli uomini della Nerv.

Nell’appartamento di Misato, la donna si stava preparando per uscire.
Nonostante i medici avessero detto che ci sarebbe voluta ancora una settimana perché potesse tornare a lavoro, il comandante Ikari l’aveva richiamata in servizio.
Misato era stata informata da Ritsuko di questo fatto.
Aveva chiamato la dottoressa per dirle della proposta di Kaji, ma Ritsuko, appena sentì che era Misato, le disse di venire subito alla base.
La Nerv era in stato di guerra di primo grado, e l’emergenza aveva una durata indefinita.
“Cos’è successo? Un attacco in massa da parte degli Angeli?” chiese Misato.
“Il comandante Ikari è stato molto vago anche con me, però ha detto che vuole tutto il personale bellico in stato d’allerta, quindi dovete venire tu e i piloti. Ha anche ordinato di sigillare il Central Dogma e ha sospeso tutte le attività della Nerv al di fuori del Geo-Front”.
“Sembra che stia per scoppiare la terza guerra mondiale. Vengo tra poco. In fondo sto già bene. Ma ti ho chiamato per dirti che…”
“Scusami Misato, ma proprio adesso il comandante mi ha convocato nel suo ufficio. Sono sommersa dal lavoro. Me lo dirai quando sarai alla base. Ciao”.
“Ciao” rispose Misato, anche se Ritsuko aveva già riattaccato.
Perplessa la donna andò a cambiarsi e mandò un messaggio ai ragazzi. Per tutta risposta Asuka la informò della sparizione di Rei. Misato provò a chiamarla, ma non rispose. Chiamò allora il servizio di sicurezza della Nerv, ma non lo sapevano neanche loro.
Allora la donna decise di andare a vedere al suo appartamento, prima di andare alla base.
Ora era pronta per uscire.
“Spero che ne usciremo interi anche stavolta. Mi seccherebbe morire proprio quando devo sposarmi”.
Usci dall’appartamento e si avviò verso la sua macchina.


APPARTAMENTO DI REI
La ragazza stava seduta sul letto, aveva un espressione molto decisa.
Nella stanza non c’era nessuno.
Il telefono cellulare stava su una sedia, aveva squillato più volte.
Ma Rei, sapendo che sicuramente erano i suoi amici, non ripose per non coinvolgerli in quello che stava per succedere.
Di un tratto l’atmosfera nell’appartamento si fece gelida: lui stava arrivando.
Rei aveva capito che era questo il modo con cui si presentava il suo misterioso avversario, questo Legato.
“Ci si rivede Ayanami”.
La voce di Legato, sempre atona, arrivò alle spalle di Rei, che tuttavia non sobbalzò perché se lo aspettava.
Ma il suo corpo si irrigidì per la tensione.
“Cosa vuoi da me?” chiese Rei.
“Voglio il tuo aiuto”.
“Perché mai dovrei aiutarti? Sei malvagio”.
“Perché usi questi stupidi concetti creati dall’uomo? Sono idee elementari, che i Lilin usano per spiegarsi la complessità dell’universo”.
“Lilin?” Rei non aveva mai sentito prima questo termine, però le suonava familiare.
“Si. Tutti coloro che abitano questo pianeta sono Lilin. Voi siete figli di Lilith, e siete una razza molto interessante, ma che si è imposta troppi limiti”.
“Perché usi il voi?”
“Io sono più antico di voi Lilin. Prima che la vostra progenitrice esistesse, io c’ero già. Ho assistito alla sua cacciata dall’Eden, seguita dopo un po’ da quella del suo uomo con la sua nuova compagna. Erano patetici”.
“Non mi interessa la storia di questa Lilith”.
“In effetti non c’è bisogno che tu conosca la sua storia da me. Tra poco la incontrerai di persona, la incontrerete tutti di persona”.
“Che vuoi dire?”
“Rei, tu sei una Lilin, ma sei speciale. E io voglio che tu mi aiuti a fare giustizia”.
“Giustizia di cosa?”
“Mia cara ragazza. Osserva i tuoi fratelli Lilin, guarda quanto sono arroganti, stupidi, distruttivi. Guarda come rovinano il creato messo a loro disposizione. Sono esseri inutili, una goccia che rischia di contaminare un intero oceano. Per questo la mia è un opera di giustizia. Giustizia verso l’universo. Aiutami”.
Rei cominciò a riflettere.
Legato cercava di far passare il suo misterioso intento come un’opera di giustizia, ma c’era qualcosa che non quadrava, i termini che aveva usato portavano ad un unico risultato, ma era una cosa orribile, che nessuno avrebbe potuto volere, tranne…
Gli occhi di Rei si sbarrarono, si alzò in piedi e disse: “Ora so chi sei! Maledetto! Non cercare di farti passare per un giustiziere. Non sperare di convincermi con questi discorsi. Tu sei un mostro. Lo fai solo per te. Non ti aiuterò mai”.
“Rei, a quanto pare il tuo speciale istinto, che già avevo messo in allarme, continua ad aumentare. Ma non ti servirà a niente. Tu mi aiuterai, con o senza il tuo consenso”.
“No! Puoi andare al diavolo!” gridò Rei.
“Non insultare il mio collega. Mmm, sembra che tu non abbia paura. E’ stata Kirishima. La solita impicciona. Ma ci penserò io a spegnere la forza che ti ha trasmesso”.
Legato fece un gesto con la mano, e tutto a un tratto le ombre della stanza cominciarono a muoversi, sembravano vive e si diressero contro Rei.
Prima che la ragazza potesse fare qualcosa, le ombre iniziarono ad avvolgerla come un vestito.
Rei si agitava, ma queste ombre scorrevano lungo il suo corpo.
La paura tornò, perché quando Rei fu del tutto avvolta, il calore, il coraggio che Kirishima le aveva dato, cessarono.
Cercò di gridare, ma le ombre si misero sul suo volto come un cappuccio.
Si sentì venire meno, e mentre cadeva nell’oblio tentò di ricordarsi quello che le aveva detto Kirishima, di affidarsi ai sentimenti, e cominciò a pensare intensamente a Shinji, Asuka, Misato… tutte quelle persone che tenevano veramente a lei.
La ragazza cadde al suolo, immobile.
Legato sorrise leggermente.
Poi alzò lo sguardo, come se avesse percepito qualcosa.

Misato era giunta all appartamento di Rei. Dalla stanza non proveniva alcun suono.
“Chissà se Rei è qui?” si chiese la donna, che bussò alla porta.
Subito la porta si aprì, e apparve Rei.
“Rei, finalmente. Ci stavamo preoccupando per te. Perché non hai risposto al telefonino?”
“Si è rotto” rispose inflessibile Rei.
“Be, ora che ti ho trovato, è tutto posto. Il comandante Ikari ha convocato tutti al Quartier Generale per una non bene identificata emergenza. Ti accompagno”.
“Grazie” disse Rei.
Salirono sulla macchina e si avviarono verso la base.

In un locale frequentato da balordi, situato in una zona di periferia di Neo-Tokyo 3, entrarono Giovanni e Jean-Luc. Erano alla ricerca di Tang-Po. La dottoressa Akagi li aveva informati che il loro test di sincronia era stato annullato, ma siccome c’era un emergenza, dovevano recarsi subito alla base lo stesso.
I due ragazzi furono avvolti da un atmosfera fumosa, Giovanni tossicchiò e disse: “Odio il fumo!”
“Anch’io” rispose Jean-Luc, che si guardava intorno disgustato da quella gentaglia. Se qualcuno lo sfiorava il francese si ritirava come se avesse di fronte un lebbroso.
“Speriamo che sia qui.” disse Jean-Luc “Potevamo chiedere al servizio di sicurezza della Nerv. Ho saputo che ci sorvegliano di continuo”.
“Si, ma Tang-Po li ha seminati. Comunque, conoscendo il tipo, si troverà per forza in locali simili. E un ragazzo simile a lui è stato visto entrare qui. Almeno a quanto ha detto quel tizio”.
“Poteva imbrogliarci”.
“Con tutti i soldi che gli abbiamo dato, non credo proprio”.
“Che gli abbiamo dato? Che gli ho dato!”
“Più soldi gli dai, meglio è. Ah, ecco Tang-Po”.
Il ragazzo thailandese stava seduto al bancone del bar, davanti a lui una decina di bicchieri vuoti che certo non erano stati riempiti con aranciata.
“Tang-Po” esordì Giovanni “finalmente ti abbiamo trovato”.
Il ragazzo si voltò di scatto, poi si rilassò e disse: “Siete voi. Mi avete fatto venire un colpo”.
Dal tono e dallo sguardo sembrava un po’ brillo. In quel locale, dato che era minorenne, non avrebbero dovuto dargli da bere alcolici. Ma in un simile ambiente, che importa della legge? Se paghi ti danno tutto.
“Dobbiamo andare alla base. Un emergenza” lo informò Jean-Luc.
“E a me che mi frega? Andassero a farsi fottere!”
“Sei un pilota. Hai dei doveri” disse Giovanni.
“Non farmi prediche. Devo ancora finire di bere. Andatevene tutti e due al diavolo!”.
Jean-Luc disgustato si girò dall’altra parte, mentre Giovanni cercò di giocare d’astuzia: “Se non vieni, potrebbero pensare che sei un vigliacco. Che hai paura di salire su un Eva se si tratta di affrontare un vero combattimento”.
“Come ti permetti?” ringhiò Tang-Po prendendo Giovanni per il collo del suo cappotto nero.
Giovanni sapeva bene che in altri casi Tang-Po si sarebbe accorto subito che cercava di fregarlo, ma adesso che non era molto lucido, poteva tentare.
“Non prendertela con me. non lo dico mica io, ma quelli della Nerv. Se vuoi convincerli del contrario, vieni con noi”.
Dopo qualche attimo di silenzio Tang-Po esclamò: “Certo che vengo con voi! Gli farò vedere chi sono!”
Tang-Po si alzò, ma barcollava. Giovanni cercò di sorreggerlo ma il ragazzo lo spinse via violentemente dicendo: “Non ho bisogno di aiuto”.
Lentamente si avviarono verso l’uscita, ma una volta fuori videro il tizio che gli aveva dato l’informazione su dove trovare Tang-Po parlare con alcuni individui dall’aria losca. I quali, non appena videro i tre ragazzi, si avvicinarono a loro.
“A quanto pare, vogliono altri soldi, e non in prestito” commentò sarcastico Giovanni.
“Ora che facciamo mon ami?”
“Non abbiamo tempo per farci coinvolgere in una rissa. Scappiamo”.
“Ma Tang-Po non accetterà mai l’idea di scappare”.
Giovanni bisbigliò qualcosa all’orecchio di Jean-Luc, e di scatto i due ragazzi presero Tang-Po per le braccia uno, per le gambe l’altro, lo sollevarono e corsero via.
Gli individui loschi cominciarono a corrergli dietro.
“Ma che diavolo fate stronzi?! Mettetemi giù!” gridò Tang-Po.
Dopo qualche minuto di corsa, sempre inseguiti, i ragazzi raggiunsero un autobus e vi si infilarono con un balzo, proprio quando le porte si stavano per chiudere, tra gli sguardi incuriositi degli altri passeggeri.
Mentre Tang-Po veniva scaricato su un sedile e Jean-Luc pagava i biglietti chiedendosi: “Ma perché devo essere sempre io quello che paga?”, Giovanni si voltò verso i loro inseguitori, che si agitavano per scaricare la rabbia dovuta alle prede sfuggite.

6° PARTE

QUARTIER GENERALE DELLA NERV/ PONTE DI COMANDO
I tre operatori erano seduti sulle loro postazioni, tutti e tre girati l’uno verso l’altro e parlavano.
“Cosa ne dite di questa emergenza?” chiese Makoto.
“Non lo so. Il comandante Ikari ha ordinato di chiudere tutti i condotti, le gallerie, ogni accesso è stato sigillato. Non entra e non esce più niente da questo Geo-Front. Pare una tomba.” rispose Shigeru.
“Ma la cosa più strana” si inserì Maya “è che non si sa quale sia il motivo di questa emergenza. Nessuno lo ha detto. Neanche il comandante Ikari. Sembra quasi che non lo sappia neanche lui”.
“Il comandante sa che esiste un qualche pericolo, anche molto grave, ma non sa in che cosa consiste. E neppure quando arriverà. Altrimenti non avrebbe ordinato uno stato di emergenza dalla durata indefinita. E' tutto troppo vago. E non sapendo cosa ci attenda, ha preso tutte le precauzioni possibili” si lamentò Shigeru.
“E’ vero. E’ difficile difendersi quando non si sa da che cosa bisogna difendersi” notò Makoto.
Maya: “Di qualunque cosa si tratti, dev’essere davvero qualcosa di grosso. I piloti sono stati convocati tutti e sei e devono tenersi pronti a combattere con gli Eva. Vi confesso che io comincio ad avere un po’ di paura. E come hai detto tu Shigeru, il Geo-Front è tutto sigillato e francamente mi sembra una tomba”.
“Non l’ho detto per spaventarti, e se l’ho fatto, scusami. Ma ti garantisco che ne usciremo tutti interi. Sta tranquilla” disse Shigeru mettendo una mano sulla spalla di Maya per consolarla.
Maya lo fissò in volto, per un istante i loro sguardi si incrociarono.
Ma, arrossendo per l’imbarazzo, si voltarono entrambi dall’altra parte.
Makoto li guardava e pensò: “Qui amore ci cova”.

UFFICIO DEL MAGGIORE KATSURAGI
“Cosa?” esclamò Misato rivolta alla dottoressa Akagi “fammi capire bene: il comandante Ikari ci convoca in tutta fretta, chiude ogni ingresso al Geo-Front, ci mette in stato di guerra di primo grado e alla fine scopriamo che neanche lui conosce il motivo dell’emergenza?”
“Si infatti. Sono andata nel suo ufficio, gli ho chiesto di dirmi quale era il motivo dello stato di emergenza e lui mi ha risposto che non lo sapeva. Ha solo detto che qualcosa di indefinito stava arrivando, un grave pericolo per tutta l’umanità, e quindi bisogna essere pronti a tutti. Ma la cosa che mi ha fatto preoccupare di più è che anche il comandante Ikari sembrava inquieto. Cosa mai successa prima”.
“Per forza” esordì Kaji “lui è solito avere sotto controllo tutti i pezzi della scacchiera. Non è abituato ad affrontare nemici sconosciuti”.
“Comunque, noi possiamo anche preoccuparci, ma cerchiamo di non farlo notare ai ragazzi. Se vedono che la situazione preoccupa anche noi adulti, rischiano di spaventarsi sul serio”.
“I ragazzi ci sono tutti e sei?” chiese Ritsuko.
“Se con questa domanda vuoi sapere se c’è anche Rei, la risposta è si. L’ho trovata a casa sua. Ho provato a chiederle spiegazioni ma non mi ha risposto. Asuka e Shinji sono arrivati dopo qualche minuto, seguiti a ruota da Giovanni e Jean-Luc che trasportavano Tang-Po un po’ sbronzo”.
“Che tipo. E ha solo quattordici anni. Figuriamoci quando sarà grande” commentò Kaji ironico.

SALA RITROVO
Shinji, in piedi, e Asuka, seduta, in quel momento erano soli.
Indossavano il Plug Suit. Appena arrivati alla base erano andati subito a cambiarsi insieme agli altri.
Ma in quel momento erano molto preoccupati per Rei, perché quando la rividero sana e salva si rallegrarono, ma la ragazza li accolse con grande freddezza.
Pareva essere tornata la Rei fredda e di poche parole che Shinji incontrò al suo primo arrivo a Neo-Tokyo 3.
Rei sembrava essere con la mente da un'altra parte, non sorrideva più, quel dolce sorriso tanto raro quanto dolce, e nei suoi occhi c’era qualcosa di strano. Erano come vuoti.
Shinji rimase sconvolto dal vedere Rei in quel modo: “Ma come” pensò “ieri e anche oggi sembrava cosi vitale, e adesso nel giro di due ore è cambiata cosi tanto”.
Anche Asuka cercò di avvicinarla dicendole: “Perché ci tratti cosi freddamente? Noi due siamo amiche ricordi?”
Rei rispose con voce atona: “Si. Allora?”
Asuka ci rimase un po’ male per quella risposta brusca.
Prima che potessero chiederle spiegazioni sulla sua sparizione, Rei uscì dalla sala ritrovo senza degnarli di uno sguardo. Pensavano che stesse andando a indossare il suo Plug Suit.
Ora attendevano il ritorno di Giovanni e Jean-Luc, che erano andati a far vomitare in bagno Tang-Po, sentitosi male non appena messa la tuta.
“Cosa le sarà successo?” chiese Shinji.
“Non lo so. Incredibile, sembra un'altra persona” rispose Asuka.
“Nella giornata di Ayanami c’è un buco di almeno due ore, il periodo di tempo in cui è sparita. Che qualcuno l’abbia rapita per farle un lavaggio del cervello come hanno tentato l’altra volta?”
“Si figurati. In due ore? Dubito che una cosa del genere possa accadere in cosi poco tempo”
Il silenzio calò sui due ragazzi, finché Asuka disse: “Shinji, vieni vicino a me”.
Shinji intuì cosa voleva la ragazza, si sedette affianco a lei e l’abbracciò per confortarla.
“Shinji, ho una gran brutta sensazione. L’atmosfera nel Geo-Front è diventata cosi cupa, opprimente, si respira un aria di… di morte”.
“Asuka” disse Shinji guardandola in volto e cercando di trovare le parole giuste per confortarla “capisco come ti senti. Anch’io ho una strana sensazione, ma ricorda che non siamo soli. Tu non sei sola. Io ti amo, e ti prometto che non lascerò che ti accada qualcosa”.
Shinji fu sorpreso da queste sue parole, non era molto abituato a consolare gli altri. Ed era anche sorpreso nel vedere Asuka cosi vulnerabile. La loro relazione stava distruggendo davvero l’immagine che Asuka si era costruita per mascherare la sua sofferenza.
“Shinji” disse Asuka cercando di sorridere “quando questa storia sarà finita, promettimi che finalmente dormiremo nella stessa stanza”.
La ragazza cercava di sdrammatizzare quell’atmosfera inquietante.
“Ma certo” rispose il ragazzo sorridendo “te l’assicuro”.
I due si baciarono.
Non appena le loro labbra si divisero, arrivarono gli altri piloti.
“Insomma Tang-Po. Lo vuoi capire che se non ti sorreggi a qualcuno, andrai a sbattere contro tutte le pareti quando cammini?” si lamentava Giovanni.
“Vai al diavolo. Non ho alcun bisogno di…”
Tang-Po cadde al suolo come un sacco di patate.
“Non cambierà mai. Inutile parlargli mon ami” disse Jean-Luc.
Asuka e Shinji li osservavano.
La situazione buffa creata dall’arrivo dei tre loro compagni li rasserenò leggermente.

TERMINAL DOGMA
Davanti all’ingresso dell’ascensore che scendendo lungo il Main Shaft conduceva al Terminal Dogma, la sezione più profonda della base della Nerv, vi erano cinque guardie armate di mitra.
Davanti a loro un lungo e oscuro corridoio.
La zona era isolata, regnava la calma più assoluta.
Improvvisamente un rumore di passi li fece voltare in direzione del corridoio.
Nessuno li aveva avvisati di eventuali visite, poiché in stato d’emergenza gli spostamenti da una sezione all’altra del Quartier Generale dovevano sempre essere segnalati con largo anticipo alla sorveglianza, puntarono le loro armi in direzione dei passi.
Ma le abbassarono subito quando videro di chi erano quei passi.
“E’ il First Children, Rei Ayanami” disse una guardia.
Rei avanzava in silenzio e si fermò a pochi passi da loro.
“Cosa ci fai qui ragazzina? L’accesso a questa zona è consentito solo al personale autorizzato. E i piloti di Evangelion non vi rientrano. Vattene” esordì il capo del gruppo di guardie.
“Fatemi passare” disse con voce inespressiva Rei.
“Non possiamo. Neanche se tu avessi un permesso del comandante Ikari in persona. Vattene”.
“Fatemi passare” ripeté Rei.
“Sei sorda? Ho detto che devi andartene”.
“Vi sembra questo il modo di rivolgervi ad una ragazza” si inserì una nuova voce, una voce maschile, atona e nello stesso tempo inquietante.
“Ma cosa?!”, sorprese le guardie lasciarono perdere Rei e puntarono di nuovo le loro armi verso il lungo corridoio.
Dall’oscurità si notava in lontananza qualcosa che veniva nella loro direzione.
Era un uomo con un cappotto bianco.
“Fermo dove sei amico” gridò il capo delle guardie.
Ma l’uomo col cappotto bianco non si fermava.
“Se non ti fermi tra secondi apriremo il fuoco. Non so come hai fatto ad arrivare qui, ma ti conviene fermarti se vuoi uscirne vivo”.
L’uomo col cappotto bianco non si fermò, ma con calma uscì dall’oscurità: Legato sorrideva tranquillo.
“Ma chi diavolo?”
Le guardie nel vederlo provarono uno strano brivido.
Rei si allontanò mettendosi vicino ad una parete, mentre le guardie aprirono il fuoco.
Le raffiche di mitra illuminarono con i loro bagliori il corridoio, ma cessarono dopo pochi secondi seguite dalle urla delle guardie.
Infine il silenzio regnava di nuovo.
Legato era ora di fronte alla porta d’ingresso dell’ascensore.
Le guardie giacevano prive di vita a terra, ma sui loro corpi sembravano non esserci ferite.
Rei si mise al suo fianco, la sua espressione non cambiava per niente.
“Vieni Thoms” disse Legato.
Dal corridoio arrivò velocemente Thoms: “Ben fatto mio signore. Possiamo procedere?”
“Si. Prendi Rei e accompagnala con l’ascensore fino al fondo del Terminal Dogma. Io mi occuperò di aprire le paratie dal ponte di comando”.
Legato si chinò su Rei, fino ad essere faccia a faccia con lei: “Tra poco, mia piccola e dolce Rei, eseguirai il compito per cui sei stata creata”.
Rei continuava a mantenere un’espressione imperturbabile.
Legato scomparve, Rei e Thoms entrarono con calma nell’ascensore, in attesa che Legato aprisse le paratie blindate lungo il Main Shaft.



PONTE DI COMANDO
“C’è qualcosa che non va” disse Shigeru.
“Cosa?” chiese Fuyutsuki.
Misato, Kaji, Ritsuko e il vice-comandante erano sul ponte di comando. Mancava solo Gendo, che per un non ben specificato motivo, aveva deciso di rimanere nel suo ufficio.
“Ho appena perso i contatti con la squadra di sorveglianza dell’ascensore AR al livello 80 del Central Dogma”.
“Ma quello è il punto di accesso per il Terminal Dogma” disse stupita Ritsuko.
“Il nemico è entrato nella base” disse leggermente inquieto Fuyutsuki.
Misato: “Ma non può essere! La base è sigillata! Nessuno può entrare nel Geo-Front, a meno che…”
“Una talpa?” chiese Kaji.
“Mi sembra l’unica possibilità”.
Certo non sapevano che Legato poteva teletrasportarsi.
“Chi potrà essere?”
“Non lo so, comunque…”
Misato fu interrotta dallo squillare di un telefono cellulare. Era quello di Fuyutsuki che prontamente rispose: “Ikari. Si, ci sono novità, non buone purtroppo”.
Fuyutsuki spiegò cosa era successo.
Dopo alcuni attimi di silenzio, in cui il vice-comandante ascoltò gli ordini di Gendo, Fuyutsuki ordinò: “Attivare l’allarme. Far salire immediatamente i piloti sugli Evangelion e prepararsi a combattere all’interno del Geo-Front. Mantenere sigillato il Terminal Dogma, inviarvi squadre di sorveglianza. Abbattere gli invasori. Inclusa la possibile talpa, di chiunque si tratti”.
“Usare gli Eva? Ma il nemico non sembra un Angelo” obiettò Misato.
“Questi sono gli ordini”.
“Va bene. Segnale di adunata per i piloti. Presentarsi subito alle gabbie”.
Dopo pochi minuti Shigeru informò che tutti i piloti avevano preso posto negli Eva, tranne Rei Ayanami, che sembrava essere sparita.
“Dove sarà finita?” si chiese Ritsuko.
Misato ordinò di cercarla e cercò anche di scacciare il terribile dubbio che fosse Rei la talpa.
“Comunque” disse Makoto “finché le paratie sono attivate, è impossibile scendere lungo il Terminal Dogma”.
“Infatti. Ma dobbiamo lo stesso inviare delle squadre di sorveglianza. Kaji, le guiderai tu” ordinò Fuyutsuki.
“Io? Ma…”
“Conosci il Terminal Dogma come le tue tasche, mentre il resto del personale non lo conosce affatto perché è un area vietata a tutti. Anche le guardie, ne sorvegliano gli ingressi ma non sanno cosa c’è dentro” spiegò sorridendo l’anziano uomo, che sapeva naturalmente dell’attività spionistica di Rioji.
Che non ne fu per niente sorpreso: “Va bene. Dite alle squadre di sorveglianza di attendermi al livello E. Ci vado subito”.
Kaji scese dal ponte di comando.
“Posizionare gli Eva all’interno del Geo-Front. Talpa o non talpa dovrà per forza passare dall’alto per entrare nel Terminal Dogma. Fate venire qui delle guardie. Dovranno cercare di aprire le paratie e si può fare solo da qui. I civili nei rifugi. Anche se la battaglia avverrà qui e non in città, non possiamo certo rischiare che il pavimento li crolli sotto i piedi” ordinò ironica Misato, che caricò la sua pistola di ordinanza. Anche Makoto e Shigeru presero le loro armi dai cassetti del ponte di comando, sapendo che sarebbero stati uno degli obbiettivi del misterioso nemico.
Solo Maya, Ritsuko e Fuyutsuki non si armarono: la prima perché aborriva le armi, la seconda perché, in quanto scienziata, non ne aveva. Infine l’ultimo non lo fece perché pensava di essere ormai troppo vecchio per incominciare a sparare.

Nelle gabbie gli Eva stavano per essere lanciati all’interno del Geo-Front.
I tre nuovi piloti erano emozionati all’idea del loro primo combattimento.
“Adesso si balla! Non vedo l’ora di spaccare qualche grugno” disse Tang-Po.
“Quando il gioco si fa duro…” commentò ironico Jean-Luc.
“Calmatevi voi due” si inserì Giovanni “ancora non sappiamo con chi abbiamo a che fare. E se la battaglia avverrà dentro il Geo-Front, vuol dire che la situazione è grave”.
I tre piloti comunicavano con le finestre olografiche.
Shinji invece era preoccupato, come Asuka, per Rei: la ragazza non si era vista, e non era con loro sugli Eva.
“Ma cosa sta succedendo ad Ayanami? Sparisce per due ore, torna ed è diventata fredda come il ghiaccio, e ora siamo in una situazione di massima emergenza e non si fa vedere” disse il ragazzo.
“Forse ha avuto paura di dover affrontare un nemico sconosciuto” si inserì tramite la finestra olografica Asuka. Ma nella sua voce non c’era rimprovero o ironia.
“Non lo so. C’è qualcosa che mi sfugge”.
La discussione tra i due ragazzi fu interrotta dalla brusca partenza delle rampe verso l’alto.

“Gli Eva hanno raggiunto le loro posizioni e hanno preso le armi maggiore” informò Shigeru.
“Bene. Fatemi parlare con i piloti”.
“Signorsì. Parli pure”.
“Ragazzi mi sentite?”
“Forte e chiaro” rispose Giovanni.
“Bene. Ora ascoltate: non sappiamo chi abbiamo di fronte, se un Angelo o esseri umani, ma sembra chiaro che l’obbiettivo del nemico è il Terminal Dogma. Il vostro compito, se il nemico è un Angelo, sarà quello di tenerlo alla larga dal Central Dogma. Potete usare tutti i mezzi che ritenete necessari, ma niente azioni avventate. Chiaro? Hai capito Tang-Po?”
“Si” rispose scocciato il ragazzo.
“Però” notò Asuka “se il nemico fosse umano, allora ci penserebbero i soldati della Nerv. Noi non serviremmo a nulla”.
“Lo so, ma come ho già detto non sappiamo chi sia il nemico”.
“Signorina Misato?”
“Si Shinji?”
“Dov’è Rei?”
Misato rimase dubbiosa: come poteva dire al ragazzo che Rei era forse una traditrice? Questo pensiero ripugnava la stessa Misato, ma in quanto ufficiale non poteva farsi sopraffare dai sentimenti.
Disse comunque al ragazzo la verità: “Non lo so. La stiamo cercando”.
“Cosa? Che vuol dire?”
Improvvisamente arrivò una chiamata sul telefono di Makoto, che ripose e disse. “Maggiore, è per lei. Il signor Kaji”.
“Metti il viva voce”.
“Fatto”.
“Cosa c’è Kaji?”
“Misato” la voce di Kaji risuonava tutto intorno ”sono arrivato all’ascensore AR. Le guardie sono morte”.
“Lo temevo”.
“Però…”
“Però cosa?”
“Non riusciamo a capire di che cosa. Sui corpi non ci sono ferite. Niente di niente”.
“Non è possibile”.
Infatti le guardie che erano insieme a Kaji controllavano i cadaveri che apparivano intatti.
“E cosi invece. Questa storia non quadra. Qualcuno ha usato l’ascensore, ma adesso è fermo venti metri più in basso a causa delle paratie chiuse. Quindi temo che voi siate in pericolo, visto che il nemico cercherà di aprire sicuramente le paratie e si può fare solo dal ponte di comando”.
“Ci ho già pensato. Qui ci sono trenta guardie armate fino ai denti, noi compresi. Stai tranquillo”.
Misato non chiese a Kaji chi ci fosse nell’ascensore fermo più in basso perché sapeva che gli ascensori che scendono lungo il Central e il Terminal Dogma non hanno finestre. E non poteva neanche farlo risalire perché si possono comandare solo dall’interno.
“Ho capito che li siete armati, ma un nemico sconosciuto, che uccide gli uomini senza neanche ferirli, è troppo pericoloso”.
“Grazie per la preoccupazione” Misato sapeva che Kaji era cosi apprensivo soprattutto per lei “ma nessun uomo potrà mai entrare qui dentro”.
“Infatti, nessun uomo” disse una voce atona e insieme inquietante.
“COSA?!” esclamò spaventata Misato.
Tutti si voltarono nella direzione da cui proveniva la voce: in alto, sospeso in aria, c’era un uomo con un cappotto bianco.
“Mio Dio!” esclamò Maya.
“Misato! Che succede?” gridò preoccupato Kaji.
“Fuoco!” gridò il capo delle guardie sul ponte di comando.
Tutti aprirono il fuoco contro Legato.

Kaji sentiva le raffiche di mitra.
“MISATO? MISATO!” gridava disperato Kaji.
Poi fu silenzio.
“Misato! Rispondi!”
“Risparmia il fiato” gli rispose Legato attraverso il telefono.
“C-chi sei stronzo?”
“Se vieni qua su lo capirai”.
Legato chiuse il contatto.
Kaji rimase immobile.
Di chi era quella strana voce? Cosa aveva fatto a Misato?
Improvvisamente Kaji e le guardie sentirono degli scatti metallici: le paratie metalliche si stavano aprendo.
“Il nemico” disse una delle guardie “ha aperto le paratie”.
“Maledizione. Tre di voi restino qui di guardia, gli altri con me” ordinò Kaji.
Il gruppo di uomini corse verso il ponte di comando. Kaji si sentiva la morte nel cuore.
Quando arrivarono videro che per terra c’erano parecchi cadaveri, le guardie e gli operatori dei piani inferiori.
“Mio Dio! No!” pensò Kaji.
Le guardie si misero a perlustrare i dintorni, alla ricerca del nemico, mente Rioji corse verso il piano più alto del ponte, dove c’erano Misato e gli altri.
Prese un piccolo ascensore e sali.
Quando le porte dell’ascensore si aprirono Kaji rimase impietrito: erano tutti morti.
Ritsuko, Fuyutsuki, i tre operatori, giacevano a terra immobili, privi di vita.
“R-Ritsuko…” balbettò Kaji, che si avvicinò alla donna e le prese il polso per sentire il battito. Niente.
Guardando meglio vide inoltre che i corpi non avevano ferite e gli occhi… gli occhi erano aperti ed erano diventati bianchi!
Una morsa di dolore attanagliò il cuore di Kaji.
Dov’era finita poi Misato?
L’uomo si guardò intorno e la vide, stesa a ridosso di una parete. In una mano stringeva la sua pistola, che però si era rivelata inutile contro il misterioso nemico.
“NOOOOO!” gridò Kaji, che si precipitò da lei.
La sollevò, cercando di rianimarla: “NO! Misato! Non puoi essere…. Ti prego!”
Kaji la scuoteva, ma la donna restava inerte.
Era morta.
Anche su di lei non c’erano ferite e gli occhi erano aperti e bianchi.
Kaji cominciò a piangere, la strinse forte.
Non riusciva a crederlo possibile, proprio l’altro giorno avevano deciso di sposarsi. Kaji si sentiva al settimo cielo, e credeva di poter affrontare qualunque cosa. Invece adesso… adesso Misato non c’era più. Fino a ieri sera era davanti a lui, piena di vita, piangeva dalla gioia, avrebbero coronato il loro sogno d’amore. Finalmente, dopo anni di incomprensioni, anni in cui entrambi si erano allontanati l’uno dall’altro sforzandosi di convincere il loro cuore che fosse la scelta migliore, stavano per fare il grande passo.
Ma dal nulla arriva questo misterioso nemico che in un attimo distrugge la loro felicità, uccidendo la donna più fantastica che Kaji avesse mai conosciuto.
L’uomo accarezzò il viso di Misato, era ancora tiepido, forse…
“Misato! Non… non lasciarmi… ti prego”
Ma il capo della donna reclinò inerte sulle braccia di Kaji.
Le lacrime scendevano sulle guance di lui..
Poi alzò di scatto la testa e gridò: “MALEDETTO BASTARDO! HAI UCCISO LA DONNA CHE AMAVO! TI AMMAZZERÒ! GIURO CHE TI AMMAZZERÒ!”

Kaji si ripiegò su Misato e riprese a piangere.
“Non riuscirai ad ucciderlo. Il modo per sconfiggerlo è un altro” disse una voce femminile alle sue spalle.
Colto di sorpresa Kaji prese la pistola e la punto contro la persona che aveva parlato: era una ragazzina con i capelli rossicci, accompagnata da un uomo vestito di nero che portava sulle spalle un enorme croce.
“Chi siete?”
“Non temere. Siamo amici” rispose l’uomo vestito di nero.
“Io mi chiamo Kirishima Mana, lui Woolfwod”.
“Cosa ci fate qui? E come avete fatto ad entrare?”
“Le vostre difese non sono un granché” disse la ragazza sorridendo “ora puoi abbassare la pistola”.
“Scordatelo. Non mi fido certo di due estranei”.
Kirishima avanzò verso Kaji, la cui mano tremava: come aveva detto non poteva fidarsi di due sconosciuti, ma quella ragazzina aveva qualcosa di strano, guardarla sembrava portare la calma nel suo cuore. Istintivamente sentiva di potersi fidare. E cosi abbassò la pistola e si girò verso Misato accarezzandole i capelli.
Kirishima si inginocchiò accanto a Kaji: “Io posso aiutarti”.
“E come? Puoi far resuscitare i morti?” disse adirato Kaji. Il suo cuore era cosi sofferente per la morte di Misato che non riusciva a scherzare.
“Non è una morte definitiva.”
“Ma che dici? Il loro cuore non batte più”.
“L’essere che li ha uccisi ha molti nomi, ma qui si fa chiamare Legato Blue Summers. Qui ha assunto una forma umana. Egli è un Angelo, ma un Angelo molto particolare, che tende spesso a prendere iniziative autonome. Può uccidere le persone con un semplice tocco, ma se per quelle persone non è ancora arrivata la propria ora, allora l’anima rimane dentro il corpo morto, che ritornerà in vita una volta sconfitto lui”.
“Che cosa?”
“E cosi! Non sono potuta intervenire prima perché per farlo avrei dovuto combattere direttamente con lui, e questo non dovrà mai avvenire. Ma posso ostacolare la sua opera in maniera indiretta”.
“Come posso sapere che non mi stai prendendo in giro? Loro sono morti”.
“Si, ma, te lo ripeto, solo il corpo è morto. L’anima è ancora dentro di loro. Lo so, perché queste persone non dovevano morire adesso, e questo succede solo quando Legato elimina qualcuno che non era ancora destinato alla morte. Ti prego, non farmelo ripetere ancora, il tempo stringe”.
“Ma…”
“Se non credi alle mie parole, credi a questo”.
Kirishima prese la mano di Misato, uno strano bagliore illuminò il corpo della donna che iniziò a riscaldarsi.
“Ma che cosa…”
Kaji rimase allibito.
“Ho infuso la mia energia nel suo corpo. Non ritornerà in vita, ma almeno impedirà al corpo di decomporsi, perché anche se l’anima è ancora dentro, le funzioni vitali sono comunque ferme”.
“Ma tu chi sei?”
“Un amica” disse sorridendo Kirishima, che andò a toccare i corpi di Ritsuko, Fuyutsuki e dei tre operatori.
“Fatto. Per gli altri purtroppo non posso fare niente. La loro ora era arrivata. Ora fermiamo Legato”
“Già, è vero”.
Kaji, preso com’era da quello che era successo a Misato, si era dimenticato del misterioso nemico.
“In questo momento starà scendendo con il suo servo e Rei Ayanami verso il Terminal Dogma” disse Kirishima.
“Cosa? Con Rei? Non ci credo. Era lei la talpa?”
“No. Legato non ha bisogno di talpe, può teletrasportarsi dove vuole. E Rei lo sta aiutando solo perché in questo momento non è più lei”.
Kirishima pensò che se Rei aveva seguito il consiglio che le diede quando la protesse temporaneamente da Legato, si poteva ancora salvare.
“Starà usando l’ascensore. Dobbiamo chiudere le paratie” disse Kaji, che depose delicatamente a terra Misato, non piangeva più perché le parole di Kirishima avevano fatto rinascere in lui la speranza, e corse alla consolle di Shigeru.
Ma il comando di chiusura delle paratie era stato distrutto.
“Maledizione. Niente da fare. Ma se Legato può teletrasportarsi, allora perché usa l’ascensore?”
“Giù nel Terminal Dogma è custodita Lilith, che emana un particolare campo di forza in grado di neutralizzare i suoi poteri. Non è l’A.T. Field, ma il suo contrario. Ha permeato l’intero ambiente in cui è rinchiusa. Perciò non può teletrasportarsi li. E non può neanche agire direttamente su Lilith. Per farlo deve usare qualcuno che agisca al suo posto”.
“Cioè Rei!” esclamò Kaji.
“Esatto. Ora però basta parlare. Chiama i piloti. Devono andare nel Terminal Dogma e fermare Legato”.
“Va bene”.
7° PARTE

“Ma che pizza!” si lamentò Tang-Po.
I cinque Eva erano fermi da ormai venti minuti, niente si muoveva, nessuna comunicazione dal ponte di comando.
“Questo silenzio non mi piace. Dev’essere successo qualcosa” disse Shinji.
“Ragazzi” arrivò loro la voce di Kaji “mi sentite?”
“Signor Kaji?” esclamarono sorpresi Shinji e Asuka, che non si aspettavano di sentire proprio lui.
“Si. Sono io. Ascoltate bene adesso: il nemico è dentro la base. Si tratta di un Angelo con sembianze umane. Si fa chiamare Legato Blue Summers. Il suo obbiettivo è il Terminal Dogma e ha già cominciato la discesa. Dovete fermarlo assolutamente”.
“Ma che fine hanno fatto il maggiore Katsuragi e la dottoressa Akagi?” chiese Giovanni.
Kaji non sapeva che dire: comunicare ai ragazzi che erano morte sarebbe stato un colpo terribile per loro.
Ma le parole di Kirishima aveva infuso all’uomo una strana sicurezza, era fiducioso che tutto si sarebbe risolto per il meglio, che Misato, Ritsuko e quegli altri poveretti non erano perduti.
Si mantenne sul vago: “Per il momento non ci sono. Ma ora non pensateci, dirigetevi verso il Terminal Dogma. Le paratie sono già aperte, devo solo schiudere il portello blindato che collega il Central Dogma con il Geo-Front”.
“D’accordo” dissero Asuka e Shinji.
Kaji trafficò alla consolle di Shigeru, non era molto pratico di quei comandi, ma li trovò abbastanza rapidamente.
Nel Geo-Front i piloti videro l’enorme portello blindato, posto dietro l’edificio a forma di piramide, che si apriva lentamente.

Intanto, all’ingresso dell’ascensore AR, le guardie lasciate li da Kaji facevano la guardia.
“Cosa facciamo?” chiese uno dei tre.
“Non lo so. Possiamo solo aspettare qui. Le paratie blindate si sono aperte, l’ascensore è sceso fino al Terminal Dogma, ma ora sembra stia risalendo”.
“Vorrei sapere cosa sta succedendo. Ehi, non avete sentito qualcosa?”
La guardia puntò il mitra in direzione della galleria che avevano davanti, anche se sembrava non esserci niente.
Gli altri due si guardavano in giro sospettosi, le armi pronte.
La prima guardia fece qualche passo in avanti, si guardò intorno: silenzio e oscurità regnavano sovrane.
Dopo una decina di secondi disse: “Bah, sarà stata solo un…” si interruppe all’improvviso.
“Cosa ti…” chiesero le altre due guardie, che rimasero però a bocca aperta: alle spalle del loro compagno era apparso dal nulla un uomo con un cappotto bianco, che lo aveva toccato con una mano sulla spalla.
Gli occhi della guardia toccata divennero di colpo bianchi, la pelle paonazza, e infine cadde a terra morto.
“Stupidi Lilin” disse Legato “Non siete in grado di usare al massimo il frutto della conoscenza. Che spreco”.
Spaventate le altre due guardie spararono contro Legato.
I proiettili lo raggiunsero, e penetrarono anche il suo corpo.
Ma Legato non solo non trasalì neppure, ma in pochi secondi le ferite si richiusero, il sangue uscito rientrò in esse e perfino il vestito tornò integro.
Legato sorrise leggermente e con velocità eccezionale si pose davanti alle altre due guardie, terrorizzate, le toccò e gli fece fare la stessa fine del loro compagno.

Legato si apprestò a salire sull’ascensore che in quel momento si fermò davanti a lui.
“Che umiliazione” pensava Legato “essere costretto a prendere l’ascensore come i Lilin. Rallenta di molto l’operazione. Ma dato che non posso giungere nella zona in cui è custodita Lilith con il teletrasporto, devo adeguarmi. Thoms e Rei sono già li che mi aspettano. Manca solo un ultimo passo, e poi il mio piano si realizzerà”.
Mentre stava per entrare nell’ascensore, Legato si fermò, come se sentisse qualcosa.
Sorrise leggermente e disse con calma: “Sapevo che l’avresti fatto Kirishima. Una mossa giusta ma prevedibile quella di usare gli Evangelion per fermarmi. Ho già pensato a questa evenienza”.
Con calma Legato estrasse dalla tasca del suo cappotto tre piccole scatole nere, sulle quali vi erano le scritte 4° A, 5° A e 9° A.
“Deve ringraziare la Nerv per aver conservato questi campioni. Andate, miei burattini. Fate il vostro dovere”.
Le scatole cominciarono a vibrare, si aprirono di scatto e tre piccoli oggetti avvolti da una strana energia nera si sollevarono da esse e si infilarono nel Central Dogma risalendolo velocemente.
Legato entrò con calma nell’ascensore e cominciò a scendere.

Intanto nel Geo-Front i cinque Eva attendevano che il portello si aprisse per permettere loro di scendere lungo il Central Dogma tramite dei montacarichi.
“Pronti all’azione” disse Asuka.
Quando il portello si aprì, gli Eva si avviarono verso di esso, ma all’improvviso i piloti sentirono uno strano rumore, come se qualcosa di molto grosso si stesse avvicinando a forte velocità dal basso.
Istintivamente indietreggiarono.
E di un tratto videro i tre oggetti avvolti da energia nera, che nel frattempo erano diventati giganteschi, mettersi a mezz’aria davanti a loro.
“Ma che diavolo sono?” chiese Tang-Po.
I tre oggetti neri cominciarono ad assumere una strana forma, ciascuna diversa, e infine l’energia che li avvolgeva sparì.
“Ma quelli…, quelli sono…” Asuka e Shinji erano stupefatti.
Davanti a loro si erigevano il 4°, il 5° e il 9° Angelo.
“N-non può essere” balbettò Shinji “questi Angeli li avevamo già sconfitti e i loro corpi erano stati smantellati dalla Nerv! Come possono essere qui di nuovo interi?”
“Non ci capisco più nulla! Ma li abbiamo già sconfitti. Possiamo rifarlo” affermò Asuka.
“Non credo” si inserì Giovanni.
“Eh?! Perché?”
“Io ho letto i rapporti sulle battaglie contro questi Angeli. E in tutti e tre i casi li avete sconfitti per caso o in condizioni particolari”.
Shinji ci rifletté sopra: Giovanni aveva ragione.
Il 4° Angelo Shinji lo sconfisse solo perché in quel momento si era scagliato incurante di tutto contro di esso, l’Angelo lo aveva infilzato, bloccando cosi le sue fruste energetiche e permettendogli di colpirlo al nucleo. Ma era stato un caso. L’Angelo per un pelo non colpì l’Entry Plug. Oppure se avesse mirato ad un altro punto, come la testa, avrebbe distrutto l’Eva-01.
Il 5° Angelo era stato sconfitto anch’esso per un pelo con l’operazione Yashima, che certo in quel momento non si poteva ripetere.
E il 9° Angelo lo avevano battuto abbastanza facilmente solo perché i tre Eva tentavano di raggiungere la superficie attraverso lo stesso condotto usato dal nemico, e si erano ritrovati sotto il suo unico punto debole, il grande occhio da cui colava quel liquido corrosivo.
Si, questi tre Angeli li avevano sconfitti per caso o in condizioni particolari.
E poi Shinji notò una cosa: il nucleo del 4° Angelo aveva un colore strano, era sempre rosso, ma un rosso molto scuro, spento.
“Anch’io ho letto quei rapporti” disse Jean-Luc “ma adesso siamo in cinque. Non dovremmo avere troppi problemi”.
Come in risposta un bagliore partì dalla fessura perimetrale del 5° Angelo.
“Attento Jean-Luc!” gridò Shinji, che con il suo Eva-01 si lanciò contro l’Eva-00 Beta per farlo spostare.
Appena in tempo: mentre i due Eva si gettavano a terra, il punto in cui si trovava l’Eva di Jean-Luc esplose.
“Ti devo un favore mon ami. Come lo…”
“Questo Angelo utilizza come arma un fascio di particelle accelerate, che sono visibili solo di notte. Il raggio con la luce del sole è invisibile. Quello che ti colpisce non lo vedi arrivare”.
Shinji si mise una mano sul petto ricordando il dolore che gli provocò quell’Angelo la prima volta che provò ad affrontarlo.
“Non restiamo qui fermi. Spostiamoci!” gridò Tang-Po.
I cinque Eva si sparpagliarono, mentre i tre Angeli cominciarono ad attaccare.
Il 5° Angelo distruggeva tutti i punti dove i ragazzi cercavano di ripararsi, e mentre correvano da un punto all’altro il 4° Angelo cercava di tagliarli a pezzi con le fruste energetiche, mentre il 9° tentava di infilzarli con la punta delle sue zampe. Entrambi mancavano il bersaglio per poco.

Dal ponte di comando Kaji osservava il tutto allibito: “Ma come ha fatto questo Legato a far rivivere quegli Angeli?”
“Non li ha fatti rivivere” disse Wolfwood alle sue spalle.
“Come?”
“E’ cosi” si inserì Kirishima “Legato non li ha fatti risorgere, ha solo rianimato i resti partendo da campioni conservati dalla Nerv e utilizzando al massimo le capacità rigenerative proprie di ogni Angelo. Ma quelli che vedi sono solo corpi vuoti, privi di anima, burattini nelle mani di Legato”.
“Quei ragazzi hanno un solo modo per batterli: farli a pezzi letteralmente, perché dato che quelli sono Angeli-zombie, colpirli al nucleo non serve a nulla” spiegò Wolfwood.
“Uccide le persone con un solo tocco, si teletrasporta, può rianimare i corpi morti, compresi quegli degli Angeli: ma si può sapere cos’è Legato? Un Angelo d’accordo, ma che tipo di Angelo?” chiese Kaji.
Ma Kirishima sembrava non ascoltarlo, era concentrata su qualcos’altro.
D’un tratto disse: “Wolfwood, dobbiamo andare subito al Terminal Dogma. Legato sta per agire. Andiamo. Kaji, chiedi agli Eva di raggiungerci”.
“Ma…” Kaji non finì di parlare perché Kirishima e Wolfwood scomparirono.
Ripresosi dallo stupore, l’uomo contattò i piloti.

Era molto difficile evitare gli attacchi degli Angeli-zombie.
I ragazzi erano in difficoltà, mentre Tang-Po fremeva: “Ora basta, non ne posso più di scappare! All’attacco!”
Tang-Po attivò le braccia potenziate del suo Eva e si scagliò contro il 9° Angelo, che tentava di fermarlo con le zampe.
Ma i thailandese evitava tutti gli attacchi muovendosi con grande velocità.
Raggiunse il nemico e cominciò a riempirlo di pugni. La loro potenza era tale che il corpo dell’Angelo vibrava moltissimo.
“Prendi questo stronzo! E anche questo! E questo!” gridava scatenato Tang-Po.
Di scatto però l’Angelo girò verso Tang-Po uno degli occhi racchiusi in un triangolo che si trovavano sul suo corpo. Dal centro dell’occhio partì un getto di liquido arancione.
Tang-Po lo evitò allontanandosi dal nemico , ma alcune gocce caddero sull’armatura del suo Eva corrodendola e aprendovi dei buchi.
“Merda! E’ acido!”
Poi un bagliore proveniente dall’alto attirò la sua attenzione, il ragazzo capì subito cos’era, gridò: “Cazzo!” e si spostò.
Il punto su cui si trovava esplose, mandandolo a gambe all’aria.
“Tang-Po, tutto bene?” gli chiese Giovanni.
“Si, si” rispose adirato.
“Avete notato una cosa mes amis?” si inserì Jean-Luc “Il nemico a forma di piramide non osava far fuoco contro Tang-Po quando era vicino al suo compagno. Credo che…”
“Ho capito cosa vuoi dire” gli rispose Asuka “combattere in maniera ravvicinata il 4° e il 9° Angelo e contemporaneamente farci scudo col loro corpo dal 5°”.
“Exactement!”
“E’ alquanto rischioso, certo quei due non vorranno collaborare, ma in effetti dobbiamo fare qualcosa, continuare ad evitare gli attacchi non serve a nulla” disse Shinji.
“Ragazzi, ci siete?” giunse loro una voce via radio.
“Signor Kaji, finalmente. Qui è un casino” gli rispose Giovanni.
“Lo immagino, ma il pericolo più grande in questo momento si trova dentro la base. Dovete immediatamente scendere nel Terminal Dogma e fermare Legato”.
“E come facciamo con questi qui?”
“Capisco la situazione, ma se non fermiamo Legato, anche se ammetto di non sapere cosa vuole fare, di sicuro succederà qualcosa di terribile all’intera umanità”.
“Ma si può sapere chi è questo Legato?” chiese Asuka.
“Non lo so bene neppure io. Ma è molto potente e…”
“E cosa?”
“E sembra che Rei sia con lui”.
Shinji e Asuka rimasero senza parole: Rei era con il nemico? Perché? Cosa aveva fatto a quella ragazza cosi dolce e innocente?
Giovanni interpretò bene il loro silenzio e disse: “Asuka, Shinji, andate voi. Ci penseremo noi tre a distruggere questi qui”.
“Sei sicuro?” chiese poco convinto Shinji.
“Si. Ho capito che volete molto bene a Rei, e che se dovesse succederle qualcosa senza che voi abbiate fatto niente per impedirlo, ci soffrireste troppo. Per cui andate, non preoccupatevi per noi. I nostri Eva sono più potenti dei vostri”.
Shinji e Asuka si guardarono attraverso la finestra olografica, la ragazza disse: “Grazie” e subito si diressero verso il portello che conduceva all’interno della base.
“Bene. Forza ragazzi, copriamoli!” gridò Giovanni.
I tre Eva cominciarono a mettersi in bella mostra davanti ai tre nemici, ad agitarsi per attirare la loro attenzione.
Gli Angeli risposero tentando di colpirli, e non appena Shinji e Asuka si calarono dentro il portello, i tre ragazzi cacciarono le loro armi e urlando caricarono i nemici.

8° PARTE

“Bene. I ragazzi stanno arrivando nel Terminal Dogma. Ora devo cercare di…” Kaji fu interrotto da una spia rossa che si accese all’improvviso insieme ad un monitor.
“Che succede adesso?” si chiese l’uomo avvicinandosi al monitor.
Rimase a bocca aperta: “Non ci posso credere! L’Eva-00 si… si è attivato da solo”.
Infatti l’Eva di Rei cominciò a muoversi, sfondò la gabbia in cui era custodito e, abbattendo le pareti interne della base, si diresse verso il Central Dogma.
“Devo avvertire Shinji e Asuka” disse l’uomo, quando sentì un rumore alle sue spalle.
Si voltò e vide Gendo.
“Non disturbarti. Ormai è inutile” disse il comandante.
Kaji lo fissò sorpreso.

Shinji e Asuka scendevano lungo il Central Dogma tramite dei montacarichi.
“Cosa credi che abbia fatto questo Legato a Rei” chiese Shinji ad Asuka.
“Non saprei. Ma temo che le abbia fatto una specie di lavaggio del cervello. Questo spiegherebbe perché era cosi strana quando l’abbiamo vista prima”.
“Indovinato” disse una voce femminile dentro le loro menti.
“Cosa!?” esclamarono insieme i due ragazzi.
“Non spaventatevi. Sono io, Kirishima”.
“Kirishima? E cosa ci fai nelle nostre teste?” chiese un po’ ingenuamente Shinji.
“E’ una lunga storia, adesso non posso dirvela. Ma Rei è in pericolo, come l’intera umanità. Vi prego di fidarvi di me. Sappiate che Legato nel Terminal Dogma non ha i suoi poteri, ma nella zona antecedente li possiede comunque. E li che siete diretti attraverso questo condotto. Dovrete prepararvi ad una battaglia terribile, che non potrete vincere”.
“E perché?”
“Legato non può essere ucciso, perciò alla fine continuerà sempre ad alzarsi in piedi”.
“Allora cosa possiamo fare?”
“Dovrete coprirmi. Tenete impegnato Legato, mentre io penserò a salvare Rei”.
“Ma adesso dove sei?”
“Sono all’ascensore che conduce al Terminal Dogma. Legato lo ha fatto rimanere li sotto naturalmente. Ma siccome non ha i suoi poteri adesso, non dovrebbe percepire la mia presenza. Però starà sicuramente li ad aspettarmi. Ed è comunque pericoloso. Neanche io ho poteri li dentro, cercherò di arrivare col mio teletrasporto dove posso, poi toccherà al mio compagno Wolfwood. Non posso arrivare fin dentro il Terminal, ma intanto… Voi dovete allontanare Legato”.
“Non capisco, comunque… non riesco a dirti di no. Io sono con te. E tu Asuka?”
“Neanche io riesco a dire di no a Kirishima. Va bene”.
I due Eva intanto erano giunti a destinazione.
Davanti a loro, sul fondo del condotto, si erigeva un enorme pozzo, sul cui fondo si intravedeva del liquido rosa.

Dentro il Terminal Dogma invece, davanti alla gigantesca figura crocifissa di Lilith, c’erano Legato, Rei e Thoms.
“Lilith, da quanto tempo” disse Legato.
Rei restava in silenzio, e aveva gli occhi chiusi, concentrata, mentre Thoms sorrideva soddisfatto.
“Rei sta conducendo qui l’Eva-00 mio signore?”
“Si. E’ indispensabile, perché se non toglie la Lancia di Longino dal corpo di Lilith, non potremo dare il via alla fase finale del piano. Sarà qui tra pochi minuti”.
All’improvviso sentirono un rumore provenire dietro di loro, da lontano. Sembrava qualcosa di enorme che entrava in acqua.
“E’ già arrivato?”
“No. Troppo presto” disse legato che cominciò a riflettere per poi dire: “Sono venuti. Sicuramente non tutti, ma quei maledetti Eva sono qui. Credo anche di sapere chi sono: Shinji Ikari e Asuka Soryu Langley. Pensavo che i miei Angeli-zombie li avrebbero distratti, ma evidentemente gli altri tre piloti si sono dati da fare per permettere a quei due di venire qui. Ho commesso un errore Thoms, perché non riesco a capire quelle cose inutili che i Lilin chiamano sentimenti. Questo dev’essere l’altruismo” disse con sguardo leggermente contrariato.
“Cosa facciamo mio signore?”
“Resta qui con Rei e inserisci questo nel suo corpo quando arriverà l’Eva-00 e avrà tolto la Lancia dal corpo di Lilith”.
Legato estrasse qualcosa dalla tasca del cappotto e la consegnò a Thoms.
“Un’altra cosa Thoms: sicuramente Kirishima e Wolfwood verranno qui. Sarai da solo. Cerca di trattenerli il più possibile”.
“Si mio signore”.
Dopo di che Legato si avviò attraverso una porta verso la zona antecedente il Terminal Dogma.

“Shinji, guarda!” esclamò Asuka.
I due ragazzi avevano raggiunto la zona antecedente il Terminal e rimasero a guardare incuriositi l’ambiente: l’acqua era di colore rosso, e tutt’intorno c’erano delle enormi colonne di sale.
“Ma questo… questo…” disse Shinji.
“Si. Questo ambiente riproduce il Polo Sud dopo il Second Impact. L’ho visto nei documentari” spiegò Asuka.
“Ma… ma perché hanno voluto riprodurre quel ambiente? E come hanno fatto?”
“Non ne ho la minima idea, ma adesso basta parlare, andiamo da Rei. Quel gigantesco condotto deve portare al Terminal Dogma”.
I due Eva cominciarono ad avviarsi verso un enorme apertura a forma di rombo, che sembrava fatta apposta per contenere un Eva.
Però videro qualcosa sospeso in aria, proprio davanti all’apertura: sembrava un uomo con un cappotto bianco.
“Benvenuti ragazzi” disse l’uomo.
“C-chi sei?” chiese Shinji.
“Sono Legato, Legato Blue Summers. Piacere di conoscervi”.
“Allora sei tu il bastardo responsabile di tutto questo!” esclamò Asuka che si diresse contro di lui cercando di afferrarlo con una mano del suo Eva.
Ma non appena lo toccò, una enorme esplosione di energia la scaraventò indietro.
“Asuka!” gridò Shinji.
“Stupidi Lilin. Non avete speranze contro di me. Vi consiglio di starvene buoni”.
Si sentì un rumore provenire dall’alto, Shinji e Asuka videro l’Eva-00 che scendeva sospeso in aria nella zona in cui si trovavano adesso.
“L’Eva-00!? Ma come può essere? Rei non dovrebbe essere con Legato? E come fa a volare?” disse Asuka.
“Rei lo sta controllando con la mente. Voi non immaginate neppure cosa sia in realtà quella ragazza. E l’Eva-00 riesce a volare grazie a delle ali formate con l’energia del A.T. Field, per questo invisibili a occhio nudo” spiegò Legato.
“Incredibile” disse Shinji.
L’Eva-00 toccò il suolo e cominciò a dirigersi verso l’apertura.
“Questa storia non mi piace affatto” affermò Shinji, che tentò di fermare l’Eva-00.
Ma Legato alzò una mano contro l’Eva-01, dalla quale partì una nuova raffica di energia che scaraventò lontano Shinji.
“Non fare una mossa” disse minaccioso Legato, che notò come non riuscisse a teletrasportarsi dentro i due Eva per sistemare subito i piloti.
“I loro Eva hanno rimodulato i propri A.T. Field per limitare i miei poteri. Dovrò usare le maniere forti” pensò Legato.
Shinji si rialzò e gridò: “Non ho ancora capito chi sei, e non so che cosa tu abbia in mente, ma non ti permetterò di sfruttare Rei. Asuka, ferma l’Eva-00, io mi occuperò di questo mostro”.
“Va bene” rispose determinata Asuka.
Legato scosse la testa: “E come vorresti fermarmi? Non sai chi hai di fronte ragazzino”.
“Neanche tu sai chi hai di fronte” disse Shinji, che si scagliò contro Legato, mentre Asuka si lanciò verso l’Eva-00.
Legato sorrise e lanciò nuove scariche di energia.
I due Eva vennero colpiti in pieno, ma non demordevano.
Shinji e Asuka provavano un dolore terribile, ma non cedettero.
Pensando a Rei e a tutti gli altri non cedettero.
Legato aumentava l’intensità delle sue raffiche, ma i due ragazzi non si arresero, anche se lentamente, continuavano ad avanzare.
Legato cominciò a mostrare leggeri segni di sforzo sul volto, finché Shinji gridando come per darsi forza, lo raggiunse e lo colpì con un pugno.
La mano destra dell’Eva-01 piombò su Legato, lanciandolo a forte velocità verso la parete dietro di lui.
Asuka, finalmente libera nei movimenti, andò addosso allo 00 e lo fermò prendendolo per le gambe.
L’Eva-00 resisteva, Asuka faceva di tutto per trattenerlo.
Shinji fissava Legato che si era schiantato contro la parete lasciando l’impronta.
Dopo un simile colpo avrebbe dovuto ritrovarsi con le ossa polverizzate e gli organi spappolati.
E invece, come se niente fosse, si mosse e fu di nuovo sospeso in aria.
“Bravo ragazzino. Mi hai sorpreso. Adesso tocca a me”.
Legato chiuse gli occhi, cominciò a concentrarsi, e di colpo iniziò a tremare, il suo colpo fu avvolto da una luce nera.
Shinji lo osservava spaventato: la figura avvolta dall’energia nera iniziò ad aumentare di dimensioni ed ad assumere una strana forma, strana ma insieme familiare.
Quando l’essere raggiunse le dimensioni di un Eva, l’energia nera sparì, e Shinji rimase senza parole: davanti a lui si erigeva una creatura che come forma del corpo e della testa era identica all’Eva-01, solo di colore nero, aveva un corno sulla fronte, una bocca con denti aguzzi, mani artigliate e due occhi colore rosso sangue.
“Ho deciso di onorarti” la voce di Legato giunse nella mente del ragazzo “assumendo la forma della creatura che stai pilotando adesso. Cosi, quando morirai, avrai un idea di quello che ti ha sconfitto”.
Shinji si spaventò, ma cercando di farsi coraggio, si mise in posizione difensiva.
Anche Asuka fece lo stesso davanti all’Eva-00, cercando di non farlo passare.
La vera battaglia iniziava adesso.


Fuori nel Geo-Front continuava la battaglia tra i tre nuovi Eva e gli Angeli-zombie.
“Le cose non vanno come avevo previsto” si lamentò Giovanni.
“Ci credo! A causa di quel maledetto Angelo blu non abbiamo il tempo per pensare!” gridò Tang-Po.
Il 5° Angelo lanciava ancora le sue raffiche, facendo esplodere i luoghi tutt’intorno ai tre Eva, che evitavano gli attacchi per poco. I piloti mostravano evidenti segni di stanchezza.
“Non ce la faccio più a scappare. Ora basta! Un Mont non scappa! Chi vinca o muoia, io vado all’attacco” gridò il francese.
Estrasse le due aste dagli avambracci dell’Eva-00 Beta e si lanciò contro il 4° Angelo, che mandò in avanti le fruste energetiche.
“Pazzo! Torna indietro!” gridò Giovanni.
Tang-Po velocissimo avanzò verso il Beta e afferrandolo per le spalle lo trasse indietro.
Appena in tempo, visto che nel punto in cui si trovava Jean-Luc si agitavano le armi dell’Angelo, che avrebbero potuto tagliarlo in due.
I tre Eva andarono a nascondersi dietro la piramide del Geo-Front.
“Abbiamo pochissimo tempo. Ma che ti è venuto in mente? Proprio tu, cosi controllato, ti lanci negli attacchi suicidi!” lo rimproverò l’italiano.
“Ha ragione. Gli attacchi suicidi lasciali a me” scherzò Tang-Po.
“Voi non potete capire” disse con lo sguardo basso il francese.
Jean-Luc pensò al suo passato: lui veniva da una famiglia nobile, era l’ultimo di tre fratelli, ma proprio per questo era maltrattato dal padre.
La madre, Marguerite, molto bella e dolce, era morta quando lui aveva quattro anni.
Il padre, il conte Jacques Mont, era incapace di amare, il matrimonio con Marguerite era stato imposto dalle famiglie, teneva molto alla reputazione della famiglia, che aveva vinto guerre, in Europa e negli altri continenti, era sopravvissuta alla rivoluzione francese, a Napoleone.
Stravedeva per il primogenito, Julien, al quale aveva inculcato i valori dell’aristocrazia, rendendolo cosi arrogante, bigotto, egoista.
Gli altri due figli invece erano stati messi da parte, oscurati da Julien.
Ma mentre il secondogenito, Robert, essendo più grande, aveva qualche speranza di imporsi all’attenzione del genitore, Jean-Luc venne liquidato subito, trattato come l’ultima ruota del carro.
Il padre fece si che il figlio minore avesse un educazione molto raffinata e completa, ma non gli diede mai l’affetto che il ragazzo voleva.
Inconsciamente Jean-Luc voleva essere amato dal padre, e allora cercava di comportarsi come avrebbe voluto il genitore.
Per questo guardava con sufficienza gli altri e tendeva ad estraniarsi: il padre non avrebbe mai approvato che lui frequentasse certe persone o facesse cose tipo giocare a palla.
Troppo plebei per un Mont.
Ma il ragazzo ne soffriva, lui voleva far parte del mondo composto dai suoi coetanei, e nello stesso tempo voleva entrare a far parte del mondo di suo padre.
E quando capì che non poteva avere entrambi, la disperazione si impadronì di lui, e tentò invano di affondare il suo dolore dietro una maschera aristocratica.
La sua ambivalenza era dimostrata da un lato dal suo comportamento snob, dall’altro da alcuni suoi approcci insieme ai suoi coetanei, come la partita di calcio disputata il giorno prima.
Un gesto intollerabile per il padre.
E anche adesso, si era lanciato in quell’attacco suicida per dimostrare al padre che lui era all’altezza dei suoi antenati guerrieri.
“Ehi bello” Tang- Po interruppe i suoi pensieri “non dormire. Se ho capito il tuo problema, allora sai che ti dico? Tuo padre, mandalo a quel paese!”
“Ehhh?!”
“Tang-Po ha ragione. Quando hai detto che un Mont non scappa, hai dimostrato di volerti rendere degno del tuo nome. Lo abbiamo capito sai? Non sei il primo, e non sarai l’ultimo. E io ti dico: si te stesso, basta cercare di apparire come ti vogliono gli altri”.
Jean-Luc rimase in silenzio, mentre Tang-Po disse: “Quella merda a forma di piramide sta per riattaccare insieme agli altri. Giovanni, distraiamoli mentre Mr. Nobiltà riflette”.
“Va bene”.
Gli Eva Alpha e Gamma uscirono dal nascondiglio e si diressero verso i nemici.
“Complimenti Tang-Po” disse Giovanni.
“Per cosa?”
“Hai capito il problema di Jean-Luc prima di me. Possiedi un ottimo intuito”.
“Vuoi prendermi in giro?”
“Assolutamente”.

Jean-Luc ci rifletté sopra, strinse i pugni ed esclamò: “Si. Si, è cosi. Io sono Jean-Luc Mont e devo essere come voglio io, non come mi vogliono gli altri! Ora sono… sono libero. Era cosi semplice, come ho fatto a non pensarci prima?”
L’Eva-00 Beta si rialzò, prese le sue aste e di corsa raggiunse i suoi due compagni.
“Ci sei Jean-Luc?” chiese Giovanni.
“Si. Adesso si” rispose sicuro di se il francese.
“Alla buon ora” commentò Tang-Po, che in quel momento risentì la vocina proveniente dal suo cuore: “Vuoi ancora negare che l’hai fatto per altruismo? Tu eri preoccupato per Jean-Luc”.
Tang-Po sembrava sul punto di scoppiare per la rabbia, invece sorrise e disse sprezzante: “Hai vinto, non posso negarlo. Si, l’ho fatto per altruismo”.
“E se è capace di preoccuparsi per gli altri uno come te, non credi adesso che il bene esista nell’uomo?” chiese la vocina.
“Per quanto detesti ammetterlo, hai ragione anche stavolta” rispose il ragazzo.

NELLO STESSO MOMENTO/TERMINAL DOGMA
Legato, nella sua nuova, mostruosa forma si erigeva davanti a Shinji, mentre Asuka sbarrava la strada all’Eva-00.
“Cosa hai intenzione di fare ragazzino?” chiese mentalmente Legato a Shinji.
“Fermarti. A qualunque costo”.
“Provaci allora”.
L’Eva-01 si lanciò contro Legato, che velocissimo lo prese per il collo, stringendolo in una morsa.
Shinji non riusciva a respirare.
“Quanto tempo pensi che ci metterò a spezzarti il collo?” chiese ironico Legato, che cominciò a torcere la mano.
Shinji si sentiva il collo in una stretta mortale.
Ma non si diede per vinto: anche se Shinji non conosceva nulla di arti marziali, sapeva che gli Eva ripetono i movimenti pensati dal pilota. Perciò lui poteva benissimo inventarsi qualunque mossa, l’Eva l’avrebbe ripetuta, anche se il ragazzo non era in grado di metterla in pratica.
Shinji si concentrò, l’Eva-01 si mosse, rapidissimo mise le gambe attorno al collo di Legato e le torse.
Spezzò il collo del mostro, che stramazzò al suolo.
“Meno male” Shinji riprese fiato.
Ma subito Legato si rialzò, il collo tornò integro, afferrò Shinji dal torace e lo scagliò con violenza contro l’Eva-02.
Asuka stava in quel momento combattendo con lo 00, lo aveva quasi soggiogato riempendolo di pugni e calci, quando si vide arrivare addosso l’Eva-01.
A causa della velocità con cui l’aveva lanciato Legato, non riuscì ad evitarlo, venne presa in pieno e tutti e due finirono contro una parete, aprendovi un grosso buco.
L’Eva-00 approfittò della situazione per infilarsi nella galleria.
“Ehi fermo!” gli gridò Asuka.
Tentò di rialzarsi, ma Legato fece un enorme balzo ed atterrò proprio davanti ai due Evangelion.
“Vi consiglio di stare fermi. Di morire morirete ugualmente, ma se non interferite almeno non proverete dolore” disse il mostro nelle loro menti.
Asuka piena di rabbia si lanciò contro di lui, provò a dargli un pugno, ma Legato lo prese senza problemi e strinse forte, stritolando la mano dello 02.
Asuka gemette per il dolore.
Legato notò una cosa: il suo potere di togliere la vita con un semplice tocco, non funzionava con lo 02, e sicuramente non funzionava neanche con gli altri Eva.
“Sarà dovuto al fatto che possiedono una parvenza del Frutto della Vita. Non sono veramente immortali, ma li rende comunque immuni al mio tocco. Almeno in parte” pensò.

Intanto, nell’area in cui era custodita Lilith, Thoms osservava l’arrivo dell’Eva-00.
“Perfetto. Il piano del mio padrone Legato si sta compiendo. Rei, ordina al tuo Eva di estrarre la Lancia di Longino dal corpo di Lilith”.
Rei non rispose, ma sempre concentrandosi con gli occhi chiusi eseguì l’ordine.
L’Eva-00 entrò nella vasca in cui era immersa la croce con sopra Lilith e fece per prendere la lancia.
“Niente può fermare Legato ora!” esclamò soddisfatto Thoms.
“Non contarci troppo” disse una voce sopra di lui.
“Cosa?! Ma questa voce… Wolfwood!”
Sorpreso Thoms guardò in alto e vide Wolfwood che stava planando nella sua direzione grazie alla sua croce gigante, trasformata in una specie di deltaplano.
Tra le braccia reggeva Kirishima.
“Una bella entrata in scena. Anche Kirishima non ha poteri qui dentro, ma ha scelto un metodo più originale di quello del mio padrone per giungervi” disse Thoms.
Wolfwood e Kirishima atterrarono, prontamente l’uomo, pensando che la sua croce precedente non aveva anche quel utile optional, premette un pulsante sulla sua croce ritrasformandola in una mitragliatrice e puntandola contro Thoms.
“Fatti da parte”.
“Mai. Il mio padrone mi ha ordinato di proteggere Rei e il suo piano. E io lo farò”.
“Sei solo un burattino nelle sue mani. Non lo capisci?” disse Kirishima.
“Non mi importa. Io appartengo a Legato ormai”.
“E’ inutile parlarci Kirishima. Questo qui è solo uno zombi, uno che Legato ha rianimato allo scopo di avere uno schiavo che agisse per lui senza farlo uscire allo scoperto. Non ha più una mente propria” affermò Wolfwood.
“Hai ragione. E ora vi farò a pezzi in suo nome”. Thoms estrasse qualcosa dalla tasca della sua giacca: un piccolo oggetto di metallo lucente.
“Ma che…?” si chiese Wolfwood osservandolo incuriosito.
Solo Kirishima capì subito e gridò: “Attento Wolfwood!”
Dall’oggetto di Thoms partì un raggio di colore verde, che Wolfwood evitò per un pelo scansandolo insieme a Kirishima.
Il raggio colpì una parete contro di loro, facendola esplodere.
“Ma che razza di arma è quella?” chiese Wolfwood dopo che mise lui e Kirishima al riparo dietro un grosso gradino.
“Dev’essere un arma che Legato ha preso da un altro pianeta. Ricorda che il suo campo d’azione, come il mio, non riguarda solo la Terra, ma l’intero universo” spiegò Kirishima.
“Brava, hai indovinato. Tu non corri rischi Kirishima, anche se ti colpissi distruggerei solo il tuo corpo materiale. E la stessa cosa accadrebbe al mio padrone. Ma Wolfwood è diverso. Lui al contrario di me è veramente vivo” disse Thoms.
“Infatti. Tu non hai avuto la stessa fortuna” lo canzonò Wolfwood.
Thoms: “Fammi capire come è andata: tu stavi morendo in quella chiesa, su un altro pianeta, in un altro tempo, imploravi Dio di darti una seconda possibilità, ora che avevi capito quanto fosse sbagliato uccidere. Dio ascolta la tua supplica, ti concede una nuova chance, guarisce il tuo corpo e poi ti manda in giro per l’universo a espiare le tue colpe passate facendo del bene insieme a Kirishima. Lo trovo assurdo. Tu sei un assassino Wolfwood. Anche se lo facevi a fin di bene, hai ucciso molte volte. Lo rifarai ancora”.
“Cosa ne sai di quest’uomo Thoms? Non sai quanto amore ci sia nel suo cuore. Ha sbagliato, ma Dio offre sempre la possibilità di redimersi a che è veramente pentito” disse Kirishima.
“Lo so. Ma ciò non toglie che il piano di Legato stia per riuscire. E voi non potete farci nulla. Vi tengo sotto tiro. Rei, procedi”.
Rei, che fino a quel momento era rimasta immobile, riaprendo giusto gli occhi quando sentì la voce di Kirishima, si riconcentrò, l’Eva-00 riprese a muoversi e incominciò a togliere la lancia dal corpo di Lilith.
“Maledizione! Che facciamo Kirishima?”
Kirishima non rispose, stava pensando a qualcosa.

PONTE DI COMANDO
Kaji fissava il comandante Ikari, che in quel momento era entrato dalla porta. Kaji non se ne accorse subito perché troppo preso da quello che stava succedendo nella base.
“Comandante” esordì sospettoso Rioji “cosa ci fa qui?”
“Cerco di salvare il mondo” rispose con calma avviandosi verso la consolle di Makoto.
“Cosa vuole dire?”
“Le battaglie che stanno avvenendo in questo momento sono inutili. Dal mio ufficio ho visto e sentito tutto quello che è successo qui e in superficie. Legato è un nemico che non si può sconfiggere”.
“Ma che dice?”
“Gli sforzi di quei ragazzi sono inutili. Dopo aver visto le azioni di Legato ho capito con chi abbiamo a che fare. E’ una guerra persa in partenza. Credo anche di aver capito cosa vuole fare. Si, quella profezia, il segmento R2 dei Rotoli del Mar Morto. Ecco cosa voleva dire. Se il suo piano riesce sarà davvero seguito dal silenzio, il silenzio del nulla”.
Kaji ascoltava il comandante, che parlava con voce calma e rassegnata.
“Io non voglio la distruzione dell’umanità, ma il suo perfezionamento. Se questo non può realizzarsi, allora…”
“Allora?”
“Ricorrerò all’autodistruzione. Farò esplodere questo luogo, e priverò Legato dei mezzi per compiere il suo piano”.
Gendo cominciò a digitare dei comandi.
Dal suo ufficio, tramite dei monitor a circuito chiuso, aveva assistito all’opera di Legato sul ponte di comando, di come gli sparassero contro inutilmente, di come con calma avesse ucciso tutti semplicemente mettendogli una mano su una spalla. Osservò anche il patetico tentativo di Shigeru Aoba di proteggere Maya Ibuki mettendosi davanti a lei, e di come subito dopo la ragazza piangesse disperata sul corpo del ragazzo, per poi fare la stessa fine.
Per ultimo Legato si teletrasportò dietro le guardie che sparavano ancora, e sistemò anche loro. Aprì le paratie, distrusse con un pugno il comando e sparì.
Quando poi vide Kaji piangere disperato per il maggiore Katsuragi, gli scappò un sorriso beffardo: guarda che idiota, fa tanto il duro e poi si mette a piangere come un bambino. E per quale motivo? Per una donna!
Idiota sentimentale pensò Gendo.
In seguito arrivarono quei due, Kirishima e Wolfwood, seppe il nome del nemico, e collegandolo con quello che aveva visto, capì la vera identità di Legato.
Un nemico che non poteva essere sconfitto. Gendo trovò inutili gli sforzi dei ragazzi. E decise per questo di ricorrere alla distruzione della base. Gendo era troppo logico nei suoi ragionamenti, per lui non esisteva la speranza. Tutti gli elementi li davano perdenti, quindi non potevano vincere. Continuare a combattere contro un nemico che non si poteva uccidere era solo uno spreco di tempo ed energie.
Per il bene di tutti era meglio farla finita. E per quanto riguarda il personale della Nerv, sapevano quali erano i rischi quando decisero di arruolarsi, perciò…
Kaji rimase impietrito ad osservare il comandante: non poteva permettere una cosa simile.
Non solo per il personale della Nerv ancora presente nella base, di cui Gendo sembrava fregarsene.
Ma anche per i ragazzi, i loro Eva, protetti dagli A.T. Field, potevano resistere all’esplosione, ma questo avrebbe vanificato i loro sforzi. E poi Misato…
Kaji credeva a Kirishima, la speranza che non tutto era perduto era nata in lui.
No. Non avrebbe permesso che la speranza morisse per mano di un uomo come Gendo, un vigliacco che intendeva arrendersi senza neanche aver prima combattuto.
Kaji si lanciò contro Gendo, che come se si aspettasse una cosa simile, si girò ed estrasse una pistola.
Ma Kaji gli era già addosso, lo disarmò e iniziò una violenta colluttazione con lui.
9° PARTE

TERMINAL DOGMA
“Ahhhhhhhh” gridò Asuka.
Legato aveva afferrato con le braccia l’Eva-02 per i fianchi e stringeva.
Asuka sentì smorzarsi il respiro.
“Lasciala bastardo!” gridò Shinji, che si lanciò contro Legato prendendolo per le spalle.
Voleva sbatterlo per terra, ma Legato si impuntò con un piede, mise un braccio attorno al collo dello 01 e cominciò a prenderlo a pugni in piena faccia.
Shinji si sentiva come se qualcuno gli sbattesse il volto contro un muro.
Nonostante il dolore gridò: “Asuka! Ferma lo 00!”
“Si” rispose Asuka, che dolorante si alzò dirigendosi verso la galleria.
Legato si mosse per fermarla, Shinji lo prese per un braccio e lo scagliò contro una parete.
Ma Legato vi atterrò in piedi, piegò le gambe, prese lo slancio e si lanciò contro lo 01 colpendolo al petto con i pugni.
L’urto ruppe alcune costole allo 01 e Shinji ebbe uno sbocco di sangue, si piegò su se stesso.
La testa gli girava.
Legato corse dall’Eva-02, lo prese per le gambe e gliene strappò una con una facilità mostruosa.
“AAAARRRGGGHHHHHH!!!!” gridò Asuka, che per il dolore svenne.
Lo 02 cadde a terra inerte.
Shinji, cercando di vincere il dolore, si voltò verso Asuka.
Vedendo lo 02 immobile cominciò a piangere, le sue erano lacrime di disperazione: “Asuka… io… io non riesco a proteggerti. S-sono un fallito. Anche tu Rei, perdonami. N-non ce la faccio”.
Un’improvvisa calma scese nel luogo, Shinji chiese: “Maledetto bastardo! Ma chi sei? Qual è il tuo piano? Cosa vuoi da Rei? Rispondimi!”
Legato si girò verso di lui e disse con calma: “Visto che stai per morire, posso dirtelo. Io sono l’Angelo della Morte”.
“C-cosa?”
“Si. Io sono ciò che voi chiamate morte. Un nome femminile inventato dai Lilin per una creatura come me che non ha sesso. Posso assumere tutte le forme e tutti i nomi che voglio, agisco in tutto l’universo. Sono nato insieme a questo universo. Quindi sono più antico e più potente di voi Lilin, Angeli e umani”.
Shinji ascoltava spaventato.
Legato continuò: “Il motivo della mia presenza qui, adesso, è questo: devi sapere che il vero scopo della Nerv non è quello di evitare il Third Impact, ma di provocarlo. Gli Evangelion servono a questo. Con tale evento si vuole mettere in atto il Progetto Per il Perfezionamento dell’Uomo, un piano di divinizzazione dell’umanità che andrebbe riunita in un unico essere fatto di puro spirito dopo aver distrutto i corpi fisici. Un nuovo dio.
Ma se l’umanità raggiunge lo stadio divino, diventerà immortale. Io” e qui Legato assunse un tono ironico “perderei la specie che mi da più piacere nel fare questo lavoro. Non posso permetterlo. Perciò grazie a Rei Ayanami, creata da tuo padre per il progetto di perfezionamento, ho intenzione di scatenare il Third Impact, solo che quando tutti i corpi materiali saranno sciolti, non nascerà alcun nuovo dio, ne si tornerà indietro. Le anime si disperderanno ai quattro venti e la morte, cioè io, regnerà sovrana”.
Shinji lo ascoltava incredulo: non tanto per la rivelazione che suo padre aveva creato Rei, perché anche se nata in laboratorio, era comunque un essere umano con la sua dignità, che nessuno poteva sfruttare.
Ma lo sconcertò scoprire che lui, Asuka, Rei, la signorina Misato, Giovanni e tutti gli altri, avevano lavorato inconsapevolmente per un fine cosi mostruoso: lo sterminio dell’umanità.
Far raggiungere lo stadio divino all’umanità non lo allettava per niente, perché per farlo bisognava prima uccidere tutti gli uomini, e si trattava inoltre di un gesto di arroganza incredibile. Farsi uguali a Dio! Inconcepibile!
Shinji cominciò a provare paura a causa dell’Eva.
Sapere che era uno strumento per tale scopo lo inorridì.
Ma il sapere questo fece scattare anche una scintilla nel suo cervello: “H-hai detto che vuoi provocare il Third Impact con gli Eva. Ma… ma allora tu sei…”
“Esatto. Il mandante di Russel MaCoy sono io. Volevo provocare il Third Impact con gli Eva soltanto, senza usare Lilith. E pensai di affidare il tutto proprio a voi Lilin, che possedete un innegabile talento per l’autodistruzione. Incaricai MaCoy, dopo essermi creato come copertura un’organizzazione fantasma chiamata il Gruppo, di creare un nuovo gruppo di Eva. In questo modo inoltre, non sarei dovuto intervenire direttamente, e Kirishima non si sarebbe mai accorta di me. Purtroppo non è stato cosi”.
“Kirishima? Ma si può sapere chi è quella ragazza?”
Legato stavolta non rispose, ma alzò la testa in alto, come se percepisse qualcosa.
“Non lo permetterò” disse senza motivo apparente.

VENTI SECONDI PRIMA/PONTE DI COMANDO
Kaji combatteva contro Gendo, ma ebbe ben presto la peggio.
Non si aspettava che Gendo fosse cosi abile nel combattimento corpo a corpo.
Con un calcio al viso, Kaji finì ko.
Gendo andò a riprendere la sua pistola, la puntò contro Kaji e disse: “Basta cosi Kaji. Potrebbe essere già troppo tardi. In questo modo almeno l’umanità si salverà da morte certa. Alcune migliaia di persone si possono sacrificare per salvarne miliardi. Non credi?”
“No fermo. Non è tutto perduto” disse disperato Kaji che tentò di fermarlo.
Ma Gendo lo teneva sotto tiro, Kaji non sarebbe mai riuscito a muoversi senza essere colpito.
Il comandante ricominciò a premere dei pulsanti.
“Fatto. Ho bypassato i Magi grazie al mio codice personale. Ora devo solo premere il pulsante di invio. E’ la cosa migliore Kaji”.
“Noooo!” gridò Kaji.
A questo punto era pronto a buttarsi contro Gendo e a precipitare insieme a lui dal ponte di comando. Non gli importava di essere colpito.
Un colpo di arma da fuoco risuonò nella sala.
Kaji si fermò, si guardò il corpo cercando la ferita.
Ma il suo corpo era intatto.
“Che succede?” si chiese.
Poi udì un gemito provenire da Gendo.
Il comandante aveva un espressione allibita, una macchia di sangue si allargava sul suo petto.
“Chi ha sparato?” si chiese stupefatto Kaji.
Un altro colpo risuonò, stavolta colpì Gendo in piena testa.
Il corpo di Gendo cadde a terra lasciando un lago di sangue sul pavimento.
Kaji si voltò nella direzione da cui erano arrivati gli spari, e rimase senza parole: a sparare era stata una delle guardie che fino ad un minuto fa giacevano a terra morte.
Impugnava una grossa pistola, ma la sue espressione era come assente.
Poi Kaji capì: si ricordò di quello che Kirishima gli aveva detto, che Legato aveva rianimato i resti di quei tre Angeli, ma erano privi di anima. E quelle guardie erano destinate a morire, perciò non avevano più l’anima, che restava solo dentro i corpi di coloro che non dovevano ancora morire.
Legato poteva controllare i corpi senz’anima, come appunto i corpi dei morti.
Kaji si abbassò pensando che quello zombie sparasse anche a lui, ma la guardia ricadde a terra senza muoversi più.
“Ora possiamo solo aspettare e sperare” pensò Kaji, che andò a sedersi accanto al corpo di Misato come se la vegliasse.

TERMINAL DOGMA
“Fatto. Ho sistemato quel impiccione” disse soddisfatto Legato.
“Che vuoi dire?” chiese Shinji, ancora a terra paralizzato dal dolore, dalla paura e dallo stupore per quello che gli aveva detto Legato prima.
“Ho sistemato tuo padre. Stava per far saltare l’intera base, quel Kaji ha tentato inutilmente di fermarlo. E io l’ho aiutato”.
“Mio padre è morto” pensò Shinji. Nonostante il male che aveva fatto, e nonostante la scoperta di quello che voleva fare, una parte di lui era dispiaciuta per la sua morte. Era pur sempre suo padre. Però non gli venne da piangere.
Doveva alzarsi, doveva fermare Legato, ma la paura lo fermava.
Legato era la morte.
Shinji stava affrontando la morte in persona.
Come poteva uccidere la morte?
“Se pensi di fermarmi, scordatelo. Ormai ho vinto”
“Che vuoi dire?” disse Shinji, che poi si ricordò: “Oh no! L’Eva-00!”
10° PARTE

L’Eva-00 aveva ormai del tutto estratto la lancia di Longino dal corpo di Lilith.
Dalla bianca figura, non appena tolta la lancia, spuntarono delle gambe.
L’Eva-00 si mise da parte con in mano la lancia.
Wolfwood, fremente di rabbia, e Kirishima assistevano al tutto impotenti.
Non potevano muoversi senza che Thoms li colpisse con quella piccola ma potentissima arma.
“E’ fatta! E ora il tocco finale” gridò felice Thoms.
Prese da una tasca l’oggetto datogli da Legato prima.
Wolfwood lo fissò ed esclamò: “Cos’è quella cosa? Sembra una specie di feto umano”.
“E’ Adam!” disse seria Kirishima.
“Si. Il mio padrone è andato a prenderlo nello stesso laboratorio da cui ha prelevato i campioni di quegli Angeli. Grazie ad Adam, Rei potrà fondersi con Lilith, diventerà una cosa sola con lei, e guidata dagli ordini imposti alla sua mente da Legato, sterminerà l’intera umanità”.
Thoms trionfante aprì la camicetta di Rei, teneva Adam sul palmo della mano, lo avvicinò al corpo di Rei, e non appena entrò in contatto venne assorbito.
“Si! E ora vai Rei! Vai! Ah ah ah ah ah!” Thoms sembrava impazzito.
I vestiti di Rei calarono giù attraversando il corpo della ragazza, che sembrava essere diventato intangibile.
Rei cominciò a sollevarsi dal suolo.
“E’ fatta!” gridò Thoms.
Kirishima, per niente spaventata, sussurrò all’orecchio di Wolfwood: “Adesso!”
Mentre Thoms era distratto a guardare Rei, Wolfwood uscì dal nascondiglio e sparò ripetuti colpi contro Thoms. Il quale però non cadeva a terra, anzi parlava: “Mi hai fregato. Ma è inutile ormai. Il mio padrone ha vinto”.
Wolfwwood girò la sua croce dall’altra parte, e fece spuntare dall’estremità un razzo: “Sarò banale, ma vai al diavolo!”
Il razzo partì e colpì Thoms mandandolo in mille pezzi.
I due si diressero poi verso Rei, che era sollevata ad almeno due metri da terra e continuava a salire.
La sua espressione era imperturbabile, sempre puntata verso Lilith.
Wolfwood le puntò l’arma contro, ma Kirishima lo fermò dicendogli: “No. Non perdere la calma. Con Thoms hai potuto scatenarti perché non era veramente vivo. Ma Rei lo è. Non è tutto perduto. Legato non sa cosa sta succedendo qui. La presenza di Lilith inibisce i suoi sensi. Il difficile arriva adesso. Lanciami su di lei”.
Wolfwood obbedì, prese Kirishima e con tutta la forza che aveva la lanciò su di Rei.

“A questo punto la vittoria è mia” disse Legato “Rei starà per fondersi con Lilith e finalmente arriverà la morte per l’umanità”.
“E cosi” esordì Shinji cercando di rialzarsi “hai organizzato tutto questo solo per eliminare l’umanità? Solo questo?”
“Si ragazzino. Cosa credi? Che io sia il classico cattivo che vuole dominare il mondo o acquisire ricchezze? Io sono la morte, esisto solo per dare la morte. E mi va bene. Quindi non pensare di compatirmi”.
“Ti compatisco invece. Se tu sei la morte, allora vuol dire che dentro sei freddo, non provi sentimenti. Non conosci quella cosa importantissima chiamata amore”.
“Amore? Sei un illuso, l’amore è una cosa creata dall’uomo, e come tutte le cose create dall’uomo è destinata a morire. Permettimi di dimostrartelo”.
Legato si piegò sullo 02, lo girò e strappò la copertura del Entry Plug.
Vedendo la ragazza che amava in pericolo, Shinji si scagliò contro Legato. Ma il dolore rallentava i suoi riflessi, e Legato senza problemi lo prese e lo sbatté violentemente sul suolo.
Legato teneva in mano l’Entry Plug di Asuka: “No, non schiacciarlo ti prego!” lo supplicò Shinji di nuovo con le lacrime agli occhi.
“Non voglio schiacciarlo” gli rispose Legato.
Con le mani aprì in due la capsula, e fece cadere Asuka sul palmo della sua mano.
Legato si chinò sull’Eva-01 e gli mise davanti al volto Asuka.
La ragazza si stava lentamente riprendendo, e quando vide dove si trovava gridò: “Shinji, aiutami!”
Shinji voleva muoversi, ma qualcosa lo bloccava.
Cosa? La paura? Forse.
La ragazza che amava era li e lui non riusciva a muoversi.
Shinji scoppiò in un pianto dirotto: “No! Non farle del male!”
“Tu ami questa ragazza, e lei ama te, ma adesso guarda la mortalità dell’amore”.
Asuka, anche se non sentiva le parole di Legato perché comunicava mentalmente con Shinji, ebbe un presentimento spaventoso, tese il braccio verso l’Eva-01 gridando: “Shinji! Shinji!”
Lacrime cominciarono a scenderle sulle guance.
La ragazza singhiozzava, finché all’improvviso si arrestò.
Rimase immobile per qualche secondo, poi con un filo di voce disse: “Shinji…” e cadde inerte all’indietro sul palmo di Legato.
Gli occhi della ragazza erano diventati bianchi.
“Vedi? Questa è la fragilità dell’amore” disse serio Legato.
Gli occhi di Shinji si sbarrarono, le pupille dilatate.
Il corpo del ragazzo cominciò a tremare, non urlava, ma il suo corpo si irrigidì.
L’Eva-01 cominciò a tremare, Legato lo fissò con espressione incuriosita.
Una specie di ringhio proveniva dalla bocca dello 01.
Berserk?
Ma il ringhiare arrivava anche da Shinji.

Fuori invece i tre Eva erano ancora impegnati contro i tre Angeli-zombie, ma stavolta non evitavano più i colpi. Fronteggiavano i nemici: Jean-Luc il 4° Angelo, Giovanni e Tang-Po il 9°. Il primo con la sua spada, il secondo lanciando raffiche di pugni. E contemporaneamente tutti e tre si facevano scudo con i corpi degli avversari per proteggersi dal 5°.
“Okay” esordì Jean-Luc “siamo in una posizione di stallo. E mi sto stancando. A qualcuno è venuta un’idea?”
“Si, a me” rispose Giovanni.
“Ci avrei scommesso. Allora, qual è il piano intrepido leader?” disse ironico Tang-Po.
Giovanni spiegò il suo piano ai suoi due compagni.
“Lo trovo alquanto hasardé mon ami” commentò Jean-Luc.
“Per una volta concordo col francese” disse Tang-Po.
“Lo so, ma dobbiamo finirla con questo balletto. Gli altri possono aver bisogno di noi. Ci state?”
“Si” risposero i due ragazzi.
“Allora andiamo. Ricordatevi, tutto deve avvenire in pochi secondi”.
Giovanni si allontanò dal corpo del 9° Angelo, il 5° Angelo prese la mira e fece fuoco. Giovanni evitò il colpo.
“Jean-Luc, sbrigati. Se concentra il fuoco solo su di me, ha più possibilità di prendermi”.
“Dillo a questa specie di calamaro” gli rispose il francese.
Jean-Luc aspettando il momento giusto si scagliò contro il 4° Angelo, lo prese per il tronco e cominciò a trascinarlo.
“Non ancora… non ancora… Adesso!” gridò Giovanni.
Quando vide la fessura perimetrale del 5° Angelo illuminarsi, segno che stava per lanciare un altro colpo, Jean-Luc mise il 4° Angelo davanti all’Eva-00 Alpha.
Il raggio a particelle accelerate colpì il 4° Angelo sulla schiena, che cominciò a sciogliersi. E prima che il 5° potesse interrompere l’attacco, l’Eva-00 Beta ficcò le sue due aste con forza nel corpo del nemico.
Quando le scariche elettriche emesse dalle aste entrarono in contatto con l’energia del raggio dell’Angelo, si generò un esplosione immensa, che mandò in pezzi il 4° Angelo insieme alle aste e fece un grande fumo.
“Ora Tang-Po!” gridarono insieme Giovanni e Jean-Luc.
Mentre i suoi due compagni eliminavano il 4°, Tang-Po aveva cominciato a spingere il 9° Angelo sotto il 5°.
Mettendo al massimo le braccia idrauliche, era riuscito a spostarlo.
Ma le braccia idrauliche dell’Eva-00 Gamma erano malridotte dopo un simile sforzo.
Tang-Po comunque non si scoraggiò, corse dai suoi compagni.
“Colpo finale!” gridò Giovanni, che fece saltare il suo Eva sulle braccia degli altri due, che con grande sforzo lo lanciarono in alto.
L’Eva di Giovanni uscì fuori dalla nube, si ritrovò davanti il 5° Angelo.
“Forza! Forza!” diceva sottovoce il ragazzo.
“Dove sei? Dove sei?”
La spinta iniziò ad esaurirsi, e l’Eva cominciò a scendere.
“Dove sei?” ripeté il ragazzo stavolta urlando.
La fessura perimetrale dell’Angelo si illuminò per colpirlo.
“Eccolo!” gridò Giovanni che velocissimo lanciò la sua spada nella fessura perimetrale.
La spada colpì il centro dell’Angelo, proprio dove si stava accumulando l’energia per un nuovo colpo.
Come risultato, il 5° Angelo fu travolto da una violentissima esplosione interna e precipitò.
Cadendo andò a finire proprio sopra il 9° Angelo, schiacciandolo. Per questo Tang-Po l’aveva spostato.
L’Eva-00 Alpha atterrò.
D’un tratto in quel punto il pavimento del Geo-Front cominciò a crollare, a causa del peso dei due Angeli, e i tre Eva corsero lontani per non cadere nella voragine apertasi.
Il tutto si concluse con una grossa esplosione che sicuramente diede il colpo di grazia ai nemici.
I tre piloti cercarono di riprendere fiato.
“Beh, in fondo non è stata una grande fatica, non credete?” commentò ironico Giovanni.
“Come no” rispose Tang-Po.
“Mon ami, ma davvero l’idea di abbattere in quel modo il nemico a forma di piramide ti è stata data da un fumetto?” chiese Jean-Luc.
“Si. Era un vecchio fumetto intitolato X-Men mi pare. Era la tecnica della palla da cannone. La usavano due membri che credo si chiamassero Wolverine e Colosso” rispose l’italiano.
“Ma come hai fatto a colpire il centro dell’Angelo con tanta precisione?” chiese Tang-Po.
“Non lo so” rispose laconico Giovanni.
Tang-Po e Jean-Luc rimasero in silenzio.
“Andiamo ad aiutare gli altri” propose Giovanni.
“E’ come? Non per fare l’egoista, ma io e te abbiamo perso le nostre armi speciali, e le braccia dell’Eva di Tang-Po sono andate” gli fece notare Jean-Luc.
Tang-Po: “Infatti. Lo sforzo fatto per lanciarti in aria è stato fatale. Non si muovono più”.
“In ogni caso, non possiamo abbandonarli”.
In quel momento la terra cominciò a tremare.
“Che succede?” chiese preoccupato Giovanni.
“Non ditemi che sono altri nemici. Non possiamo più affrontare nessuno” osservò Jean-Luc.

Anche Kaji si spaventò vedendo l’intera sala controllo tremare all’impazzata.
“Cosa succede?” si chiese l’uomo correndo al monitor e attivando i sensori di rilevazione all’interno del Terminal Dogma: l’epicentro del terremoto era dentro il Terminal, ma non proveniva dal suolo. La vera fonte era sconosciuta.

“La faccenda mi preoccupa” disse Tang-Po.
Giovanni: “Ehi, non sentite qualcosa? Una specie di urlo acutissimo…”
Una enorme luce color oro provenne dall’interno dell’apertura che dava sul Central Dogma.
“Qualunque cosa sia” affermò Jean-Luc “è molto grosso e sta arrivando”.
Ci fu un esplosione di luce, e due colonne larghe almeno una decina di metri, dorate e leggermente trasparenti si innalzarono al di fuori dell’apertura, raggiunti i 300 metri di altezza circa si fermarono e si piegarono verso la metà.
Il tutto appariva come una w rovesciata.
“Ma cosa… cosa sono? Sono cosi.. splendenti…” disse Jean-Luc rimanendo a bocca aperta.
Tang-Po era senza parole, mentre Giovanni osservandole esclamò allibito: “Sono… sono ali!”

TERMINAL DOGMA
L’Eva-01 si ergeva in piedi davanti a Legato.
L’Eva ringhiava, la bocca spalancata.
Ma Shinji, al suo interno, non era svenuto come nei precedenti casi di Berserk.
Al contrario, aveva un’espressione determinatissima. Gli occhi di fuoco.
Legato lo osservava: “Affascinante. Gli Evangelion non finiscono di stupirmi. Hai trasmesso la tua rabbia all’Eva-01, hai creato un legame diretto con lui. Siete un corpo e una mente sola, e vi influenzate a vicenda. Tu dai all’Eva l’intelligenza, lui ti da la rabbia e la forza necessaria per combattermi. Ma in ogni caso, non potete vincere”.
“Lo vedremo!” rispose seriamente Shinji.
“Fai tutto questo perché ho ucciso la ragazza che amavi? Non riesco proprio a capirti”.
Legato gettò via Asuka contro una parete. A quella velocità il corpo della ragazza si sarebbe distrutto nell’impatto.
Ma l’Eva-01 alzò un braccio in direzione della ragazza, che fermò la sua corsa.
Con calma il corpo di Asuka si diresse rimanendo sospeso nel vuoto verso l’Eva-02, e li dolcemente si adagiò.
“Hai fatto questo usando l’A.T. Field? Sono sorpreso” disse Legato.
“Non hai ancora visto niente” rispose Shinji, che si mise in posizione d’attacco.
“Vuoi morire tra atroci sofferenze? Ti accontento” Legato fece altrettanto.
I due giganti si fissavano piegati, entrambi ringhiavano.
Poi con uno scatto felino balzarono l’uno addosso all’altro.
L’Eva-01, nel giro di un secondo, fece sparire le sue ali.
I due contendenti si scontrarono, muovendosi con velocità straordinaria, si scambiavano pugni e calci.
I due si sbattevano a vicenda per terra, Legato sollevò lo 01, fece un balzo in alto e poi si lanciò in picchiata verso il suolo, tenendo l’Eva davanti a se.
Ma Shinji riuscì a mettere un braccio a terra, che per la pressione si ruppe come quello dell’Eva. Il ragazzo diede un violentissimo pugno con il braccio sano sul petto di Legato, trapassandolo da parte a parte.
Legato indietreggiò mentre la ferita si richiudeva. Lo stesso succedeva a Shinji e allo 01.
Sul corpo di Shinji erano apparsi tagli e lividi: la sincronia era tale che ora il ragazzo non provava solo lo stesso dolore dell’Eva. Ne condivideva anche le ferite.
Ma adesso le capacità rigenerative dell’Eva erano al massimo, le ferite si richiudevano subito e lo stesso accadeva per Shinji.
L’Eva-01 e Shinji erano scatenati, sembravano davvero condividere la stessa rabbia.
Legato appariva in difficoltà, perché ad un certo punto smise di attaccare e si limitò alla difesa.
Ma non per questo era sconfitto: “Rischiamo di andare avanti per sempre. Ma sappi che ho preso molte precauzioni. E naturalmente ho pensato anche all’eventualità di combattere con un Evangelion in Berserk. Guarda questo”.
Legato afferrò una mano dell’Eva-01 mentre tentava di dargli un pugno con il braccio sinistro.
Allora Shinji provò col destro, ma Legato afferrò anche l’altra mano.
Prima che lo 01 potesse provare con i calci, Shinji notò qualcosa: le mani dell’Eva, e di conseguenza anche le sue, sembravano seccarsi.
Diventavano sempre più fredde, rigide, piccole.
“Ma che diavolo…!” gridò Shinji.
“Questa è una variante del mio tocco mortale. Gli Eva possiedono una parvenza del Frutto della Vita, per cui non posso ucciderli subito come faccio con gli uomini. Ma non lo hanno veramente, e quindi posso usare un altro metodo. Quello di privarli della vita lentamente, succhiandola da una parte dopo l’altra del loro corpo”.
Le braccia dell’Eva-01 divennero scheletriche, e anche quelle di Shinji.
Shinji urlò, ma non per la paura. Per la rabbia.
La rabbia di essere impotente di fronte a questo nemico, che sembrava davvero in grado di affrontare ogni cosa.
Il corpo del ragazzo iniziò a seccarsi, ma non provava dolore, perché i nervi del dolore presenti nelle parti colpite erano inattivi.
“Tra poco arriverò al cuore. Ti saluto ragazzino. Sei il primo Lilin che dura tanto in un combattimento con me. E quindi sei stato un degno avversario” disse Legato.
“Merda…” mormorò Shinji allo stremo delle forze.
Improvvisamente un ombra piombò su Legato, troppo concentrato nell’assorbire l’essenza vitale dello 01 e di Shinji per accorgersene.
L’ombra atterrò con violenza su Legato sbattendolo a terra, interrotto il contatto, in pochi secondi Shinji e lo 01 tornarono normali.
Il ragazzo guardò meravigliato il suo soccorritore: l’Eva-00 Alpha.
“Giovanni!” esclamò Shinji.
“Si, e non sono solo” rispose l’italiano.
Infatti dal condotto d’accesso al Terminal Dogma arrivarono anche Tang-Po e Jean-Luc.
“Arrivano i nostri” disse trionfante Jean-Luc.
Tang-Po si lanciò contro Legato che si stava rialzando, e anche se non poteva usare le braccia, lo prese a calci, il nemico era sbilanciato e ricadde a terra.
Arrivò infine Jean-Luc, che estrasse il Progresive Knife dal supporto verticale del suo Eva, si gettò su Legato e mettendo l’arma di traverso infilzò tutti e due gli occhi del nemico.
Legato urlò per il dolore e non si mosse più.
“Stai bene mon ami?” chiese Jean-Luc a Shinji.
“Si. Vi ringrazio. Ma dovete andarvene, non sapete chi avete di fronte”.
“Scherzi? Dopo tutto il tempo che ci è voluto per arrivare fin qui!” esclamò Tang-Po.
“No, dovete andarvene. Nessun Eva può sconfiggerlo. Non ci sono riuscito neanche io con l’Eva-01 in Berserk”.
“Ma ora siamo in cinque” gli rispose Giovanni.
“Ehm” disse un po’ titubante Jean-Luc “temo che siamo in quattro”.
“Come? E’ perché?” Giovanni non capì finché non vide in un angolo l’Eva-02 con sopra il corpo di Asuka.
“Accidenti! E’ la seconda volta che la vedo morta. Ma temo che stavolta sia la morte definitiva” pensò Tang-Po.
“Shinji… mi dispiace… non… non lo sapevo” si scusò Giovanni.
Ma prima che Shinji potesse rispondere, vide qualcosa muoversi dietro l’Eva-00 Beta.
Il ragazzo capì subito cosa fosse: “Attento Jean-Luc” gridò.
Il francese non fece in tempo a reagire, Legato si era rialzato, con una mano si tolse il Knife dagli occhi, e ficcò l’altra nel petto dello 00 Beta, lo penetrò, prese l’Entry Plug e lo strappò dall’Eva gettandolo lontano.
I ragazzi sentirono via radio l’urlo di Jean-Luc, mentre la capsula che lo conteneva finì nel liquido rosso sotto di loro.
“Bastardo!” gridò Tang-Po, che cercò di fermare il mostro, ma Legato lo colpì con una raffica di pugni dati ad una velocità strabiliante e distribuiti su tutto il corpo dell’Eva-00 Gamma, che si ritrovò con tutte le ossa rotte e cadde a terra.
Tang-Po, nonostante il dolore, mugugnò: “Figlio di puttana!” e svenne.
Erano rimasti Giovanni e Shinji.
Shinji stava per farsi avanti, ma Giovanni lo bloccò dicendogli: “Aspetta. Un combattimento senza strategia non serve a niente. Io lo tengo occupato, tu fatti venire una buona idea”.
“E quale?”
“Non lo so. Prega Dio che te la dia”.
Giovanni si piazzò davanti a Legato, che parlandogli con la mente disse: “Ora state diventando seccanti. Non posso perdere altro tempo con voi. A quest’ora Rei avrebbe già dovuto essersi fusa con Lilith, e invece sembra non essere successo nulla. Devo andare a vedere cos’è accaduto. Quindi, basta giocare”.
Legato tese le braccia, che cambiarono forma e diventarono delle spade.
“Diavolo. E io non ho più la mia. Shinji, pensa in fretta” disse Giovanni, che si lanciò contro Legato. Ma il nemico si teletrasportò alle spalle di Giovanni, e in un lampo, muovendo le braccia come una cesoia, tagliò in due orizzontalmente lo 00 Alpha all’altezza della cintola.
Shinji udì giusto un gemito provenire da Giovanni, prima di perdere ogni contatto.
Ora era di nuovo solo contro Legato.
“Basta giocare. Userò finché posso la mia capacità di teletrasporto”.
Shinji non si perse d’animo, si lanciò contro Legato, sperando di fermarlo prima che potesse colpirlo. Era un tentativo disperato, Shinji capì che Legato fino a quel momento non aveva fatto sul serio, e che in realtà se voleva avrebbe potuto sconfiggerlo subito in mille e più modi.
Legato sparì e si materializzò dietro all’Eva-01, che infilzò da dietro la schiena con tutte e due le lame.
Il petto di Shinji si squarciò.
Sangue colò dalla bocca del ragazzo, che dopo un ultimo, disperato gesto di colpire Legato con un braccio, rimase inerte.
Era morto.
Legato per sicurezza estrasse con la forza l’Entry Plug dello 01, per impedire che si rigenerasse la ferita del ragazzo e concludere uno scontro che lo stava annoiando.
“Avrei dovuto fare cosi sin dall’inizio. E invece ho perso tempo in questo inutile scontro. L’avere a che fare con gli umani mi ha contagiato”.
11° PARTE

Legato riassunse una forma umana, e volando si diresse verso la galleria che conduceva al luogo in cui era rinchiusa Lilith.
A un certo punto atterrò, perché sapeva che l’energia di Lilith aveva permeato l’ambiente e ne lui ne Kirishima avevano poteri li.
L’uomo si incamminò, quando vide qualcuno che lentamente gli veniva incontro.
Incuriosito si fermò a guardare chi fosse.
“Rei?” disse leggermente sorpreso.
Rei, vestita con la divisa scolastica, gli andava incontro.
“Non sei riuscita a fonderti vero?” chiese Legato alla ragazza.
Rei lo guardò in volto, rimase in silenzio per alcuni secondi.
Poi si udì qualcosa di liquido cadere a terra.
Era una lacrima, Rei piangeva.
Legato all’inizio non comprese, poi disse: “Tu… sei…”
L’espressione di Rei cambiò, da imperturbabile divenne un misto di rabbia e dolore: “Assassino! Hai ucciso Shinji, Asuka e gli altri!”
Rei alzò una mano contro Legato, gliela avvicinò al petto e l’uomo venne spinto all’indietro da una forza incredibile, fece un volo di almeno 70 metri e finì rovinosamente al suolo.
Cercò di rialzarsi, ma non aveva più i suoi poteri, il suo corpo era umano e adesso provava dolore, dolore vero, che non sparisce in un attimo.
“Non… non dovresti avere un tale potere, a meno che la fusione con Lilith non sia avvenuta. Ma perché non sei più sotto il mio controllo?”
Legato si rimise in piedi, ma stavolta fu raggiunto da alcune raffiche di mitragliatrice alle gambe e stramazzò al suolo.
Dall’oscurità arrivarono Kirishima e Wolfwood.
“Siete stati voi a…”
“No. Il merito è di Rei. Hai pensato di poterla strumentalizzare come faceva Gendo Ikari. Ma sei stato sconfitto dal suo cuore. Dissi a Rei di non abbandonare mai la fiducia nei sentimenti, perché sapevo che tale era l’amore che racchiudeva questa ragazza, che nessun essere freddo e insensibile come te avrebbe potuto spegnerlo” spiegò Kirishima.
“Ma io… io avevo spento quel sentimento immergendola nel gelo e nella solitudine di millenni e millenni di morte”.
“Legato” esordì Wolfwood “non capisci nulla di sentimenti. Hai preso precauzioni per tutto, ma la tua ignoranza in questo campo ti ha fatto credere di poter spegnere cosi facilmente la fiamma dell’amore. E’ vero, un'altra persona sarebbe stata piegata da te al 100%, ma in Rei era rimasta una scintilla, che il contatto con Kirishima ha fatto divampare di nuovo in un fuoco e l’ha risvegliata”.
“Ma questo è successo appunto perché Rei ha avuto fiducia nei sentimenti, si è aggrappata ad essi sapendo che potevano proteggerla. E cosi hanno fatto”.
Rei camminò verso Legato, che indietreggiava spaventato.
La ragazza, anche se libera dal controllo di Legato, si era fusa lo stesso con Lilith per sconfiggerlo.
“Adesso pagherai per quello che hai fatto” disse la ragazza.
“Non puoi uccidermi. Io sono la morte, ricordi?”
“Si. Ma tu non hai potere su di me adesso. Ho raggiunto lo stadio divino e ti sono superiore. Lo sai bene. E anche se la morte non può essere uccisa, può essere sconfitta e respinta comunque”.
“Che cosa vuoi fare?” chiese Legato tentando invano di rialzarsi.
“Di rispedirti da dove vieni”.
Rei estrasse da dietro la schiena una specie di piccolo cilindro di colore rosso, che in un attimo si allungò fino a diventare due lame intrecciate tra loro.
“La Lancia di Longino!” esclamò Legato.
“Esatto. L’unica arma veramente divina, che solo un essere veramente divino può impiegare al massimo delle sue capacità”.
Legato strinse i denti, staccò uno degli aculei di metallo sulla sua spalla, e si lanciò contro Rei.
Ma Rei, imperturbabile, lo trafisse con la lancia.
Il corpo di Legato cominciò a tremare, dal punto in cui era stato trafitto si formò una specie di buco nero, e Legato incominciò ad essere risucchiato da esso, come acqua in un gorgo.
“Maledetta! Maledetta! Ma alla fine ti prenderò, vi prenderò tutti! Io sono la morte, niente può fermarmi! NIENTE!”
Legato venne del tutto risucchiato dal buco nero, e prima di sparire completamente lanciò un grido orribile.
Il lamento funebre della morte stessa.
“E’ finita” disse impassibile Rei.

PONTE DI COMANDO
Kaji era seduto per terra, e cullava tra le braccia il corpo di Misato.
“Chissà cos’è successo! C’è troppa calma per i miei gusti” pensò l’uomo.
Poi udì una specie di lamento.
Si guardò in giro perplesso.
Qualcuno gli strinse il braccio con una mano.
Kaji guardò chi fosse: “M-Misato!?”
Misato lentamente aprì gli occhi, che Rioji precedentemente gli aveva chiuso.
Sembrava che si risvegliasse da un lungo sonno.
“Kaji? Ma… che è successo?”
Kaji la guardava meravigliato, Misato era di nuovo viva.
Si udirono altri lamenti: anche Ritsuko, Fuyutsuki e i tre operatori si stavano risvegliando.
Ma Kaji era concentrato su Misato: la donna che amava era di nuovo viva, respirava.
La abbracciò e cominciò a piangere per la felicità: “Misato! Sei viva! Sei viva!”
Misato era perplessa: “Beh, certo che sono viva. Ma cosa è successo? Ricordo che c’era un uomo con un cappotto bianco, io gli sparavo contro ma senza alcun effetto, poi mi sentivo toccare e tutto diventava buio”.
“E’ una lunga storia” le rispose Kaji asciugandosi le lacrime e aiutandola a rialzarsi.
“Ma che ci fanno per terra Ritsuko e gli altri?” chiese Misato.
Kaji sorrise e non disse nulla.
Misato aiutò Ritsuko ad alzarsi, Kaji andò dagli altri.
A un certo punto Maya urlò: “Ahhhhhh! Il comandante Ikari! E’… è…”
Aveva visto il corpo di Gendo immerso in un lago di sangue.
Tutti lo guardarono impietriti, tranne Kaji.
“Ma cosa gli è successo?” chiese stupita Ritsuko.
“Ve lo dirò quando questa storia sarà finita” rispose inflessibile Kaji.
Fuyutsuki osservò Gendo e commentò: “Ikari, alla fine hai commesso sicuramente un azione avventata. Questa è stata la prima volta, e come c’era da aspettarsi, ti è stata fatale”.
“Ma dove sono i ragazzi? E Rei?” chiese Misato.
“Dovrebbero essere nel Terminal Dogma. Ma se voi siete vivi, vuol dire che il nemico è stato sconfitto. Ma a quale prezzo?”

TERMINAL DOGMA
Rei, Kirishima e Wolfwood si avvicinarono ad Asuka. Erano tutti e tre sospesi in aria.
Kirishima aveva i suoi poteri perché Rei glielo permetteva. Asuka lentamente si riprese, si guardò intorno e vide chi le stava attorno: “Rei? Sei… sei tu?”
“Si. Sta tranquilla” disse dolcemente Rei chinandosi su Asuka.
“Ma dov’è quel mostro? E Shinji? E che ci fa qui Kirishima? Chi è l’uomo dietro di voi?”
“Calma piccola” disse sorridendo Wolfwood “una cosa alla volta”.
Rei prese per mano Asuka e sorrise per tranquillizzarla.
Si rialzò insieme ad Asuka, poi con un gesto della mano fece sollevare gli Entry Plug di Shinji e Jean-Luc dall’acqua rossa su cui galleggiavano ed estrasse quelli di Tang-Po e Giovanni dai loro Eva.
Li fece posare dentro la galleria che conduceva al luogo dov’era custodita Lilith.
E vi andò con gli altri.
Erano sospesi in aria, e Asuka ci riusciva grazie a Rei che la teneva per mano
“Ehi Rei. Ma cosa…?” chiese Asuka alquanto stupita.
“Non preoccuparti” rispose Rei.
Posati i piedi per terra, Wolfwood aprì i portelli della capsule ed estrasse Jean-Luc, Giovanni e Tang-Po mentre l’LCL si rovesciava per terra. Erano svenuti ma vivi.
Quando però arrivò il momento di aprire l’Entry Plug dello 01, Asuka fu presa da un orrendo presentimento.
Il portello fu aperto.
L’LCL si rovesciò, ma era mescolato con uno strano liquido rosso.
Sangue.
“No!” esclamò Asuka che si mise una mano davanti alla bocca.
Wolfwood estrasse il corpo di Shinji, che giaceva inerte.
Il petto era squarciato.
Wolfwood lo pose a terra.
“SHINJI!!!” gridò Asuka, che corse da lui e scoppiò a piangere china sul corpo del ragazzo.
Non riusciva a parlare, piangeva e basta.
Rei e Kirishima la fissavano: “Pensi che questa sarà la tua vendetta Legato? Stai sorridendo in questo momento? Ti sbagli!” pensò Rei.
“Kirishima” disse voltandosi verso la ragazza.
“Ho capito. Non preoccuparti, anche quello lassù” e sorridendo fece un cenno con lo sguardo verso l’alto “è d’accordo”.
Le due ragazze si avvicinarono a Shinji, Asuka singhiozzava sempre stretta a lui.
Wolfwood tentò delicatamente di farla spostare perché lasciasse spazio a Kirishima e Rei.
“No! Non voglio lasciarlo! Non voglio” disse tra le lacrime Asuka.
Kirishima le prese una mano: “Non temere. Questo doveva essere il giorno del trionfo della morte. Invece sarà il trionfo della vita”.
Asuka si tranquillizzò e si fece da parte, Wolfwood le mise un braccio intorno alle spalle per confortarla.
Rei e Kirishima si piegarono su Shinji.
Rei pensò: “Shinji, tu e Asuka siete stati pronti a sacrificarvi per me. Ma io non permetterò che tu resti cosi”.
Le due ragazze misero le mani sul petto di Shinji.
Per una decina di secondi sembrò non succedere nulla, poi una luce abbagliante avvolse il corpo del ragazzo.
Asuka si coprì gli occhi per non restare accecata.
Quando la luce si esaurì, Asuka rimase sbalordita.
La ferita sul corpo di Shinji non c’era più, e il ragazzo aveva ripreso colore.
Lentamente aprì gli occhi.
Mormorò: “Rei… Kirishima… ma che…”
“Shinji” sussurrò Rei facendosi scappare una lacrima di commozione.
“Shinji!” gridò Asuka, che si precipitò sul ragazzo, lo abbracciò e lo baciò.
“Pensavo di averti perso per sempre. Ti amo ti amo ti amo” ripeteva la ragazza piangendo per la gioia.
Shinji ricambiò l’abbraccio: “Anch’io ti amo. E anch’io pensavo di averti perso per sempre”.
Shinji si rialzò: “Che fine ha fatto quel maledetto Legato?”
“E’ stato sconfitto” rispose Wolfwood.
“E la signorina Misato e gli altri?”
“Stanno bene anche loro” disse Kirishima.
“Allora, è tutto finito. Possiamo tornare a casa”.
“Voi, non io” disse Rei.
“Cosa vuoi dire Rei?” chiese perplesso Shinji.
“Shinji, io ormai non posso più stare con voi. Fusa con Lilith mi sarebbe impossibile vivere con voi. Troppo potente e quindi troppo pericolosa. Ma il problema non è tanto il fatto che sono fusa con Lilith, perché come mi sono unita, cosi posso dividermi. Il problema è che Legato non è morto, lo sai. E’ stata distrutta la sua incarnazione materiale. Ma potrebbe benissimo tornare. Tornare è tentare nuovamente di soggiogarmi, oppure usare qualcuno degli altri strumenti creati da tuo padre per realizzare il suo piano. Questo non deve avvenire. E’ in gioco il destino dell’intera umanità. Perciò ho preso una decisione: userò i miei poteri per distruggere tutti i mezzi del Progetto per il Perfezionamento e dopo…”
“Dopo cosa?”
“Mi darò la morte”.
“No! Non puoi fare una cosa simile” esclamarono insieme Asuka e Shinji.
“Non c’è altra scelta”.
“Non te lo permetteremo” disse Asuka.
Ma Wolfwood si mise davanti ai due ragazzi: “Mi dispiace. Ma questo è l’unico modo. Altrimenti Legato tornerà di sicuro”.
Asuka e Shinji lo oltrepassarono e andarono da Rei.
“Rei non farlo. Ci sarà un'altra soluzione” la implorò Shinji.
“Non c’è invece. Perdonatemi”.
Rei si voltò, Shinji iniziò a piangere, anche Asuka.
Rei se ne accorse, si voltò verso i due e sorridendo iniziò a piangere anche lei: “Vi ringrazio. Vi ringrazio per la vostra amicizia. Mi avete insegnato quella cosa importantissima che è l’amore. Senza di voi non sarei mai cresciuta interiormente”.
I tre si abbracciarono, ormai Shinji e Asuka avevano capito che Rei non avrebbe cambiato idea.
Si separarono.
Rei si allontanò di qualche passo.
Chiuse gli occhi.
Aprì le braccia e davanti a lei si formò una piccola sfera bianca e lucentissima.
La sfera iniziò ad allargarsi sempre di più, dapprima lentamente, poi ad una velocità maggiore.
“Kirishima” chiese Shinji con il volto rigato dalle lacrime “non puoi fare niente?”
Anche Kirishima, commossa dal sacrificio di Rei e dal dolore dei suoi amici, stava piangendo, ma era più controllata: “Per questo no. Ma se quello lassù è d’accordo…”
Kirishima sussurrò qualcosa all’orecchio di Shinji.
In quell’istante la sfera di luce bianca, si ingigantì, fino a riempire l’intero Terminal Dogma.
E continuava a crescere, passando attraverso le pareti.

PONTE DI COMANDO
Gli schermi del ponte erano diventati tutti rossi, gli strumenti sembravano impazziti.
“Cosa sta succedendo?” chiese Misato.
Shigeru, tornato al suo posto come Maya e Makoto: “Rilevata una incredibile energia di tipo sconosciuto. Impossibile calcolarla” gridò.
“Che sia opera del nemico?” si chiese Ritsuko.
“Non può essere” si inserì Kaji “ve l’ho già detto: se voi siete di nuovo vivi, vuol dire che Legato è stato sconfitto”.
“E allora cosa…?”
All’improvviso la sfera d’energia bianca cominciò a inglobare anche il ponte di comando.
Maya si strinse a Shigeru, Misato a Kaji.
Ritsuko e Fuyutsuki osservavano impassibili.
La sfera inglobò la sala di controllo e continuava a crescere.
Nel giro di pochi secondi uscì dalla base, investì il Geo-Front e dopo qualche minuto l’intera Neo-Tokyo 3, che sparì dentro di essa.
Alla fine la gigantesca sfera si fermò quando raggiunse l’altezza di almeno tremila metri.
Passati alcuni interminabili secondi, la sfera esplose, emanando un immensa onda d’urto che si propagò sull’intera superficie del pianeta Terra.

12° PARTE

ANNO 2030/ LONDRA
Erano le dieci del mattino.
Shinji stava seduto in soggiorno e leggeva il giornale.
“Incredibile” pensava “dopo sei anni che io e Asuka ci siamo trasferiti qui, e dopo innumerevoli corsi di inglese, ancora non riesco a leggere bene certi articoli. Dovrò farmi spiegare da Asuka, quando torna, quello che c’è scritto”.
Suonò il campanello, Shinji si alzò chiedendosi chi potesse essere a quell’ora.
Attraversando l’ampio soggiorno-biblioteca del suo appartamento, andò al video-citofono.
“Speriamo non siano altri giornalisti ” pensò il ragazzo.
Asuka gli aveva detto tante volte che per risparmiarsi il disturbo poteva benissimo far finta che non ci fosse nessuno, e se qualcuno voleva venire a trovarlo, doveva chiamarlo prima sul cellulare.
Ma Shinji era troppo educato per fare una cosa simile.
Attivò il video-citofono e chiese: “Chi è?”
“Shinji, indovina che è venuto a trovarti dall’Italia?” rispose allegramente una voce maschile.
Shinji fissò il viso sullo schermo: sulle prime non lo riconobbe, ma subito dopo esclamò contento: “Giovanni! Da quanto tempo. Sali pure”.
Giovanni salì fino alla porta dell’appartamento di Shinji, e quando il ragazzo aprì si abbracciarono, proprio come due vecchi amici che non si vedevano da un bel po’.
“Accomodati Giovanni. Vuoi del caffè?”
“Già preso grazie”.
I due si sedettero su delle comode poltrone in pelle, davanti ad una grossa finestra che dava sulla strada.
“Ti tratti bene Shinji. Non è da tutti avere una casa a Notting Hill, il quartiere più artistico di Londra. E vedendo com’è arredata direi che non è stato neanche un grande sacrificio”.
Shinji, leggermente imbarazzato: “Beh, ecco vedi, con quello che guadagniamo io e Asuka…”
“Lo so, sei una grossa celebrità. Ho letto molti articoli su di te: sei diventato il più grande concertista del momento. Sia dirigendo un’orchestra, sia da solo col tuo violoncello. Un giornale ha perfino detto che suonati da te Mozart, Bach, Beethoven sembrano rivivere”.
“La stampa esagera”.
“Ma il pubblico e la critica sono d’accordo” Giovanni indicò la lunga collezione di premi che Shinji aveva accumulato in appena cinque anni di carriera, in bella mostra sopra un ripiano in legno pregiato.
“Anche tu comunque non scherzi. Le riviste di cultura ti mettono tra le promesse del futuro nel campo degli studi storici. Le tue scoperte stanno rivoluzionando l’intera materia” fece notare Shinji al suo amico.
“E’ dovuto in parte alla passione e in parte alla fortuna”.
“Ho l’impressione che tu sia venuto qui per chiedere qualcosa. Ma anch’io ho delle domande da farti. Facciamo un patto: tu rispondi alle mie domande, poi io risponderò alle tue”.
“Okay. Spara”.
“Volevo sapere che fine hanno fatto Jean-Luc e Tang-Po: dopo la distruzione di Neo-Tokyo 3 gli ho rivisti si e no una decina volta, poi diventati maggiorenni ne ho perso le tracce. Dove sono finiti?”
“Mi sono tenuto in contatto con loro, anche se bisogna dire che sono più loro a contattare me. Tang-Po è tornato in Tailandia, ha aperto una palestra di arti marziali allo scopo di togliere dalla strada i ragazzi che si trovavano nella sua stessa situazione prima di entrare alla Nerv. E sta anche avendo successo, visto che più volte la malavita locale ha mandato delle, diciamo ambasciate, per farlo desistere. E lui in risposta ha rotto qualche braccio e alcune mascelle”.
“Sta giocando col fuoco”.
“Si, e a lui piace. Ma non preoccuparti, è indistruttibile”.
“E Jean-Luc?”
“Dopo essere tornato in Francia ha affrontato il padre: e il padre, colpito dal suo coraggio e dalla sua decisione, lo rivalutò. Gli offrì un posto di presidente in una delle tante aziende miliardarie della famiglia, ma Jean-Luc ha rifiutato. Ora, a quanto diceva nell’ultima lettera, vive in una soffitta a Parigi, sul modello degli artisti boheme dell’ottocento. Fa il pittore, ha un sacco di amici e anche una ragazza”.
“Vuole essere se stesso, senza farsi ingabbiare dal padre” notò Shinji.
“Si, e gli sta riuscendo bene. Hai altre domande?”
“No. Ora tocca a te”.
“Okay. Innanzitutto come state tu e Asuka insieme? Vi siete sposati quattro anni fa, e mi dispiace molto per non essere riuscito a venire al matrimonio. E anche per non essermi fatto vedere in questi anni. Solo telefonate e lettere”.
“Non preoccuparti. Io e Asuka sappiamo cosa vuol dire essere sempre impegnati. Ma stiamo bene, lei ovviamente è la padrona di casa, non abbiamo servitù per non rammollirci, uso le sue parole, e facciamo in modo che i nostri impegni non ci tengano mai troppo lontani”.
“Asuka fa l’attrice. E’ specializzata in ruoli da dark lady mi pare”
Shinji sorrise: “Si. In sintonia col suo carattere”.
Un rumore giunse dal piano di sopra.
“Scusami un attimo” disse Shinji alzandosi dalla poltrona e andando di sopra.
“Aspetta, vengo con te”.
I due salirono di sopra, Shinji entrò in una stanza da letto, Giovanni lo seguì.
“Il vostro nido d’amore eh?” lo stuzzicò Giovanni.
“Ehm già” rispose Shinji un po’ imbarazzato.
La stanza era piena di foto del matrimonio di Shinji e Asuka.
Ma l’attenzione di Giovanni fu attratta da una culla, dove si vedeva qualcosa muoversi sotto le coperte.
“Tuo figlio?”
“Si. Si sta svegliando. Asuka è andata ad una conferenza stampa e si è tanto raccomandata che mi prendessi cura di lui”.
Shinji sollevò le coperte, mostrando un delizioso bambino di circa quattro anni, con i capelli rossi, che indossava un pigiamino di colore blu.
“Ha preso dalla madre” commentò Giovanni.
“Si. Ma per fortuna solo i capelli. Come carattere è più simile a me” scherzò Shinji, che prese in braccio il piccolo.
“Tesoro di papà. Ti sei svegliato eh?”
Shinji cominciò a cullare il bambino, ancora assonnato, che si strinse al petto del padre rasserenato dalla sua voce.
“Come si chiama?”
“Leonard. Ha quattro anni. Non è un amore?”
“Si. A me piacciono molto i bambini, ma il tuo è davvero bello”.
“Tu non sei sposato, vero Giovanni?”
“No. Non ho ancora trovato l’anima gemella. Ma credo che dovrò cominciare a darmi da fare. Voglio avere anch’io un figlio bello come il tuo”.
“Beh, proseguiamo la nostra discussione in soggiorno. Non ti dispiace se porto Leonard no?”
“Assolutamente”.
I due scesero in soggiorno.

Leonard si svegliò completamente e cominciò a giocare col padre.
Shinji, seduto sulla poltrona, lo teneva in braccio, gli sorrideva e gli diceva parole dolci.
Il bambino rideva felice.
Giovanni li osservava, sorrise nel vedere quale ottimo padre fosse diventato Shinji nonostante non avesse modelli a cui fare riferimento.
“Allora Giovanni. Quali sono le tue domande?” chiese Shinji mentre sorrideva a suo figlio.
Giovanni si fece serio, meditò un po’ sulle parole e disse: “Senti Shinji, io non voglio rinvangare eventuali ricordi spiacevoli, ma Jean-Luc e Tang-Po nei loro messaggi, hanno chiesto più volte di sapere che fine ha fatto Rei Ayanami. E francamente anch’io sono molto curioso. Quando noi tre ci risvegliammo eravamo, insieme agli abitanti di Neo-Tokyo 3 e al personale della Nerv, su una delle montagne situate ai bordi della città. Ma la città non c’era più. Al suo posto era rimasta solo un’immensa voragine che comprendeva anche il luogo dove c’era una volta la base della Nerv e quindi profonda chilometri. Nessuna vittima, ma era stato tutto spazzato via. Nessuno sapeva spiegarsi cosa fosse successo: interrogati dai soldati dell’ONU tutti dissero che dopo essere stati inglobati da una specie di sfera bianchissima e lucente, in un lampo si erano ritrovati li, senza capire come, e la città era sparita. Rei Ayanami venne data per dispersa. Poi l’ONU e il governo giapponese sciolsero la Nerv e calarono su tutta la vicenda il più rigido segreto. Misato, Kaji e Ritsuko, come tutto il personale dell’agenzia, andarono a lavorare direttamente alla Nazioni Unite, e una volta li denunciarono i membri di un organizzazione chiamata Seele, i quali furono tutti arrestati per crimini contro l’umanità. Ma tu, Shinji, e Asuka, eravate con noi nel Terminal Dogma e siete stati coscienti per tutto il tempo. Cos’è successo? Ho cercato di resistere alla tentazione per tutti questi anni, intendiamoci, io sono venuto qui per rivederti, non per altro, ma ora trovandomi …”
Shinji guardò seriamente in volto il suo bambino, che sorrise vedendo l’espressione del padre.
Shinji, davanti a quel faccino cosi carino, sorrise di nuovo, gli mise una mano sui capelli, poi fissò Giovanni: “Hai ragione. Hai il diritto di sapere. Io e Asuka, dopo esserci consigliati con Misato, la dottoressa Akagi e Kaji decidemmo di tenere tutto per noi. Ma anche voi eravate li e dovete sapere. Promettimi però che non lo dirai a nessuno”.
“Lo giuro. E farò in modo che Jean-Luc e Tang-Po facciano lo stesso”.
“Va bene. E’ stata Rei a provocare quella enorme sfera di energia, allo scopo di distruggere tutti gli strumenti di un progetto folle ideato da mio padre e dai suoi mandanti. Quella sfera non ha solo distrutto Neo-Tokyo 3 e il Quartier Generale della Nerv. Infatti quando sparì la sfera generò un onda d’energia che propagandosi su tutta la superficie della Terra, ha colpito anche le altre divisioni della Nerv, e le ha distrutte insieme alle unità Eva che stavano costruendo, risparmiando comunque il personale che vi lavorava. Dopo aver fatto questo il corpo di Rei si dissolse, decise di morire per il bene dell’umanità, per impedire un eventuale ritorno di quel mostro che si faceva chiamare Legato. Oppure che qualcuno a conoscenza dei piani di mio padre, la sfruttasse per proseguirli. Io implorai Kirishima di aiutarla. Te la ricordi?”
“Vagamente. La vidi solo quella volta che entrò a far parte della nostra classe, nel ormai lontano 2015. Ma si può sapere chi era?”
“Kirishima era l’Angelo della Vita, la vita insomma”.
“Cosa? Tu mi dicesti che Legato era l’Angelo della Morte e… ma si, che stupido. Era ovvio. Erano due facce della stessa medaglia. Dove va la morte, va anche la vita”.
“Esatto. Comunque Kirishima conosceva il dolore di Rei. Sapeva che anche se la ragazza si era sacrificata di sua iniziativa per salvare noi e tutti gli uomini, soffriva comunque all’idea di dover rinunciare alla vita, proprio ora che aveva imparato ad apprezzarla. E allora l’Angelo della Vita, le ha dato la possibilità di ricominciare. L’ha fatta reincarnare. L’anima di Rei è rinata in un nuovo corpo e ora finalmente può godersi la vita liberamente, senza il rischio di essere strumentalizzata da qualcuno. Conduce sicuramente un’esistenza felice, Kirishima me lo promise prima di sparire insieme a quel Wolfwood. Ma non so dove sia adesso Rei. Una delle chissà quante bambine nate nel 2015. Potrebbe essere ovunque. In Europa, in Asia, in America. Ovunque. Non ha più memoria della sua vita precedente, ma ne ha conservate le emozioni. Anche il suo grandissimo amore. La cosa più importante”.
Giovanni ascoltò in silenzio il racconto di Shinji: “Rei sarà sicuramente felice. Dopo tutte le sofferenze patite se lo merita. Ma non ti è mai venuta la curiosità di sapere dove o chi sia ora?”
“Si. Lo vorrei sapere, ma mi accontento all’idea che in ogni caso ora non ha più problemi”.



EPILOGO

UNA SETTIMANA DOPO
Shinji stava cucinando, mentre Asuka giocava con Leonard.
“Ma davvero Giovanni è venuto e se ne andato nello stesso giorno?” chiese Asuka.
“Si. Ha detto che era venuto perché impegnato in un giro di conferenze in Inghilterra, e trovandosi li decise di passare a trovarci. Ma aveva tempi ridotti al minimo. Ha detto comunque che un giorno sarebbe tornato. Tu piuttosto, hai parlato col tuo produttore? Il film lo fate?”
“Si. Ma gli ho detto di aspettare per iniziare la lavorazione. Ho un intero fine settimana che voglio, come sempre, passare con la mia famiglia”.
“Non ha avuto nulla da obiettare?”
“Se ci prova lo licenzio in tronco. Sono io quella che comanda li. Senza di me andrebbero tutti a fondo” disse orgogliosa la ragazza.
“Già, ma se non ci fossi io a cucinare saresti tu ad andare a fondo per la fame in questa casa” le fece notare ironico Shinji.
Asuka rispose con un mugugno, non poteva dare torto al marito: la ragazza sapeva fare tante cose, ma il cucinare non rientrava tra esse.
Comunque si alzò, tenendo sempre in braccio il bambino, andò da Shinji, gli diede un piccolo calcio nella schiena, dicendo: “Stupido Shinji” e si baciarono.

Dopo pranzo Asuka ,mentre giocava con Leonard, disse: “A proposito. Ho ricevuto una telefonata da Misato. La settimana prossima lei e Rioji festeggiano la laurea della loro figlia Mami. Una ragazza prodigio come me ai miei tempi”.
“Accidenti, Mami è già cresciuta. Io mi ricordo come ieri quando quei due si sposarono nel 2016”.
“Il tempo passa. Ma guai a te se dici che sono vecchia” disse con tono finto minaccioso Asuka.
“Non mi sognerei mai da fare una cosa cosi stupida” rispose Shinji prontamente.
“Comunque” riprese la ragazza “ci hanno invitato. Un bel viaggio in Giappone sarà divertente, dopo tutto questo tempo. Ci saranno tutti, la dottoressa premio nobel Ritsuko Akagi con il suo maritino Koshiro, i coniugi Maya e Shigeru Aoba, Makoto Hyuga e signora e anche quei due imbecilli di Toji e Kensuke con le rispettive consorti. Non vedo l’ora di rivedere Hikari”.
“Anche per me sarà una bella esperienza rivedere tutti. Ora devo andare. Ho promesso ad Anthony che avrei presenziato alla gara per i ragazzi prodigio nel campo delle musica”.
“Lo so. Ma torna qui per le otto. Hai promesso al pupo qui presente una passeggiata lungo il Tamigi, e l’hai promessa anche a me”.
“Spaccherò il secondo” rispose sorridendo Shinji che baciò prima Asuka e dopo Leonard, per poi correre fuori casa a prendere la metropolitana.
Leonard con la manina salutava il padre.
“Va sempre di fretta. Ah, che imbranato. Ma a me piace cosi. Adesso andiamo di là a giocare. Ti va Leonard?” propose con tono dolce Asuka a suo figlio.
Il bambino annuì felice.

Shinji era seduto davanti ad un tavolo del bar nel teatro.
Gli era piaciuta molto l’esibizione di quei ragazzi, una cinquantina, come età andavano dai 12 ai 16 anni, provenivano da diversi paesi ed erano accompagnati naturalmente dai genitori.
Il ragazzo stava sorseggiando un drink, quando Anthony lo avvicinò: “Shinji, scusa se ti interrompo, ma c’è una ragazza tra quelli che si sono esibiti oggi che moriva dalla voglia di vederti. Le ho detto che non volevi essere disturbato ma ha tanto insistito e non ho saputo dirle di no”.
“Va bene, se è solo una”. Shinji rispose cosi non perché non gli piacesse stare con la gente, ma non voleva far tardi per tornare a casa.
Anthony andò a chiamare la ragazza, Shinji si alzò in piedi in attesa.
Quando Anthony tornò Shinji notò subito che c’era qualcuno dietro di lui, come nascosto.
Prima che potesse chiedere qualcosa Anthony disse sorridendo: “Shinji, ti presento Valery Craven, 15 anni, statunitense e grande suonatrice di violino. Vieni fuori, non essere timida”.
La ragazza, tutte emozionata, uscì da dietro la schiena di Anthony.
Era davvero molto belle e con u espressione dolce e simpatica.
Shinji, quando la guardò, rimase di sasso: non l’aveva mai vista prima, eppure le sembrò subito familiare.
La ragazza accennò ad un inchino e disse: “Sono felicissima di conoscerla signor Ikari. Io sono una sua grande ammiratrice. Sa, ho visto tutti i suoi concerti, e quando ho saputo che lei sarebbe venuto qui, non stavo più nella pelle”.
Shinji non rispose, continuava a guardarla.
“Ma” disse la ragazza temendo di aver detto qualcosa di sbagliato “qualcosa non va?”
“Shinji? Ehi Shinji?” Anthony lo toccò.
“Cosa?”
“Ti sei imbambolato”.
“Oh, scusa. E’… è la stanchezza, sai com’è. Allora signorina, sono lieto di conoscerti”.
I due parlarono per una decina di minuti, ma Valery era cosi emozionata che a stento trovava le parole.
Dopo Anthony la chiamò: la stavano cercando i suoi genitori.
La ragazza prima di andarsene chiese a Shinji un autografo, poi se ne andò tutta contenta perché aveva potuto parlare con il suo idolo.
Shinji si avviò verso una grande vetrata posta sopra l’ingresso del teatro.
Vide Valery uscire con sulle spalle la custodia del violino.
Le andarono incontro un uomo e una donna, sicuramente i genitori.
Shinji poteva ascoltare quello che dicevano.
Il padre prese la ragazza sotto le braccia e la sollevò: “Eccola la mia bambina” disse felice.
Quando il padre la mise giù, la madre la baciò dicendole: “Ti abbiamo sentita tra tutti. Il tuo stile è inconfondibile. Sei stata bravissima”.
“ Mamma, papà, vi ringrazio. Non vedo l’ora di andare all’hotel per fare una bella doccia. Ma lo sapete che oggi ho conosciuto il famoso Shinji Ikari? Non potevo chiedere di meglio”.
La ragazza li prese sotto braccio e si avviò verso un taxi.
Shinji assisté al tutto.
Ne era certo: quella ragazza era Rei.
Pur avendo un aspetto e una voce diversa, pur non sapendosi spiegare come avesse fatto a capirlo, l’aveva riconosciuta.
Kirishima aveva mantenuto la promessa, Rei ora aveva una famiglia, poteva finalmente chiamare qualcuno mamma e papà.
Poi gli venne un sospetto: non poteva forse essere opera proprio di Kirishima questo incontro? Magari aveva voluto esaudire il suo desiderio di sapere quale fosse la nuova identità di Rei.
Oppure si è trattato solo di una coincidenza, chissà.
Ma non aveva importanza: Rei finalmente poteva condurre un esistenza serena. Questo importava.
Shinji ricacciò una lacrima di commozione.
“Si felice Rei. Ti auguro ogni bene”.
Detto questo si avviò anche lui verso l’uscita.


FINE